Legambiente del Longano insiste sulla Chiesa abbandonata di San Rocco a Rodì Milici

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La situazione di estremo abbandono e di precarietà strutturale della Chiesa di S. Rocco di Milici risalente al XVII secolo desta rabbia e indignazione nei cittadini non solo della suddetta comunità parrocchiale, ma in quanti vedono in Rodì Milici un tessuto culturale ricchissimo che caratterizza l’identità di questo paese. Da quanto letto nella nota già diffusa lo scorso 4 marzo 2016, tale edificio è di proprietà dell’ente ecclesiastico, dispiace far notare però che nel corso degli anni nessun intervento di messa in sicurezza è stato attuato, palesando un evidente disinteresse per un bene architettonico di tale entità.Fa ben notare il Direttore dell’ufficio dei Beni Culturali Ecclesiastici Sac. Giuseppe Turrisi che la situazione poteva e può essere posta all’attenzione della Commissione Diocesana per l’Arte Sacra e i beni culturali in quanto tale bene per le sue caratteristiche poteva essere inserito tra gli edifici di interesse storico artistico per i quali poter chiedere un contributo economico pari al 50% della spesa complessiva per la messa in sicurezza e il successivo restauro.”Il parroco è tenuto a curare diligentemente, come custode responsabile, gli immobili e gli arredi di pertinenza del complesso parrocchiale, anche se questo sia di proprietà di un ente diverso dalla parrocchia, in modo da evitarne il deperimento. Egli deve pertanto provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria di tali beni, non permettendo che eventuali trascuratezze nella manutenzione ordinaria rendano necessari costosi interventi di manutenzione straordinaria».“È evidente che l’avvio di tali procedure, risultavano doverose da parte sua, Reverendissimo Padre, affinchè questa testimonianza importante del nostro patrimonio storico, artistico, architettonico non venisse perso.A tal fine, come già evidenziato dalla lettera, dell’Arcidiocesi le suggeriamo di adoperarsi con tempestività ad un programma di intervento di messa in sicurezza di concerto con la Soprintendenza di Messina”.Se ciò dovesse verificarsiin primis lei Reverendissimo Padre, dovrà sentirsi responsabile per non aver avuto la volontà e la capacità di consegnare alle generazioni future le vestigia del nostro passato. I fedeli e i cultori della bellezza sperano nel suo interessamento per risanare stabilmente e architettonicamente la chiesa e poterla offrire anche al fine di concretizzare numerosi itinerari culturali e religiosi.”