Milazzo Cult Festival, venerdì 4 luglio Andrea Apollonio e Antonio Salvati presenteranno i loro romanzi

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Venerdì 4 luglio, alle ore 19:00, presso l‘Atrio del Carmine – Municipio di Milazzo, si terrà il terzo incontro del Milazzo Cult Festival 2025, promosso dalla Pro Loco Milazzo in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, giunto alla quarta edizione.

Protagonisti dell’evento i Magistrati Andrea Apollonio con il suo libro “L’inferno non prevarrà” e Antonio Salvati con “Tzimtzum – I giudici riluttanti”. A dialogare con gli autori sarà Ilario Nasso, Giudice di Corte d’Appello di Reggio Calabria.

 

“L’inferno non prevarrà”

Nella Sicilia nebroidea un allevatore scompare e, poco dopo, un funzionario comunale precipita dal quarto piano di un albergo diretto da una suora: madre Berenice, sorella del procuratore generale Ficarra, deceduto nel suo letto qualche giorno prima. Dati e circostanze tutti apparentemente slegati tra loro, dietro cui vagamente si intuisce un’unica macchinazione, che vanno a comporre un quadro resinoso dove convergono gli interessi della “mafia dei pascoli” e potenti personaggi: un magma ingannevole – la si definisce, erroneamente, “zona grigia” – di tono sempre più cupo, sempre più difficile da fotografare e bonificare. Confrontandosi con questo nuovo caso – che al tempo stesso si ricollega al duplice omicidio di Alzapietra, rimasto irrisolto – il sostituto procuratore Salvatori ripropone quasi ossessivamente una domanda, un ricorrente e altalenante stato d’animo: ci si deve arrendere all’evidenza dei fatti, che sono e come tali si impongono (e quindi anche allo strapotere dell’inafferrabile borghesia mafiosa), o si può cambiare il corso delle cose?

 

Tzimtzum – I giudici riluttanti

Una voce anonima che si sfoga con violenza contro il genere umano, accusandolo di avere tradito la sua fiducia. In parallelo la storia di Adelmo Sidoti, il custode della Fortezza: un’antica rocca trasformata in una moderna e asettica prigione in nome di una nuova Procedura che ha abolito giudici e avvocati, sostituendo i tribunali con un sistema che non conosce errore. Nelle celle, quattro individui in attesa della sentenza. Uno di loro, rinchiuso in un impenetrabile silenzio. Uomini alla deriva, messi di fronte al più duro dei processi: quello a se stessi. Con una nota di Michele Caccamo. Prefazione di Moni Ovadia.