Cinque persone sono state raggiunte da misure cautelari nell’ambito di un’operazione della Polizia di Stato contro l’usura. Il provvedimento è stato eseguito nella giornata odierna su delega della Procura della Repubblica di Messina, in attuazione di un’ordinanza emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale peloritano.
L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina e condotta dalla Squadra Mobile della Questura, ha portato all’applicazione degli arresti domiciliari per quattro indagati e dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per un quinto soggetto. Le misure sono state disposte all’esito degli interrogatori preventivi svolti il 16 febbraio 2026.
L’indagine su presunti prestiti a tassi usurari
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’attività investigativa avrebbe consentito di delineare un quadro indiziario relativo a più episodi di usura nel territorio di Messina. Le indagini sono scaturite dalla denuncia della persona offesa, che avrebbe riferito di aver contratto diversi prestiti a condizioni ritenute usurarie, fornendo dettagli sui soggetti coinvolti, sulle somme ricevute e sugli importi già versati o ancora dovuti.
In particolare, a uno degli indagati – un 51enne messinese – viene contestato di aver concesso un prestito approfittando dello stato di bisogno della vittima, pretendendo interessi e ulteriori vantaggi fino alla restituzione della somma, con un tasso annuo che si sarebbe attestato intorno al 300%.
Condotte analoghe sono state contestate a un 55enne, anch’egli messinese. Un rapporto inizialmente presentato come “prestito amichevole” sarebbe stato successivamente ricondotto, secondo gli inquirenti, a una forma di finanziamento usurario.
Minacce e interessi oltre la soglia legale
Ulteriori condotte usurarie sono state contestate a un 47enne, un 42enne e un 30enne. Gli indagati avrebbero concesso somme di denaro alla medesima vittima, pretendendo la restituzione di importi significativamente superiori rispetto a quelli ricevuti, con applicazione di tassi di interesse ben oltre la soglia prevista dalla normativa vigente. In alcuni casi sarebbero state utilizzate anche minacce per ottenere il pagamento delle somme richieste.
Nel corso delle indagini, la Squadra Mobile ha inoltre arrestato in flagranza un altro soggetto, indagato per il medesimo reato di usura, colto mentre riceveva una somma di denaro ritenuta rata di un prestito usurario.
“Quanto sopra, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca, costituzionalmente garantito e nel rispetto dei diritti degli indagati, che – in considerazione dell’attuale fase delle indagini preliminari – sono da presumersi non colpevoli fino alla sentenza irrevocabile, che ne accerti le responsabilità e con la precisazione che il giudizio, che si svolgerà in contraddittorio con le parti e le difese davanti al giudice terzo ed imparziale, potrà concludersi anche con la prova dell’assenza di ogni forma di responsabilità in capo ai medesimi indagati”.
















