“Breve Storia d’Amore”: cosa ci porta a tradire?

- 24live Cinema

“Breve Storia d’Amore”, opera prima di Ludovica Rampoldi già presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, arriva al cinema dal 27 novembre.

SINOSSI

Questa è la storia di due coppie. I trentenni Lea e Andrea, e i cinquantenni Rocco e Cecilia. Quattro personaggi i cui destini collidono la sera in cui Lea conosce Rocco in un bar e inizia con lui una relazione clandestina, consumata in una stanza d’albergo. Un tradimento come tanti, in apparenza, che prende una piega imprevista quando Lea comincia a infilarsi nella vita di Rocco, fino a coinvolgere i rispettivi compagni in una resa dei conti finale. 

Dopo vent’anni da autrice e sceneggiatrice, Ludovica Rampoldi approda finalmente alla regia, portando sullo schermo la sua visione in prima persona. Forte di una lunga esperienza nella scrittura e di una profonda familiarità con i linguaggi audiovisivi, ha già contribuito ad alcuni tra i progetti più rilevanti del cinema e della serialità italiana, tra cui il film Il traditore di Marco Bellocchio, Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores e la serie Gomorra.

“Avevo scritto il soggetto di questo film a 20 anni,-ha dichiarato la regista in conferenza stampa– mossa da alcuni quesiti che hanno continuato a bussare alla mia porta. Col passare degli anni ho iniziato a scrivere la sceneggiatura cercando tra i miei amici qualcuno che lo potesse dirigere, con risultati vani. Sentivo però che era un lavoro moralista, perché aveva una visione della ragazza che ormai non ero più e inautentico, perché mancava di un’identità registica che lo popolasse e per questo ho deciso di dirigerlo io abitandolo con una mia visione e con nuovi quesiti”

Il tema della pellicola è indubbiamente il tradimento, che però vuole essere trattato senza alcun tipo di moralismo, non ci sono colpe e colpevoli, solo un’analisi di quelle che sono le relazioni odierne.

L’originalità risiede nell’interpretare l’infedeltà come un possibile momento di chiarificazione interiore: durante una crisi ciò che conta è comprendere cosa ha prodotto la frattura. L’allontanamento dal partner può nascere dai motivi più disparati: da un desiderio di vendetta, può manifestarsi quasi senza rendersene conto oppure, in modo sorprendente, può diventare un passaggio obbligato per recuperare fiducia in se stessi prima che nell’altro.

Breve storia d’amore cerca di dare delle risposte a questi interrogativi creando delle dinamiche innovative tra i personaggi: tutti sono, in un modo diverso, traditori, ma nessuno è il “cattivo”. Nel confine labile tra amore e passione riusciamo a entrare perfettamente nella psiche dei personaggi.

Io non riesco a dire che se uno tradisce non è sicuramente innamorato della persona con cui sta. In questo film esploriamo questa cosa che può scioccare.– ha dichiarato Pilar ai nostri microfoni- Molto spesso il tradimento può avere a che fare con la tua identità, magari sei una persona incompleta, hai delle insicurezze, hai bisogno di guardare altrove, ma non perchè l’altro ti fa mancare qualcosa- è più complesso di così” 

Il cast, composto da Pilar Fogliati, Adriano Giannini, Andrea Carpenzano e Valeria Golino, riesce perfettamente a portare in scena le complicate dinamiche tra i personaggi. In particolare è Pilar, nei panni di Lea, che regge tutta la narrazione, con un’interpretazione che la conferma tra gli attori migliori a farsi strada negli ultimi anni.

La storia procede attraverso gesti essenziali, incroci di occhi e pause cariche di significato, lasciando che le emozioni emergano più da ciò che non viene detto che dalle parole pronunciate. Solo alla fine la tensione si scarica in un atteso confronto tra i protagonisti, in una scena tecnicamente magistrale e che risente sicuramente dell’influenza di Perfetti Sconosciuti.

L’impiego di campi medi e primi piani colloca i personaggi in un microcosmo emotivo isolato, sottolineando la loro distanza dal resto del mondo. La fotografia alterna toni caldi e freddi per marcare il passaggio dall’intimità alla tensione, dall’attrazione alla disillusione; allo stesso tempo, la profondità di campo diventa uno strumento per modulare il rapporto tra vicinanza e distacco, trasformando gli spazi in un’estensione dello stato d’animo dei protagonisti. La costruzione del film procede accostando momenti di osservazione minuziosa di gesti e ambienti a esplosioni improvvise delle tensioni interiori, che si manifestano in situazioni apertamente conflittuali.

È un’opera che, nonostante l’argomento sia abbastanza scontato e rivisto a livello cinematografico, riesce a essere innovativo, sia per l’attenzione al carattere psicologico dei personaggi, sia per il rigore e l’attenzione della narrazione e della regia. Il cinema italiano ha bisogno di più film come questo.