Come le piattaforme social stanno rispondendo alla crisi in Ucraina

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L’invasione russa dell’Ucraina ha causato angoscia globale, mettendo ancora una volta in contrasto le superpotenze militari di tutto il mondo e potenzialmente forzando un intervento che potrebbe portare a uno dei più grandi conflitti degli ultimi decenni.

A differenza del passato, questa battaglia si sta svolgendo nell’era dei social media, con meme, campagne di disinformazione e truffe che si aggiungono al crescente vortice di informazioni, che possono confondere, contorcere e offuscare ciò che sta effettivamente accadendo nell’Europa orientale.

Dato il ruolo che i social media svolgono ora nella diffusione delle informazioni, le piattaforme devono lavorare rapidamente per limitare qualsiasi uso improprio delle loro reti per scopi discutibili e molti hanno già adottato piani per mitigare la disinformazione.

Ecco uno sguardo a quanto annunciato finora dalle principali app social.

Facebook

Facebook è al centro del flusso di informazioni all’interno della zona di conflitto, con circa 70 milioni di utenti in Russia e 24 milioni in Ucraina, circa la metà della popolazione totale di ciascuna rispettiva nazione.

Per affermare ancor di più la sua posizione, Facebook ha implementato delle funzionalità che permettono ai cittadini ucraini di bloccare il proprio profilo e di rimuovere la possibilità di visualizzare i propri elenchi di amici. Non finisce qui: per evitare la diffusione di informazioni falsate, la piattaforma ha istituito uno speciale centro operativo (con personale madrelingua russo/ucraino) preposto al monitoraggio delle tendenze potenzialmente dannose, aggiungendo, inoltre, ulteriori etichette per “marchiare” contenuti vecchi che venissero spacciati per attuali.

Finora, Meta sembra stare al passo con le principali tendenze della disinformazione nel conflitto, sebbene la quantità di post di spammer e truffatori che cercano di sfruttare la situazione per il coinvolgimento sia significativa. 

Instagram

Instagram ha nascosto le informazioni sugli utenti in Ucraina e Russia quando scelgono di utilizzare account privati, al fine di proteggere ulteriormente la privacy delle persone. Sono stati aggiunti anche nuovi avvisi sulle storie che condividono collegamenti a siti Web dei media statali russi.

Twitter

Mentre cerca di aiutare a garantire un flusso ottimale di informazioni per gli utenti all’interno della regione colpita, Twitter ha annunciato un divieto temporaneo di tutti gli annunci in Ucraina e Russia “per garantire che le informazioni per la sicurezza pubblica siano elevate e che le pubblicità non ne risentano”.

TikTok

Tra le piattaforme più in tendenza in questo momento, sicuramente vi è TikTok. Finora, il social network non ha rilasciato commenti ufficiali sul conflitto, né su come viene utilizzata la sua piattaforma. Ma il social cinese pare sia diventato terreno fertile per le condivisioni di fake news, soprattutto a seguito dell’introduzione di nuovi incentivi alla monetizzazione per i video popolari. Monitorare e tentare di gestire queste situazioni sta creando, quindi, non pochi problemi al team dell’app che ha dato vita al formato reel.

Come abbiamo visto, la guerra si sta svolgendo anche sui social e l’informazione veicolata attraverso le piattaforme gioca un ruolo di primo piano nel rendere coscienti tutti i cittadini. Tra meme, schieramenti politici, proteste e comunicazioni importanti, ormai per il leader del Cremlino è difficile proteggersi dalla “guerra” online. 

Le istituzioni ucraine chiedono inoltre di segnalare canali che diffondono disinformazione sulla guerra in Ucraina, tra cui quelli di agenzie stampa e youtuber pro-Cremlino.

Il ministro per la Trasformazione digitale ucraino, Mykhailo Fedorov, ha inoltre fatto sapere: “Stiamo creando un esercito IT. Abbiamo bisogno di talenti nel digitale”, non solo ucraini, ma anche stranieri. Lo scopo è combattere i russi anche sul fronte cibernetico.

Una cosa è certa: la prima social media war la vince, a mani basse, l’Ucraina.