Frida Kahlo una volta disse: “Se con il tacco ti vedrai alta, con l’amore per te stessa ti vedrai immensa”. L’amore per sé stesse è la migliore forma di difesa di cui le donne dispongono, ma anche la più difficile da usare, soprattutto nei casi in cui è un’altra persona a non permetterti di farlo, come nei casi di violenza. La violenza contro le donne può essere fisica, verbale o digitale e, fortunatamente, esistono delle ancore di salvataggio per le donne vittime. In particolare, nel nostro comune, Barcellona Pozzo di Gotto, questo ruolo è svolto dal centro antiviolenza “Frida Kahlo”.
La rete nazionale antiviolenza Frida Kahlo nasce in Toscana quasi vent’anni fa, ma presso Barcellona Pozzo di Gotto il centro nasce nel 2016. Infatti, prima di allora, non esisteva un centro che potesse accogliere le donne vittime barcellonesi e non solo, come sottolineato dalla vicepresidente dell’associazione Giulia Carmen Fasolo. “Si rivolgono a noi anche donne che vivono nei paesi limitrofi, ad esempio a Milazzo, a Merì, a Castroreale, a Montalbano o anche Novara.”. In questo modo la vittima riceve supporto del tutto gratuito dalle operatrici all’ascolto e all’accoglienza, dalle psicologhe, dagli avvocati, dalle assistenti sociali e da tutte le altre figure professionali che fanno parte della cosiddetta “equipe multidisciplinare”. Sono offerti anche un luogo sicuro dove stare, l’ orientamento al lavoro e all’autonomia educativa per aiutare la donna ad avere la propria indipendenza economica e a recuperare il rapporto con i figli a volte compromesso dal maltrattamento subito da tutti.
“Aiutiamo quindi loro a riconquistare una dimensione genitoriale serena e a ricostruire la propria vita”.
Al sostentamento dell’associazione collabora anche una rete di volontarie. Inoltre sono stati presentati progetti finanziati come “REAMA Reloaded”, un progetto europeo approvato e che supporta le loro attività. Tutti i cittadini che desiderano sostenere queste iniziative possono finanziare l’associazione, attraverso donazioni economiche o di libri, giocattoli, vestiti per i bambini.
A questo proposito, sono stati messi in atto progetti di sensibilizzazione rivolti ai più giovani anche all’interno delle scuole per impartire i giusti insegnamenti sin dalla giovane età.
I numeri registrati a Barcellona sono ugualmente molto preoccupanti, con 400 accessi in un anno, anche anonimi: più di una donna al giorno ammette di essere vittima di violenza. In particolare, dalla nascita dell’associazione ad adesso il numero è andato sempre più a crescere, sia perché l’associazione è diventata man mano più conosciuta, sia perché la pandemia ha favorito l’aumento dei casi. C’è da dire che, però, come sottolineato dall’operatrice “La pandemia non ha fatto sviluppare la violenza, ma ha esasperato situazioni già esistenti. Perché il maltrattamento non è un solo evento (una spinta, uno schiaffo, un’offesa) ma è la continuità di un atteggiamento e di una condotta del maltrattante (o offender)”.
Questa condotta può essere portata avanti all’interno di un qualunque contesto sociale, perché “la violenza è trasversale, coinvolge tutte le fasce sociali. Quella che cambia è la tipologia di violenza (più fisica all’interno di famiglie meno abbienti e verbale o psicologica nelle situazioni di agiatezza)”.
L’associazione contrasta ogni forma di violenza contro le donne e si può contattare attraverso il numero di telefono (327 9879516), il profilo Instagram o Facebook, l’email e la pec o è possibile recarsi alla sede di Barcellona Pozzo di Gotto in Via Dante Alighieri n. 31 aperta tutti i giorni dalle 8.30 alle 20.30.
in questo modo, le persone che lavorano all’interno del centro potranno offrire aiuti gratuiti a tutte le donne vittime, trovando una soluzione al loro problema e proteggendole affinché smettano di avere paura e trovino il coraggio di reagire e di provare, finalmente, amore verso sé stesse.
Irene Torre
2 a CS IIS Medi Barcellona P.G
















