“40 secondi”: come viene spezzata una vita innocente

- 24live Cinema

40 secondi, presentato in concorso alla Festa del Cinema di Roma, dove ha ottenuto il Premio speciale della giuria per l’intero cast, è in uscita nelle sale oggi 19 novembre

Un litigio per un semplice equivoco si trasforma in un pestaggio di una violenza inaudita ai danni di Willy Monteiro Duarte, un ragazzo di ventuno anni che, in 40 secondi, viene ucciso. Ispirato a una storia vera, il film ripercorre le ventiquattro ore che precedono il tragico evento, in cui si intrecciano incontri casuali, rivalità e tensioni latenti: un viaggio attraverso la banalità del male che indaga la natura umana e i suoi condizionamenti.

Il film parte da un episodio tragico che la comunità non ha mai davvero superato. Nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2020, a Colleferro, Willy Monteiro Duarte, 21 anni, è rimasto ucciso nel tentativo di difendere un amico coinvolto in una lite. Per l’omicidio sono stati individuati quattro responsabili: i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, i cui nomi nel film tratto dal caso sono stati modificati. L’intervento immediato di un maresciallo dei carabinieri che abitava nei pressi della strada teatro dell’aggressione ha portato al rapido arresto del gruppo, i quattro sono stati successivamente condannati a pene superiori ai vent’anni di reclusione. A rendere ancora più drammatico l’episodio è stata la rapidità con cui si è consumato: un’aggressione brutale durata appena 40 secondi.

Il film non si inserisce nel filone del cosiddetto “cinema civile” né propone una lettura moralistica e semplificata di un fatto di cronaca che ancora pesa sulla memoria collettiva. La scelta del regista è quella di allargare lo sguardo: non concentrarsi solo sulla vittima o sui responsabili, ma raccontare un territorio intero, in cui i confini tra chi subisce e chi agisce la violenza appaiono più stretti del previsto

Ci siamo ci siamo detti che forse era proprio questo quello che dovevamo raccontare, non una storia in senso classico del termine, ma fotografia dei personaggi, fotografare una loro tipica giornata in un’estate torbida come l’estate del 2020, post Covid, un momento storico preciso che venivamo da un grande sentimento anche appunto di di di rabbia per quello che stava capitando, ma anche la necessità di andare oltre e abbiamo voluto parlare di una cosa molto importante che ha fatto Willy.” ha dichiarato Vincenzo Alfieri.

Il film sceglie di indagare, proprio come la sua controparte letteraria, le radici culturali che hanno reso possibile l’omicidio, portando alla luce un maschilismo tossico ancora profondamente radicato, oltre a forme di razzismo e indifferenza che emergeranno anche durante il successivo processo. A questo si aggiungono il culto della forza fisica, la deriva narcisistica alimentata dai social network, l’assenza di una reale educazione emotiva e il fallimento delle istituzioni nel prevenire e riconoscere tali dinamiche.

L’opera si configura come un grido, ma anche come un invito alla riflessione. Evita accuratamente il sensazionalismo, non trasforma il dolore in spettacolo e mantiene uno sguardo ravvicinato e prudente, come si farebbe con una ferita ancora aperta. Quaranta secondi diventa così una rappresentazione dell’abisso possibile del nostro tempo, spingendo lo spettatore a porsi una domanda cruciale: dove si ferma la responsabilità del singolo e dove inizia quella della comunità?

Il film può contare su un gruppo di giovani interpreti in rapida ascesa, tra cui Francesco Gheghi ed Enrico Borello, già affiatati dopo l’esperienza condivisa in Familia, e un Francesco Di Leva nuovamente intenso e instancabile, affiancati da volti completamente nuovi. Alcune di queste scoperte, selezionate tramite street casting, impressionano per la loro presenza scenica immediata, quasi viscerale, capace di riempire lo schermo con un’energia cruda e magnetica. Si tratta di Justin De Vivo, Giordano Giansanti e Luca Petrini, ai quali non a caso sono stati affidati i tre ruoli centrali della storia.

Francesco Di Leva ha espresso in conferenza il desiderio che aveva di interpretare questo ruolo, anche se non da protagonista. “La festa del cinema è un’importante vetrina artistica, ma anche un mezzo per far conoscere il più possibile,– ha dichiarato ai nostri microfoni- io però lo vorrei nelle scuole.