“Breve Storia d’Amore”, opera prima di Ludovica Rampoldi già presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, arriva al cinema dal 27 novembre.
SINOSSI
Questa è la storia di due coppie. I trentenni Lea e Andrea, e i cinquantenni Rocco e Cecilia. Quattro personaggi i cui destini collidono la sera in cui Lea conosce Rocco in un bar e inizia con lui una relazione clandestina, consumata in una stanza d’albergo. Un tradimento come tanti, in apparenza, che prende una piega imprevista quando Lea comincia a infilarsi nella vita di Rocco, fino a coinvolgere i rispettivi compagni in una resa dei conti finale.
Dopo vent’anni da autrice e sceneggiatrice, Ludovica Rampoldi approda finalmente alla regia, portando sullo schermo la sua visione in prima persona. Forte di una lunga esperienza nella scrittura e di una profonda familiarità con i linguaggi audiovisivi, ha già contribuito ad alcuni tra i progetti più rilevanti del cinema e della serialità italiana, tra cui il film Il traditore di Marco Bellocchio, Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores e la serie Gomorra.
“Avevo scritto il soggetto di questo film a 20 anni,-ha dichiarato la regista in conferenza stampa– mossa da alcuni quesiti che hanno continuato a bussare alla mia porta. Col passare degli anni ho iniziato a scrivere la sceneggiatura cercando tra i miei amici qualcuno che lo potesse dirigere, con risultati vani. Sentivo però che era un lavoro moralista, perché aveva una visione della ragazza che ormai non ero più e inautentico, perché mancava di un’identità registica che lo popolasse e per questo ho deciso di dirigerlo io abitandolo con una mia visione e con nuovi quesiti”
Il tema della pellicola è indubbiamente il tradimento, che però vuole essere trattato senza alcun tipo di moralismo, non ci sono colpe e colpevoli, solo un’analisi di quelle che sono le relazioni odierne.
Il cast, composto da Pilar Fogliati, Adriano Giannini, Andrea Carpenzano e Valeria Golino, riesce perfettamente a portare in scena le complicate dinamiche tra i personaggi. In particolare è Pilar, nei panni di Lea, che regge tutta la narrazione, con un’interpretazione che la conferma tra gli attori migliori a farsi strada negli ultimi anni.
La storia procede attraverso gesti essenziali, incroci di occhi e pause cariche di significato, lasciando che le emozioni emergano più da ciò che non viene detto che dalle parole pronunciate. Solo alla fine la tensione si scarica in un atteso confronto tra i protagonisti, in una scena tecnicamente magistrale e che risente sicuramente dell’influenza di Perfetti Sconosciuti.














