Antonio Alizzi racconta le “Vite da funamboli” di 19 personaggi di rilievo internazionale

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La crisi come trampolino di lancio per la rinascita, come momento in cui il talento da potenzialità inespressa diventa, attraverso il sacrificio, il coraggio e lo studio, la svolta della propria vita. E’ quanto emerge in “Vite da funamboli” dai diciannove lunghi dialoghi tra l’autore e personalità di rilievo internazionale provenienti dai mondi delle arti e delle scienze, dell’economia e dello sport. Conversazioni in cui gli interlocutori sono stati chiamati a ripercorrere pezzi di vita significativi, da cui emerge il loro atteggiamento su temi come la crisi, la morte, il rapporto con il denaro, gli affetti, il talento. Questo e tanto altro contiene il volume scritto dal barcellonese Antonio Alizzi, vicepresidente del secondo gruppo editoriale russo, e presentato stasera nell’auditorium del Parco Maggiore La Rosa, nel corso di un evento organizzato dal Rotary Club di Barcellona e dalla Mondadori di Catalfamo. All’incontro erano presenti il presidente del Rotary Attilio Liga, la docente Rosalba Buemi, l’assessore comunale Nino Munafo’ e l’arciprete di Santa Maria Assunta, monsignor Santo Colosi, che ha dialogato con l’autore.

Dalla lunga conversazione è emerso un quadro molto approfondito su un libro, per il quale lo scrittore ha lavorato due anni, coinvolgendo personaggi provenienti da quattro continenti e da quattordici nazionalità diverse. A mettersi a nudo davanti all’autore sono stati il fisico ottantanovenne premio Nobel Žores Alferov (morto tre settimane dopo l’intervista e che l’autore ha definito il più umile dei personaggi intervistati, nonostante la sua eccezionalità), il cantante Andrea Bocelli, la designer Carlotta De Bevilacqua, l’industrial designer giapponese Makio Hasuike, la docente di Economia Politica della Bocconi Giovanna Iannantuoni, il regista Andrei Konchalovsky, lo scrittore Eduard Limonov, il lama buddista Tulku Lobsang, il giornalista Giovanni Minoli, il chirurgo plastico Sydney Ohana, il giornalista e scrittore Vladimir Pozner, l’architetto Charles Renfro, l’editore del Libraccio Edoardo Scioscia, il regista Paolo Sorrentino, il presidente dell’Enea Federico Testa, l’artista Koen Vanmechelen, l’allenatore di pallavolo Julio Velasco, un’ex ginnasta e allenatrice di ginnastica Irina Viner-Usmanova ed il fotografo David Yarrow.

Il libro nasce casualmente da un’idea dell’editore romano Sandro Teti, che seguiva le interviste realizzate da Antonio Alizzi su una rubrica russa. Il titolo iniziale “Dialoghi” si è poi trasformato in “Vite da funamboli”, perché il motivo di fondo che accomuna tutte le conversazioni è il medesimo approccio alla vita dei personaggi, che si comportano allo stesso modo dei funamboli nei confronti della fune: combinando tecnica e coraggio riescono a non perdere l’equilibrio e a proseguire nel loro cammino.

Tutti i personaggi che ho intervistato – afferma Antonio Alizzi – hanno in comune l’aver attraversato momenti di terribile crisi, dai quali sono rinati più forti di prima. Forse anzi è stato l’aver vissuto quelle esperienze a far toccare loro in seguito le vette, che sono riusciti a raggiungere e a distinguersi nei campi in cui hanno operato“.

Tre personaggi hanno colpito soprattutto l’autore. Il primo è il chirurgo plastico Sydney Ohana. Nato in Marocco da una famiglia di ebrei, religione praticata negli anni ’40 da oltre 500 mila persone anche in terra africana, scappò con i fratelli dopo che venne dato fuoco al rabbino e il padre nel timore di ulteriori rappresaglie lo fece trasferire da parenti in Francia. Nel dialogo con il noto chirurgo plastico Antonio Alizzi è riuscito a tirare fuori alcuni passaggi importanti della sua esistenza, che hanno segnato e dato la svolta alla sua vita. Nel suo caso ha ricordato il racconto di quando il giovanissimo Ohana vide il padre ferito gravemente ad un braccio durante il lavoro e rimase senza l’uso dell’articolazione, perché i medici marocchini non collegarono i nervi che garantivano la mobilità dell’arto. Allora si appassionò alla medicina e promise a suo padre che lo avrebbe aiutato, tra lo scetticismo di tutti. La sua determinazione lo portò diciassette anni dopo, da medico affermato, ad intervenire sul braccio del padre per restituirne una parte della mobilità. Il secondo è il regista premio Oscar Paolo Sorrentino, che ha vissuto un dramma gravissimo a sedici anni, quando ha perso nella stessa notte i due genitori per una fuga di gas, che fece esplodere la loro casa di vacanza in Abruzzo. Il destino volle che la sua passione per il Napoli lo abbia salvato in quella circostanza, perché dopo tanta attesa aveva strappato al padre il consenso per andare a seguire la trasferta ad Empoli della sua squadra del cuore. Al ritorno ebbe la triste notizia, che gli avrebbe sconvolto la vita, ma che lo avrebbe fatto anche innamorare per sempre della sua squadra del cuore tanto da ringraziarla sul palco dell’Academy nel corso della serata in cui gli consegnarono l’Oscar dedicato ai suoi genitori.
Alizzi ha raccontato anche l’incontro con il cantante Andrea Bocelli, con cui è arrivato ad una tale confidenza da farsi confidare un passaggio incredibile della sua vita. Bocelli, infatti, non è nato cieco, come molti credono, ma seppur colpito da un glaucoma ad uno dei due occhi, perse la vista anche dell’altro per una pallonata subita in età adolescenziale, che ne ha compromesso la funzionalità fino all’attuale cecità.

Tra le storie che Antonio avrebbe voluto scrivere c’è quella del maestro siciliano Andrea Camilleri, con il quale l’autore aveva fissato un appuntamento e che è morto prima di poterlo incontrare. Allo scrittore siciliano lo lega l’amore per la propria terra, quello stesso amore che lo ha spinto a dedicare il libro anche alla sua città, Barcellona Pozzo di Gotto, che è stato costretto a lasciare all’età di diciotto anni, ma dove ama spesso tornare: “A Barcellona c’è ancora molto da fare e ci sono
ancora tanti giovani da innescare: questo lavoro è anche per loro
“.

Questo lavoro è per loro, per quelli che sono partiti, per quelli che hanno deciso di restare, per quelli che, giorno dopo giorno, con determinazione e con passione rimangono in equilibrio sulla fune tra la paura di cadere e il desiderio di volare.