Maxi-inchiesta al Policlinico: ex primario ai domiciliari

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È stata eseguita in data odierna, su delega della Procura della Repubblica di Messina, una vasta operazione condotta dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza dei rispettivi Comandi Provinciali di Messina, che ha portato all’arresto di un ex primario del Policlinico Universitario “G. Martino” di Messina, accusato di gravi reati contro la Pubblica Amministrazione. Contestualmente, due sue collaboratrici sono state colpite da misure interdittive dall’esercizio della professione sanitaria per 12 mesi.

L’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari è stata emessa dal GIP del Tribunale di Messina a conclusione di una complessa indagine condotta dal Dipartimento specializzato della Procura peloritana, con il supporto dei Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria e dei Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria.

Le accuse: corruzione, concussione e truffa aggravata ai danni dello Stato

Secondo quanto emerso dalle attività investigative – basate su intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, oltre che sull’acquisizione di una vasta mole di documentazione – l’ex dirigente della UOC di Chirurgia Plastica avrebbe messo in piedi un articolato sistema di condotte corruttive e di truffa aggravata tra maggio 2024 e gennaio 2025.

Le ipotesi di reato contestate comprendono:

  • concussione (art. 317 c.p.);
  • corruzione (art. 318 c.p.);
  • induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319-quater c.p.);
  • truffa aggravata ai danni dello Stato (art. 640, comma 2, c.p.).

A vario titolo sono indagati anche alcuni rappresentanti di aziende farmaceutiche operanti nel settore della chirurgia plastica, legate al Policlinico tramite appalti per la fornitura di prodotti medicali.

Il meccanismo: pressioni sulle aziende in cambio di sponsorizzazioni e favori negli appalti

Dalle indagini è emerso che il primario avrebbe abusato del proprio ruolo di pubblico ufficiale, in grado di incidere sul rinnovo degli appalti e sullo stanziamento di somme di denaro, per ottenere significativi contributi economici dalle aziende fornitrici dell’Azienda Ospedaliera Universitaria.

Le somme venivano richieste semplicemente – o sporadicamente con minacce esplicite – per finanziare sponsorizzazioni, iscrizioni e cene sociali, in occasione della organizzazione del congresso promosso dalla associazione, del quale era il responsabile scientifico.
L’evento, svoltosi lo scorso anno, in una nota località turistica peloritana, rientrava tra le iniziative volte alla divulgazione scientifica, aggiornamento per i soci e programmi annuali di attività formativa ECM.

Oltre 700mila euro incassati tramite sponsorizzazioni e quote partecipative

L’analisi della documentazione contabile della società incaricata dell’organizzazione del congresso ha permesso, allo stato, di stimare in oltre 700.000 euro l’ammontare complessivo delle somme incassate attraverso sponsorizzazioni, iscrizioni, pernotti e cene dei medici partecipanti all’evento.

Secondo gli investigatori, tali entrate sarebbero direttamente collegate alle pressioni esercitate dal primario sulle aziende del settore medicale.

Le altre contestazioni: falsificazione delle presenze e attività privata non autorizzata

A carico dell’ex dirigente è stata formulata anche l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato, poiché avrebbe alterato i sistemi di rilevamento delle presenze per risultare al lavoro mentre, secondo la Procura, si trovava all’esterno dell’ospedale per svolgere attività professionale privata.

Per la stessa ipotesi di reato è stata denunciata una dirigente medico, sua stretta collaboratrice, accusata di aver violato l’obbligo di esclusività con l’Azienda Ospedaliera, svolgendo attività sanitaria esterna, talvolta anche in collaborazione con lo stesso primario, conseguendo indebiti compensi altrimenti preclusi.

Un ulteriore filone dell’inchiesta ha portato a contestare all’ex primario di aver consentito a un’ostetrica di esercitare abusivamente la professione di infermiere di sala operatoria presso una clinica privata, ruolo che richiede una specifica abilitazione.

Rischio di inquinamento probatorio: scattano i domiciliari

Il GIP ha disposto la misura cautelare restrittiva degli arresti domiciliari nei confronti del primario, in considerazione della serialità, della determinazione e dell’efficacia dei tentativi di inquinamento probatorio posti in essere dal primario e riscontrati dall’attività investigativa.

Le due collaboratrici – la dirigente medica e l’ostetrica – sono state invece sottoposte alla misura interdittiva del divieto di esercitare la professione sanitaria per 12 mesi.

Sequestri preventivi per 58mila euro

Nell’ambito della stessa operazione sono stati eseguiti due sequestri preventivi:

  • 48 mila euro all’ex primario, ritenuti profitto dei reati di corruttela e truffa aggravata ai danni della P.A., legati alle assenze dal lavoro, con l’alterazione dei sistemi di rilevamento delle presenze;
  • 9.700 euro nei confronti della dirigente medico, quale provento del reato di truffa aggravata ai danni della P.A., pari alle somme dalla stessa percepite come indennità di esclusività, non ottemperata, con l’Azienda Universitaria Ospedaliera.

Quanto sopra, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca costituzionalmente garantito e nel rispetto dei diritti degli indagati che, in considerazione dell’attuale fase delle indagini preliminari, sono da presumersi innocenti fino alla sentenza irrevocabile che ne accerti le responsabilità e con la precisazione che il giudizio, che si svolgerà in contraddittorio con le parti e le difese davanti al giudice terzo e imparziale, potrà concludersi anche con la prova dell’assenza di ogni forma di responsabilità in capo agli indagati medesimi e la eventuale restituzione dei beni sequestrati.

*In evidenza immagine di repertorio.