La città di Barcellona Pozzo di Gotto possiede uno stretto rapporto con Dante Alighieri e con i dantisti. A cominciare dalla presenza in città di un dantista “esoterico”, Luigi Valli (sulla scia del Pascoli), a cui fu intitolato il Liceo Classico, per proseguire con un altro barcellonese dantista illustre, il professore Letterio Cassata e infine i corsi sulla Divina Commedia all’Università della Terza Età, tenuti dalla professoressa nonché Rettore dell’UTE, Tanina Caliri.
Letterio Cassata insegna Filologia italiana all’Università di Roma «Tor Vergata» e Storia della lingua italiana all’Università della Calabria. Si è occupato prevalentemente di testi italiani antichi, soprattutto di Dante, di cui ha affrontato alcuni problemi di critica testuale, e di Cavalcanti, curandone un’edizione critica.
Nel corso di una conferenza su Luigi Valli l’11 marzo 1994 al Liceo Valli di Barcellona, il professore Letterio “Lillo” Cassata si soffermò su Dante e Valli. Riassumo quanto disse.
Luigi Valli nei suoi studi su Dante parte da Giovanni Pascoli (docente di Letteratura latina all’Università di Messina dal 1898 al 1902), dalle idee abbastanza fantasiose sul simbolismo nella Divina Commedia. La Divina Commedia, poema profetico secondo Pascoli, ritenuto giusto da tanti. “Gergo” allusivo, segreto, iniziatico per quelli che “sanno” e prima di Valli anche Dante Gabriele Rossetti, che vedeva in Dante il fondatore della Massoneria. Per Umberto Eco la Divina Commedia è un’opera con tanti problemi, con passi incomprensibili. Tutti i grandi testi sono oggetto di interpretazioni esoteriche. Cassata fa riferimento agli “Adepti del Veltro”: Pascoli, Rossetti, Valli, Guenon, e si sofferma sul “Gergo segreto” dove ogni riferimento cela invettive contro la Chiesa.
Un’allieva di Eco, Maria Pia Pozzato, scrisse nel 1989 “L’idea deforme” (Bompiani editore), interpretazione esoterica di Dante. Lillo Cassata non condivide il testo, perché non è un entusiasta della critica di Valli. Dà una motivazione psichiatrica, paranoica. Invece sono motivi di tipo culturale. Onestà degli intenti di Valli. Serietà nell’impegno di dimostrare una tesi “sbagliata”. Le simmetrie della croce e dell’aquila, libro che parte da idee non del tutto sbagliate. L’aquila simbolo dell’impero, la croce è il simbolo della Chiesa. A volte è persino geniale nel cercare questesimmetrie. Da quattro arriva a ventiquattro simmetrie. Dante dice le cose che dice, in maniera velata per non essere accusato d’eresia. Cioè, per salvare l’umanità occorrono l’aquila e la croce. Il dissenso di Dante dalla chiesa è di tipo politico, non dogmatico. Rileggere Valli superando il senso di fastidio, perchè qualcosa di buono si troverà.
Fin qui Lillo Cassata, il cui succo della relazione è ripreso dai miei appunti un po’ sgangherati e forse con qualche margine d’errore.
Nella stessa occasione, al Liceo Valli, il professore Giuseppe Miligi (1918-2010) fece riferimento all’attenzione in questa zona verso la cultura esoterica, ricordando, per esempio la frequentazione di Lucio Piccolo con l’architetto Luigi Broggi, cognato di Luigi Valli.
Ma vediamo meglio chi era Luigi Valli, figura centrale del rapporto tra Barcellona e Dante, con l’aiuto di un libro, presentato a Barcellona, il 21 gennaio 2012, al Liceo Classico Luigi Valli. Si tratta del lavoro di Maria Rosa Naselli “Luigi Valli. Il primo Novecento attraverso gli affetti, le azioni, gli scritti di un intellettuale”, pubblicato dalle edizioni Città del Sole di Reggio Calabria. La Naselli, allora dipendente della Biblioteca Comunale, oggi in pensione, per anni si è occupata di libri antichi e di riscoperta di personaggi locali. Con questo testo ha voluto far conoscere la figura di Luigi Valli, studioso di grande spessore culturale che si occupò di quasi tutte le forme di espressione filosofica e letteraria. Valli nacque a Roma il 17 febbraio 1878, e morì a Terni il 22 febbraio del 1931. Il legame con la nostra città fu dovuto al suo matrimonio con Angelica Picardi (1880-1964), figlia del senatore Silvestro Picardi e della marchesa messinese Giovanna De Gregorio, con testimone di nozze Giovanni Pascoli. La famiglia Picardi possedeva una villa di villeggiatura a Barcellona, tutt’ora esistente seppur in parte trasformata, e abbandonata dalla famiglia Picardi nel 1960. Valli si adoperò per l’istituzione del Liceo Classico di Barcellona, a lui intitolato nel 1948. Per la stesura del libro la Naselli si è avvalsa della collaborazione del nipote di Valli, Luigi, e del pronipote Giannetto Valli, che hanno messo a disposizione dei documenti.
Presenta una serie di schede su tutti i componenti della famiglia Valli e Picardi e un’antologia delle opere. La figura di primo piano di Valli nei primi decenni del Novecento, che oscillò tra studi filosofici e letterari ed impegno civile, politico e militare, dopo il fascismo fu sostanzialmente rimossa, conosciuta prevalentemente dagli studiosi di “dottrine segrete” (per esempio René Guénon), e riscoperta solo di recente dalla critica. E’ noto soprattutto per la lettura segreta e allegorica della Divina Commedia, sulla scia di Dante Gabriele Rossetti, Foscolo e Pascoli. La Naselli, nel corso della presentazione, spiegò i motivi che la portarono a scrivere il libro, cioè la necessità di far conoscere una figura legata a Barcellona, visto che la famiglia Picardi-Valli-Broggi (Carlo Broggi, architetto, cognato di Valli) si fece promotrice di iniziative socio-culturali per la città, come l’istituzione nella loro villa di una biblioteca pubblica, i cui libri sono poi confluiti alla Biblioteca Comunale e in quella del Liceo Valli, un ambulatorio per bambini disagiati, un asilo. Alla serata era presente il pronipote Giannetto Valli.



Luigi Valli apparve ufficialmente a Barcellona il 23 novembre 1929, come riporta il professore Francesco Lanzellotti nel suo libro sul liceo Valli (Francesco Lanzellotti, Il nostro amato Valli, Giambra Editori, 2015). In quell’occasione Valli svolse una conferenza, nella sede del Regio Ginnasio, sul “Segreto della Croce e dell’Aquila nella Divina Commedia”.
René Guenon (1886-1951), prima citato, è stato un grande autore francese ben conosciuto dai cultori di esoterismo e mistero. Ha affrontato l’esoterismo di Dante Alighieri nel suo “L’esoterismo di Dante” (L’ésotérisme de Dante), saggio pubblicato nel 1925. Sostiene che Dante Alighieri sarebbe stato membro di un ordine iniziatico e, scrivendo la Divina Commedia, avrebbe voluto lasciare ai lettori della sua opera un messaggio dottrinale nascosto nei versi.
Il messaggio nascosto nel poema sarebbe ricco di parallelismi massonici ed ermetici e come tale potrebbe essere letto e capito solo dagli iniziati, che disporrebbero delle giuste chiavi di lettura dei testi sacri ed antichi. A partire dai versi dell’Inferno, O voi ch’avete li ‘ntelletti sani, mirate la dottrina che s’asconde sotto ‘l velame de li versi strani, l’autore ritiene che coloro che posseggono li ‘ntelletti sani sarebbero gli “iniziati”, i quali potrebbero scoprire la dottrina insita sotto il velame del poema.
Guénon sostiene che le tre cantiche della Divina Commedia rappresenterebbero un percorso iniziatico: l’Inferno il mondo profano, ovvero abitato da persone che non avrebbero ricevuto l’iniziazione; il Purgatorio riferirebbe le prove iniziatiche ed il Paradiso sarebbe la residenza degli “illuminati”. L’esoterismo di Dante è stato analizzato anche nel libro di Stefano Salzani, intitolato “Luigi Valli e l’esoterismo di Dante”, pubblicato da Il Cerchio nel 2014. Un testo basato su un’amplissima documentazione che analizza il tema dell’esoterismo attribuito a Dante e alla poesia italiana delle origini, con riferimento proprio a Luigi Valli.
Stefano Salzani è Dottore di ricerca presso l’Ecole Pratique des Hautes Etudes (Sorbonne) di Parigi e l’Università di Verona.
Dalla lettura della presentazione editoriale del libro si evince che la ricerca parte da «appunti sulle attività culturali pubbliche di Valli (un quaderno che abbiamo denominato “Bibliografia e conferenze di Luigi Valli”), ritrovati tra le carte del Fondo Valli alla Casa di Dante in Roma. Una pur sommaria analisi grafologica lo attribuisce ad Angelica Valli Picardi, con alcune correzioni di altra mano, probabilmente di Lucia Antonelli. Oltre ad avere integrato tale abbozzo di titoli ed eventi con più precisi dati bibliografici, abbiamo aggiunto numerose voci che sono emerse dalle nostre ricerche. Messe a parte le monografie, abbiamo scelto un’elencazione secondo il criterio cronologico, che permettesse di cogliere Luigi Valli nella simultaneità dei suoi multiformi interessi culturali.»
Lo studioso Ottavio Brigandì, nato a Luino (VA) ma di origini barcellonesi, il 23 giugno 2019 è intervenuto alla libreria Gutenberg di Giovanni Mazzeo, per parlare di un canto dell’Inferno dantesco, intitolando la sua relazione “Non possiamo non credere a Francesca. Perché non si resiste al canto Quinto dell’Inferno.”
Brigandì, laureato in Ingegneria Civile e Lettere Moderne abita a Milano dove lavora per una multinazionale petrolifera. Ha pubblicato libri e saggi di argomento sociale, poetico e letterario; ha scritto articoli su Dante per libri e riviste specializzate fra cui «L’Alighieri», «Bollettino dantesco» e «Revue des études dantesques». Tiene conferenze multimediali su Dante, Leonardo e Michelangelo in Italia e Svizzera. Ha partecipato alle due edizioni del Congresso “Alma Dante” di Ravenna e parteciperà a settembre 2019 al XXIII Congresso ADI di Pisa. Con l’ausilio di immagini, Brigandì ha introdotto l’argomento con alcuni aspetti simbolici della Commedia, in particolare l’ornitologia infernale (le colombe, assimilate a Venere ma anche allo Spirito Santo), e il mondo dei colori, con tutto ciò che concerneva all’epoca di Dante la colorazione dei tessuti. Il mondo dei tintori, con la figura di Cristo tintore, la troviamo negli Apocrifi; si è soffermato sul colore “Perso”, un blu scuro dalla difficile preparazione. Infine è entrato nel merito della figura di Francesca (nome che indica: proveniente dalla Francia). Brigandì presta molta attenzione alle sillabe dei versi danteschi e approfondisce il significato degli innamorati, adulteri come tintori del mondo. Francesca è una donna vera, l’unica creatura femminile dantesca che amata riama. Al Quinto canto non si
resiste, afferma Brigandì, perché crea qualcosa di persuasivo, di moderno. Il concetto di amore in Dante alla fine della Commedia è Dio.
Nel dicembre del 2023 entrai casualmente in possesso, grazie ad una collega docente d’arte (Grazia Dipaola) che conosceva il mio particolare interesse per Dante, di un libro scritto dalla zia, la professoressa Nuccia Miroddi di San Filippo del Mela, Rettore dell’Università Popolare Filippese dal 2012 fino alla sua scomparsa, nel 2021. Il libro, scritto in occasione del settimo centenario della morte di Dante (Ravenna, 1321) presenta una prima parte di analisi della vita e delle opere di Dante, ed una seconda parte di versi scelti della Divina Commedia.
Nel 2022 il nostro concittadino Emilio Isgrò pubblicò il volume “Isgrò. Dante Caravaggio e la Sicilia”, realizzato in collaborazione con l’Archivio Emilio Isgrò. Il libro presenta una selezione di opere a tema dantesco provenienti da collezioni pubbliche e private che, dal 1966 fino ai lavori più recenti, raccontano sinteticamente il multiforme e profondo rapporto che Isgrò ha avuto con la cancellatura, concentrata sulla Vita Nova e sul De vulgari eloquentia di Dante. Il volume va ad accrescere e puntualizzare ulteriormente lo sguardo, la lettura poetica e la riflessione critica pluridecennale, rivolta da Isgrò alle maggiori opere di Dante.
Infine non posso non ricordare, l’ho citato all’inizio, il corso sulla Divina Commedia “Lectura Dantis” di Tanina Caliri, che con passione porta avanti all’UTE anno dopo anno.
In conclusione, il pensiero di Luigi Valli su Dante Alighieri e il suo linguaggio segreto, sulla scorta di quanto Valli stesso illustra ne “Il Linguaggio Segreto di Dante e dei Fedeli d’Amore”, del 1928, si può riassumere in questi termini: le differenti figure femminili celebrate dai poeti che si ricollegavano alla misteriosa organizzazione dei “Fedeli d’Amore”, a partire da Dante, Guido Cavalcanti e i loro contemporanei per giungere fino a Boccaccio e a Petrarca, non sono donne vissute realmente su questa terra; sotto differenti nomi sono soltanto un’unica e stessa “Dama” simbolica, la quale rappresenta l’Intelligenza trascendente o la saggezza divina. Valli fa notare che i poemi più intelligibili secondo il senso letterale diventano perfettamente chiari sotto l’ipotesi di un “gergo” o linguaggio convenzionale del quale è riuscito a tradurre i termini principali.














