Risale al 14 agosto scorso il ritrovamento del corpo senza vita, in avanzato stato di decomposizione, di una donna di 40 anni in un cortile di via La Farina, a Messina. Sulla vicenda, che vedrebbe coinvolto un 44enne già detenuto per altra causa, il quale avrebbe fornito delle dichiarazioni alle forze dell’ordine, è intervenuto il difensore dell’indagato, l’avvocato Giuseppe Ciminata, per precisare i contorni del caso.
Secondo il legale, la descrizione dei fatti operata dagli organi di stampa sulla portata confessoria delle dichiarazioni rese dall’indagato non sarebbe precisa: infatti, l’avvocato ha rimarcato che il contributo narrativo dell’indagato, diversamente da quanto ricostruito, “escluderebbe un callido intento omicidiario, avendo recisamente negato qualsiasi volontà finalizzata a cagionarne la morte”.
Sulla scorta delle dichiarazioni rese, gli inquirenti – coordinati dalla Procura della Repubblica – stanno svolgendo ulteriori accertamenti per chiarire e riscontrare l’esatta dimensione fattuale fornita dall’uomo. A tal fine, è stata disposta l’estumulazione della salma della donna dal cimitero di Lipari, dove era stata sepolta, per consentire al medico legale di prelevare parte dei tessuti dal collo per verificare segni di violenza, e più segnatamente di strangolamento, ipotesi in un primo momento esclusa.
Contestualmente, è stato disposto un nuovo sopralluogo nell’immobile dove è stato rinvenuto il cadavere.
“Pertanto – conclude l’avvocato Ciminata – lungi dall’attestazione di una piena e gravissima responsabilità declamata dagli organi di stampa, la posizione dell’indagato è al vaglio della magistratura inquirente, non risultando, in questo momento, alcuna imputazione provvisoria di omicidio volontario, e non escludendosi, ma solo all’esito dell’esperita attività investigativa, finanche la preterintenzione”.














