Incidente mortale Gessica Campanino: la Cassazione conferma la condanna per Graziano

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E’ stata confermata dalla IV sezione penale della Corte di Cassazione la sentenza della Corte d’Appello di Messina che aveva ribaltato la sentenza di primo grado nei confronti dell’automobilista di Brolo coinvolto, nel 2012, in un incidente stradale che costò la vita alla allora 23enne termense Gessica Campanino.

L’incidente, avvenuto sulla Statale 113 all’altezza di contrada Scafa nel comune di Capo d’Orlando, ha causato la morte della Campanino che viaggiava a bordo dell’automobile dell’amica Melania Salamone, rimasta gravemente ferita dopo l’impatto. Le vicissitudini giudiziarie che ne seguirono, videro l’automobilista brolese Giuseppe Graziano essere assolto con formula piena in primo grado dal Gup di Patti che lo aveva scagionato dalle accuse di omicidio colposo e lesioni. Dopo quella pronuncia del 2014, lo scorso anno la Corte d’Appello di Messina ha ribaltato la sentenza di assoluzione. Il Graziano è stato, quindi, condannato dalla Corte d’Appello di Messina a due anni, pena sospesa ed al pagamento di una provvisionale di 50 mila euro e 20 mila euro per le parti civili, cioè genitori e fratello della compianta Campanino, oltre alle spese processuali. A cambiare le sorti in appello era stata la decisione dei giudici, i quali hanno disposto una nuova perizia. Proprio i risultati del nuovo esame tecnico hanno indotto la Corte a rivedere la sentenza, condannando il conducente della Alfa Romeo che si è scontrato con la Smart delle ragazze nella zona di Testa di Monaco. Per il tragico incidente, infatti, in primo grado erano state condannate altre tre persone, Jessica e Francesca Lazzaro di Capo d’Orlando e Calogero Barone di Brolo, accusati di autocalunnia e concorso in autocalunnia. La Lazzaro in origine aveva dichiarato di guidare lei l’auto al momento dell’impatto, dichiarazioni confermate dagli altri due trasportati, ma gli esami del Ris e le testimonianze svelarono invece che alla guida c’era proprio il ragazzo di Brolo.

I difensori dell’imputato hanno quindi deciso di proporre ricorso alla Corte di Cassazione. Ieri, in tarda serata, il verdetto: il ricorso è stato rigettato ed è stata riconosciuta la responsabilità per omicidio colposo in capo a Giuseppe Graziano. La sentenza della Suprema Corte ha confermato la condanna impartita dalla Corte d’Appello di Messina e riconosciuto anche i diritti delle parti civili costituite, cioè i genitori ed il fratello di Gessica Campanino, oltre che la condanna al pagamento delle spese processuali.

Il collegio difensivo è stato formato dagli avvocati: Tommaso Calderone, Sebastiano Campanella, Fabio Catania per le parti civili costituite; Decimo Lo Presti per l’imputato.