Istigazione alla corruzione ai sensi dell’art. 322 comma 2 c.p. era l’accusa nei confronti di Giuseppe Trifilò, in quanto Responsabile del Settore Tecnico del Comune di Basicò, che è stato assolto “per non aver commesso il fatto”.

Assistito dall’avv. Sebastiano Campanella, il Trifilò è stato discolpato, in quanto nel corso dell’istruttoria dibattimentale è emerso – tanto attraverso i testi d’accusa quanto attraverso quelli a discolpa – che tra il Trifilò e l’esecutore materiale non vi fosse alcuna confidenzialità e/o connivenza anche solo politica che potesse giustificare la contestata condotta di istigazione.
I fatti
Gli episodi sono riconducibili al 24 luglio 2015, quando il presunto amico si recava presso l’abitazione del Sindaco del Comune di Basicò Antonio Casimo. Affermando di essere amico dell’architetto Trifilò, Responsabile del Settore Tecnico dello stesso comune, avrebbe indotto il primo cittadino a rivalutare, contro l’interesse al buon andamento e all’efficienza della pubblica amministrazione e a vantaggio del Trifilò, le determinazioni assunte sul trattamento economico spettante al Trifilò. In cambio, l’architetto avrebbe potuto “sistemare gli illeciti edilizi relativi alla villa di proprietà del Casimo”.
Sia Trifilò che il presunto amico erano stati, quindi, imputati per istigazione alla corruzione in concorso tra loro, sulla base di una determinazione sindacale del 10 luglio dello stesso anno che determinava l’indennità di posizione del Trifilò Giuseppe in misura inferiore rispetto al pregresso trattamento economico allo stesso riconosciuto.
Il processo
Trifilò, come dimostrato anche attraverso l’audizione degli stessi testi del Pm, ha sempre affermato di essere totalmente all’oscuro delle iniziative dell’esecutore materiale del reato di cui trattasi, mostrandosi più che sorpreso quando ne avrebbe avuto conoscenza.
Sotto altro profilo, inoltre, è stato dimostrato che rientrando a tempo pieno a Basicó – lasciando così l’incarico a scavalco al Comune di Spadafora – al Trifilò andava riconosciuta ex lege l’indennità di posizione sicchè la determina sindacale di Luglio 2015 avrebbe perso automaticamente i suoi effetti.
L’esito
In definitiva, l’architetto Trifilò si è limitato a rappresentare ai due Sindaci che permanendo la condizione retributiva stabilita dalla determina sindacale diveniva per lui antieconomico continuare il proprio incarico a scavalco al Comune di Spadafora e che, pertanto, avrebbe fatto rientro a Basicó a tempo pieno.
Diversamente l’imputato come esecutore materiale, seppur limitatamente al segmento di condotta di cui alla lettera a) del capo di imputazione, è stato condannato alla pena di anni 4 di reclusione.
Il Comune di Basicó risultava costituito parte civile con l’avv. Antonio Siracusa.
Il Pm d’udienza è stata la dottoressa Esposito, mentre il Collegio è stato composto dal Presidente Antonino Orifici, a latere Silvia Spina e Noemi Genovese.














