40 secondi, presentato in concorso alla Festa del Cinema di Roma, dove ha ottenuto il Premio speciale della giuria per l’intero cast, è in uscita nelle sale oggi 19 novembre
Un litigio per un semplice equivoco si trasforma in un pestaggio di una violenza inaudita ai danni di Willy Monteiro Duarte, un ragazzo di ventuno anni che, in 40 secondi, viene ucciso. Ispirato a una storia vera, il film ripercorre le ventiquattro ore che precedono il tragico evento, in cui si intrecciano incontri casuali, rivalità e tensioni latenti: un viaggio attraverso la banalità del male che indaga la natura umana e i suoi condizionamenti.
“Ci siamo ci siamo detti che forse era proprio questo quello che dovevamo raccontare, non una storia in senso classico del termine, ma fotografia dei personaggi, fotografare una loro tipica giornata in un’estate torbida come l’estate del 2020, post Covid, un momento storico preciso che venivamo da un grande sentimento anche appunto di di di rabbia per quello che stava capitando, ma anche la necessità di andare oltre e abbiamo voluto parlare di una cosa molto importante che ha fatto Willy.” ha dichiarato Vincenzo Alfieri.

Il film sceglie di indagare, proprio come la sua controparte letteraria, le radici culturali che hanno reso possibile l’omicidio, portando alla luce un maschilismo tossico ancora profondamente radicato, oltre a forme di razzismo e indifferenza che emergeranno anche durante il successivo processo. A questo si aggiungono il culto della forza fisica, la deriva narcisistica alimentata dai social network, l’assenza di una reale educazione emotiva e il fallimento delle istituzioni nel prevenire e riconoscere tali dinamiche.
L’opera si configura come un grido, ma anche come un invito alla riflessione. Evita accuratamente il sensazionalismo, non trasforma il dolore in spettacolo e mantiene uno sguardo ravvicinato e prudente, come si farebbe con una ferita ancora aperta. Quaranta secondi diventa così una rappresentazione dell’abisso possibile del nostro tempo, spingendo lo spettatore a porsi una domanda cruciale: dove si ferma la responsabilità del singolo e dove inizia quella della comunità?
Francesco Di Leva ha espresso in conferenza il desiderio che aveva di interpretare questo ruolo, anche se non da protagonista. “La festa del cinema è un’importante vetrina artistica, ma anche un mezzo per far conoscere il più possibile,– ha dichiarato ai nostri microfoni- io però lo vorrei nelle scuole.“














