“100 anni tra mura antiche che raccontano ‘Ragazzi di vita’ che nel cammino qui dentro hanno trovato il loro riscatto. Sperare, imparare, costruire un futuro.”
È con queste parole che si è aperta la cerimonia per i 100 anni del Vittorio Madia, oggi Casa Circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto, in un clima denso di emozione, memoria e visione.
Un secolo di storia racchiuso in un luogo che ha saputo trasformarsi, nel tempo, da semplice struttura detentiva a spazio di incontro, cultura e rieducazione. La ricorrenza è stata celebrata con una manifestazione ricca di contenuti artistici, grazie al progetto “Il Teatro per Sognare”, nato dall’impegno dell’Associazione D’aRteventi, presieduta da Daniela Ursino. Da quest’anno, l’associazione gode della collaborazione con l’Istituto Enrico Fermi, grazie all’impegno di tutto il corpo docenti e in particolare della coordinatrice Rosalba Furnari. Ad aprire la cerimonia la direttrice della Casa Circondariale, dott.ssa Romina Taiani, che si è soffermata sulla capacità dell’istituto di essersi adattato ai cambiamenti e di essere riuscito a stare al passo con i tempi e con le normative in continuo cambiamento. Un plauso, poi, non è mancato a tutti i dipendenti, in particolare al dott. Leonardo Macrì e al Comandante della Polizia Penitenziaria Salvatore Parisi che, intervenendo, ha puntualizzato: “Sono comandante, grazie alla cooperazione di chi fa parte del corpo della Polizia Penitenziaria”
Teatro e riscatto: i detenuti raccontano il carcere attraverso l’arte
Durante la cerimonia, è stato presentato un testo teatrale scritto dai detenuti e ridotto per il teatro da Viviana Isgrò, Rosalba Furnari, Fabio Pisana, Maria Elena Salemi, Maria Sciotto e interpretato dai detenuti-attori, frutto del laboratorio teatrale settimanale condotto da Viviana Isgrò, che per l’occasione ha narrato la storia del Vittorio Madia. Il laboratorio è sostenuto dalla Caritas Diocesana di Messina, rappresentata in sala dal direttore Padre Nino Basile.
La sinergia tra scuola, istituzioni e mondo del volontariato ha dato vita a uno spettacolo toccante, in cui i detenuti hanno potuto esprimere sé stessi, i propri vissuti e le proprie speranze, indossando magliette con la scritta simbolica “Il Teatro per Sognare”.
Istituzioni, musica e testimonianze
Alla cerimonia hanno preso parte importanti rappresentanti delle istituzioni:
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la Presidente del Tribunale di Sorveglianza, Francesca Arrigo,
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i magistrati e il personale dell’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna (UEPE) con la dott.ssa Rigoli,
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il tenente colonnello Munafò della Brigata Meccanizzata “AOSTA”, accompagnato dalla Banda Musicale diretta dal maestro Fedele De Caro, che ha regalato momenti di grande musica eseguendo celebri brani.A presenziare l’evento anche prof. Filippo Neri Recupero in rappresentanza del Comune di Barcellona Pozzo di Goti e dell’istituto E. Fermi.
Oltre al Comandante della Polizia Penitenziaria, Salvatore Parisi, presente anche il corpo degli educatori guidati dalla dott.ssa Rosaria De Luca, dott. Nunziante Rosania e Padre Pippo Insana che hanno contribuito e contribuiscono alla storia e all’evoluzione dell’istituto.
Musica, emozione e memoria: la voce dei giovani
Significativa la partecipazione delle studentesse della Compagnia “Liberi di Essere Liberi” dell’Università degli Studi di Messina, creata sempre in seno al progetto teatrale. Tra loro Erika La Fauci, oggi laureata in giurisprudenza, ha accompagnato al pianoforte la lettura scenica dei detenuti ed eseguito un suo brano inedito, “August”, toccante e intenso.
L’atmosfera si è ulteriormente caricata di emozione con le esibizioni della cantante Cristina Bringheli, che ha interpretato con grande sensibilità i brani “Memories” e “Ho amato tutto” (di Tosca), coinvolgendo il pubblico in un ascolto profondo e partecipato.
Il centenario celebrato anche con gusto
Il taglio della torta del centenario, realizzata grazie alla collaborazione con l’Asso Cuochi, ha chiuso la cerimonia, simbolo della cooperazione tra la casa circondariale e le realtà del territorio.
Un evento che ha saputo unire memoria, arte e futuro, ricordando a tutti che anche dietro le mura di un carcere si può coltivare bellezza, dignità e speranza. Un messaggio potente, raccontato con autenticità da chi ogni giorno lavora per trasformare la detenzione in opportunità di rinascita.






























