Eternity, film d’apertura della 43 edizione del Torino Film Festival, nelle sale cinematografiche dal 4 dicembre con I Wonder Pictures.
Joan, appena arrivata nell’aldilà, ha una settimana per decidere se passare l’eternità con suo marito, approdato lì pochi giorni prima di lei, o il suo primo amore, che l’ha attesa per 67 anni e ora è pronto a condividere con lei il futuro che non hanno mai avuto. Tra fantasiosi corteggiamenti, passeggiate lungo viali dei ricordi e appuntamenti più o meno disastrosi, il triangolo amoroso si farà sempre più stringente e Joan dovrà affrettarsi a fare la sua scelta, a ogni costo.
In Eternity un triangolo amoroso prende forma nel luogo più impensabile: l’aldilà. Da un’idea che potrebbe sembrare singolare nasce una commedia romantica insieme audace e profondamente emotiva, un viaggio dentro una brillante visione pop della vita oltre la vita, che offre uno sguardo nuovo sull’amore e su ciò che significa cercare la felicità.
La narrazione parte dando una risposta a una delle domande ricorrenti per l’essere umano: cosa c’è oltre la morte? Il post mortem David Freyne, il regista, se lo immagina come una stazione ferroviaria caotica e piena di possibilità in cui le anime devono essere in grado di prendere il treno giusto. Dal momento della morte si ha solo una settimana per decidere il luogo in cui si vuole spendere la propria eternità e, in questo caso, con chi.
Joan, interpretata da Elisabeth Olsen, si ritrova in una situazione particolare: deve decidere se assecondare la voglia di vivere una storia d’amore stroncata ancora prima di avere un vero e proprio sviluppo o se continuare il percorso che aveva seguito in vita e passare il resto dell’eternità con il padre dei suoi figli. Da un lato Luke (Calum Turner) che, dopo una morte precoce in guerra, l’ha attesa per 67 anni e dall’altro Larry (Miles Teller) che rappresenta la sicurezza della vita di coppia matura che aveva vissuto fino a quel momento.
La messa in scena degli interpreti è ciò che rende credibile il triangolo, partendo dall’espressività di Elisabeth Olsen che, in una delle interpretazioni migliori della sua carriera, ci restituisce una Joan fragile ma coraggiosa, in grado di mettersi in discussione e di scavare dentro se stessa. Luke racchiude nella sua finta cornice perfetta il rimpianto di non aver potuto vivere il suo grande amore e vede il regno dei morti come l’occasione perfetta per riuscire a farlo. Larry è, invece, forte dei loro ricordi insieme, ma rivela di aver vissuto tutta la vita nell’ombra del primo e irraggiungibile marito che ha continuato a vivere come un fantasma nelle loro vite.

Miles Teller, Elizabeth Olsen Credit: Courtesy of A24

Callum Turner, Elizabeth Olsen Credit: Leah Gallo

Elizabeth Olsen, Miles Teller, Callum Turner Credit: Leah Gallo
A loro si aggiungono John Early e Da’Vine Joy Randolph, che in un ruolo da “consulenti della morte” contribuiscono al tono ironico e alla leggerezza della pellicola, che pur trattando tematiche delicate riesce a mantenere un ritmo non troppo pesante.
Non è il triangolo amoroso a dominare la scena in Eternity, ma il conflitto interiore tra la potenza dei ricordi che ci trattengono e le possibilità che non abbiamo mai vissuto. Freyne non cerca di impartire una lezione, si serve della dimensione sovrannaturale del post mortem per parlare semplicemente dell’amore e della sua imperfezione. Non è l’idea di un amore senza fine ciò che rimane, bensì la consapevolezza che ogni relazione, anche fugace, lascia un’eco destinata a seguirci nel tempo.
La cinematografia, soprattutto la gradazione dei colori usati, è uno degli l’aspetti più interessanti. La scelta ricade su i toni del pastello che rendono l’atmosfera quasi sognante, ma che allo stesso tempo portano indietro un cinema che sembra ormai essersi impostato su colori spenti. Oltre a rendere dal punto di vista estetico, i colori sono un ottimo specchio dell’emotività già marcata dei personaggi e riescono a riflettere le loro mille sfaccettature durante tutta la narrazione.
Frayne è riuscito a servirsi bene del linguaggio delle romcom, travestito da fantasy, per trattare i temi della morte, della memoria e dell’amore con una freschezza sorprendente e lasciando qualcosa di indelebile in coloro che escono dalla sala.














