Non si è trattato di una tragica fatalità, ma della conseguenza dei gravi profili di colpa del personale dell’ Ospedale di Taormina che doveva vigilare sulle condizioni di salute del piccolo Matteo.
La Corte Suprema di Cassazione conferma la ricostruzione della Corte di Appello di Messina che aveva affermato la responsabilità ai soli fini civili delle infermiere Valentino Maria Rosaria e Seron Ingrid, per il reato loro ascritto di omicidio colposo. Nonostante la intervenuta prescrizione, le infermiere sono state condannate al risarcimento dei danni nei confronti dei genitori del piccolo Matteo Rosana.
La difesa dei genitori, sostenuta dagli avvocati Tommaso Autru Ryolo e Antoniele Imbesi, ha sostenuto che non si è trattata di una tragica fatalità, ma della colpa e della negligenza di chi doveva monitorare e vigilare sulle condizioni del piccolo paziente e non lo ha fatto. Si chiude così la tragica vicenda della morte del piccolo Matteo, di soli 7 anni. Dopo 15 anni si fa chiarezza su una drammatica vicenda.
I genitori di Matteo, di Noto, non si sono mai rassegnati al fatto che si trattasse di una tragica casualità, ma hanno denunciato. Hanno lottato, credendo e sperando che la giustizia accertasse le responsabilità dei colpevoli, anche dopo la sentenza di del Giudice Monocratico del Tribunale di Messina che escludeva ogni responsabilità.
Il fatto
Il bimbo, nonostante una malformazione cardiaca che aveva imposto la necessità del duplice intervento, fino a quel momento, a differenza di quanto dichiarato dal vice direttore sanitario dell’epoca del San Vincenzo, non aveva mai subito altri interventi in emodinamica.
Matteo subiva due interventi chirurgici al cuore in data 22 e 28 ottobre 2008. Subito dopo il secondo intervento, veniva trasferito nel reparto ordinario di degenza.
La stessa notte il bambino accusava tachicardia, dispnea e sudorazione.
Le richieste disperate dei genitori alle infermiere restavano inascoltate
Anzi i genitori ricevevano rassicurazioni sul fatto che era tutto regolare. La mattina del 29 ottobre i sanitari troppo tardi si accorgevano che le condizioni del bambino erano gravissime ed era insorto un tamponamento cardiaco. Inutile era, pertanto, l’intervento di urgenza per drenare il versamento alla base della grave sofferenza manifestata dal bambino durante la notte. Il cuore di Matteo, purtroppo, non resisteva.
Il Tribunale di Messina in data 21 aprile 2016 aveva assolto tutti gli imputati, ritenendo la insussistenza del fatto. Ma la Mamma di Matteo non si rassegnava a questa ricostruzione e continuava a lottare perché si accertasse la verità. Nel Giudizio di Appello la Procura Generale aveva chiesto la conferma della sentenza di assoluzione.
Gli avvocati Tommaso Autru Ryolo ed Antoniele Imbesi hanno richiesto, invece, la rinnovazione della istruttoria e la Corte di Appello aveva disposto una perizia collegiale, affidata ai professori Ricci, Gallotta e Buonocore. Nonostante i periti avessero escluso la responsabilità di tutti gli imputati, la difesa ha evidenziato le gravi incongruenze della perizia, soprattutto in tema di nesso di causalità e la Corte di Appello ha ritenuto la responsabilità delle infermiere.
La pronuncia e l’epilogo
La Corte di Cassazione, da ultimo, ha confermato la sentenza di Appello, ritenendo, quindi, che le gravi omissioni delle infermiere abbiano causato la morte di Matteo.
Si chiude così una drammatica vicenda di malasanità consumatasi all’ospedale San Vincenzo di Taormina. La sentenza non restituirà Matteo ai suoi genitori ed a suo fratello, ma restituisce Giustizia ai familiari che non si sono mai rassegati alla insostenibile tesi della fatalità, ma hanno sempre ritenuto che il tragico evento fosse addebitabile alla colpa del personale dell’Ospedale San Vincenzo che doveva vigilare su Matteo. La Corte di Appello di Messina e la Corte di Cassazione danno finalmente ragione ai genitori.














