Barcellona: ai domiciliari due imprenditori per sfruttamento del lavoro

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Risale a questa mattina l’arresto dei due imprenditori barcellonesi titolari di una grande stazione di carburante situata in città, accusati per il reato di sfruttamento del lavoro.

La misura cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, è stata eseguita dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina questa mattina.

Si tratta di Salvatore Biondo, attivo da tempo nel settore dei carburanti, e Maurizio Sebastiano Marchetta, non estraneo alle cronache giudiziarie: i due sono difesi dagli avvocati Ugo Colonna e Antonino Aloisio.

Lo svolgimento delle indagini

A dare avvio all’operazione sarebbe stata la denuncia alle Fiamme Gialle da parte di uno degli operai addetti all’erogazione di carburante, il quale sarebbe stato vittima di continue vessazioni da parte del datore di lavoro e dallo stesso finanche licenziato.

Dalle articolate indagini sarebbe emerso un quadro di gravi e sistematiche violazioni alla normativa sul lavoro nei confronti di nove dipendenti addetti alle colonnine di erogazione del carburante, i quali sarebbero stati costretti ad un trattamento retributivo non corrispondente a quella legalmente dichiarato e a condizioni di sfruttamento. L’ipotesi di reato emersa è, quindi, quella di capolarato.

In particolare, sarebbe emerso che gli imprenditori Biondo e Marchetta avessero

  • imposto turni lavorativi di 8 ore, indicando in busta paga solo 6 ore e 40 minuti;
  • non corrisposto o corrisposto parzialmente le maggiorazioni per lavoro straordinario diurno e notturno, le indennità per i giorni festivi e le mensilità aggiuntive (tredicesima e quattordicesima), in alcuni casi richiedendo persino la restituzione in contanti delle somme precedentemente erogate.

L’attività investigativa ha inoltre evidenziato lo stato di bisogno dei lavoratori, costretti ad accettare condizioni di lavoro precarie per sostenere le proprie famiglie, sotto la minaccia di licenziamento e con la prospettiva di dimissioni volontarie qualora non avessero accettato le condizioni imposte.

La disposizione del G.I.P.

Nei confronti dei due soggetti il G.I.P., avvallando le richieste della Procura della Repubblica di Barcellona P.G., diretta dal dott. Giuseppe Verzera, ha disposto la misura degli arresti domiciliari e il contestuale sequestro delle somme di denaro giacenti sui conti correnti intestati alla società fino ad un importo di oltre 352 mila euro.