“Marty Supreme”: secret screening al Torino Film Festival – recensione

- 24live Cinema

Marty Mauser è un venditore di scarpe con un’irrefrenabile ossessione per il ping pong che si muove nella New York degli anni ’50 fra truffe, scommesse, passioni proibite e sogni di gloria. Un’esistenza rocambolesca per un personaggio che sogna in grande, eccentrico e ambiziosissimo, smodato e leggendario.

Marty Supreme, l’attesissimo film con Timothée Chalamet (anche produttore) e Gwyneth Paltrow, è stato presentato al Torino Film Festival in un secret event screening. Il lungometraggio è stato prodotto da A24 e diretto da Josh Safdie, anche produttore e autore della sceneggiatura con Ronald Bronstein, uscirà nei cinema italiani il 22 gennaio 2026 con I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection.

La pellicola è una delle più attese a livello internazionale e per essa si prospetta anche una lunga lista di candidature agli oscar, tra cui ovviamente quella di Timothée Chalamet come protagonista. L’attore è sfavillante e magnetico nella sua interpretazione di Marty Muser e riesce a fondersi con il personaggio così tanto che la sua ambizione sembra troppo realistica per non essere vera. 

Marty Supreme è un film elettrico che riesce a trasportarti nel turbine di emozioni che prova il protagonista, uno sportivo troppo sicuro di se per diventare effettivamente un grande o un fuoriclasse intrappolato in una vita standardizzata dalla sua classe sociale. La fame di successo di Marty è il motore del film, che riesce a prendere pieghe drammatiche ma anche sorprendentemente ironiche, tra battute di black humor e situazioni così paradossali da sembrare impossibili. 

Marty è un personaggio arrogante, sfacciato, a tratti fastidioso, che si concede alla lussuria e sembra essere totalmente disinteressato ai suoi affetti. Tuttavia, sotto tutta quella corazza di menefreghismo si nasconde un ragazzo che cerca di fuggire dal destino che gli spetta: quello di rimanere intrappolato nella sua condizione sociale, con la sua casa sgangherata, una moglie, un figlio e un lavoro che odia.

È davvero possibile però trovare una via di fuga da questo destino? Marty cerca spasmodicamente di farlo: ha un enorme talento, ma non abbastanza da riuscire a bilanciare il contesto povero in cui si trova. Nonostante tutti i suoi sforzi, l’illusione del successo, la soddisfazione di riuscire ad abbindolare e conquistare anche una star del cinema, rimane alla fine nella stessa frustrante condizione di povertà e la sua unica consolazione è quella di aver dimostrato il suo valore nel ping pong.

Lo sport, come sempre, è solo un pretesto per mostrare la società degli ’50, che forse vuole essere anche uno specchio della nostra. Il concetto di non poter migliorare la propria condizione, anche se si è disposti letteralmente a tutto come il protagonista, è estremamente attuale. Sono il denaro e il potere che fanno girare il mondo, né il talento né l’ossessione sono in grado di batterli. 

Il personaggio di Gwyneth Paltrowattrice holliwoodiana ormai dimenticata e costretta ad ricoprire il ruolo di moglie di un grande imprenditore, fa riflettere su quel mondo corrotto e su come anche coloro che effettivamente sono fortunati, alla fine, finiscono ad essere infelici. 

Una meravigliosa Odessa A’Zion interpreta, invece, una donna che nonostante sia intrappolata in un matrimonio indesiderato e con un uomo violento, riesce con la sua caparbietà ad avere il ragazzo di cui è innamorata per sé. Anche lei è spericolata, a tratti incosciente, e mette la sua vita in pericolo per ottenere ciò che vuole, tuttavia questo riesce in qualche modo a ripagare i suoi sforzi.

Il ritmo è incessante e frenetico: fin dai geniali titoli di testa, il film riesce a tenere lo spettatore incollato allo schermo. La cinematografia è impeccabile, riesce a catapultarti nell’epoca in cui è ambientato, e la colonna sonora è azzeccata e perfettamente in linea con la pellicola. Impossibile non menzionare la scena della truffa con Tyler Okonma (il rapper Tyler, The Creator) al bowling, semplicemente perfetta. Fanno parte del cast anche Kevin O’Leary, Abel Ferrara e Fran Drescher.

Il lungometraggio riscontrerà sicuramente un grandissimo successo, sia per le egregie interpretazioni che per le scelte registiche e di post produzione, e ha tutte le carte in regola per essere un film imperdibile.