Predator: Badlands, il racconto di un mostro che scopre di avere un cuore

- 24live Cinema

Predator: Badlands, prodotto da John Davis, Dan Trachtenberg, Marc Toberoff, Ben Rosenblatt e Brent O’Connor, arriverà nelle sale italiane domani, 6 novembre. 

SINOSSI

Ambientato nel futuro su un pianeta remoto e letale, Predator: Badlands segue le vicende di un giovane Predator emarginato (interpretato dall’emergente Dimitrius Schuster-Koloamatangi) che trova un’improbabile alleata in Thia (Elle Fanning) mentre intraprende un viaggio insidioso alla ricerca del suo avversario finale.

Il protagonista è Dek, giovane Yautja considerato troppo gracile per la caccia e che rischia la morte dalla prima scena della pellicola. Per conquistare il rispetto del padre e il mantello d’invisibilità sceglie una missione suicida: scendere sul pianeta Genna, mondo ostile popolato da flora e fauna letali, e affrontare il leggendario Kalisk, creatura mai sconfitta da nessun cacciatore.

La cornice iniziale, tra rivalità fraterne, espulsioni dal clan e prove di sangue, segue il canone del racconto iniziatico, con un impianto quasi mitologico. Ma una volta atterrato su Genna, il film cambia tono: la missione si trasforma in un racconto di formazione, che assume persino dei tratti fiabeschi, soprattutto quando Dek incontra Thia, androide priva delle gambe, e Bud, un cucciolo alieno.

È in questo passaggio che Badlands rivela la propria vera natura: non un film colmo di violenza e mostri, ma un viaggio all’interno della crescita emotiva del predatore. Il tono resta avventuroso e il ritmo costante, ma la violenza viene filtrata: niente sangue umano, solo schizzi verdi, scintille robotiche e un tripudio di computer grafica che sostituisce l’artigianalità delle origini.

Questo film sancisce definitivamente la mutazione del franchise: il Predator non è più l’incarnazione dell’orrore, ma un eroe alieno in cerca di accettazione. Badlands non spaventa, anzi commuove, a tratti diverte e consegna una versione “per tutte le età” del mito.

Sicuramente questa scelta può essere apprezzata da qualcuno, in quanto racconta una storia di rivalsa, soprattutto emotiva, e riesce nel suo intento di umanizzare il mostro. Tuttavia, i più affezionati alla saga non troveranno l’essenza degli altri film, partendo dalla quasi assenza di brutalità e intensità delle scene.