Fibromialgia: come un metodo anti-infiammatorio personalizzato può aiutare a gestire i sintomi e migliorare la qualità della vita

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La fibromialgia è una malattia che non si può “curare” in senso tradizionale, può solamente essere gestita per migliorare la qualità della vita. Non esistono soluzioni universali o miracolose e, considerando la varietà dei sintomi (dolore, insonnia, stanchezza, disagio emotivo) ogni persona ha bisogno di un trattamento personalizzato.

Prima di parlare del trattamento della fibromialgia, è fondamentale capire un concetto base: se il nostro corpo è “inquinato” da cattive abitudini alimentari e di vita, sarà difficile ottenere risultati concreti” spiega Francesco Garritano, biologo nutrizionista autore di “La fibromialgia è una sfida: tu puoi vincerla” (Edizioni Lswr). 
Infatti non basta eliminare un singolo alimento o concentrarsi solo su un sintomo, ma è necessario un cambiamento più radicale, in grado di coinvolgere tutto lo stile di vita.

Spesso, infatti, il nostro corpo vive in una sorta di “calma apparente” dovuta a un’infiammazione cronica di basso grado, ovvero uno stato di infiammazione silenzioso ma insidioso. Questo stato è sicuramente alimentato dallo stile di vita moderno, dettato da alimentazione scorretta, sedentarietà, stress e cattive abitudini. L’infiammazione tende ad essere sottovalutata, perché si manifesta con sintomi aspecifici come stanchezza cronica, insonnia, mal di testa, difficoltà di concentrazione e dolori diffusi. Tuttavia, può peggiorare molte condizioni, tra cui la fibromialgia.

L’infiammazione può non essere limitata solo al corpo, ma può colpire anche il sistema nervoso centrale, dando origine alla neuroinfiammazione. Questo processo può influenzare molte funzioni fisiologiche, contribuendo, tra le altre cose, all’intensificazione della percezione del dolore. Nei pazienti con fibromialgia, è stata rilevata un’alterata risposta infiammatoria nel cervello, con livelli elevati di citochine e mediatori pro-infiammatori che amplificano la sensibilità al dolore. Tra i responsabili vi sono i mastociti, cellule che rilasciano sostanze come l’istamina e la bradichinina, entrambe coinvolte nei processi di infiammazione e dolore. Uno dei principali fattori scatenanti della neuroinfiammazione è la disbiosi intestinale. 
Comprendere la neuroinfiammazione è fondamentale per affrontare la fibromialgia e altre condizioni correlate. Una nuova prospettiva di trattamento può essere rappresentata proprio da un approccio anti-infiammatorio mirato, associato a strategie per alleviare i sintomi più invalidanti.

Il metodo anti-infiammatorio: come ridurre l’infiammazione e stare meglio

Ecco alcuni punti chiave per abbassare l’infiammazione e migliorare il benessere generale:
1. Alimentazione su misura
L’infiammazione può essere causate dagli alimenti ingeriti. Per ridurre l’infiammazione bisogna:
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Variare la dieta: mangiare sempre gli stessi cibi può portare a sensibilizzazioni e reazioni infiammatorie.
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Fare attenzione a glutine, latticini, lieviti, nichel e salicilati: sono tra le categorie alimentari più problematiche e possono essere temporaneamente ridotte o eliminate per abbassare l’infiammazione. Successivamente, si può valutare una reintroduzione controllata.
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Favorire il flusso della leptina: un ormone chiave per la regolazione della fame e del metabolismo, che funziona meglio con una dieta equilibrata, un giusto apporto proteico e un po’ di movimento.


2. Eliminare i cibi pro-infiammatori
Molte sostanze che vengono ingerite con frequenza favoriscono l’infiammazione. Ecco cosa ridurre o eliminare:
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Zuccheri e dolcificanti artificiali: aumentano l’infiammazione e favoriscono picchi glicemici dannosi.
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Farine raffinate e sale in eccesso: possono sovraccaricare l’organismo e alterare il metabolismo.
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Additivi, conservanti e coloranti: sono sostanze chimiche estranee al corpo, che possono alterare la flora intestinale e innescare risposte infiammatorie.


3. Scegliere cibo di qualità
Non basta eliminare gli alimenti dannosi, bisogna anche scegliere quelli migliori:
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Optare per cibi freschi e non industriali: meno ingredienti ci sono in etichetta, meglio è.
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Seguire la stagionalità: frutta e verdura di stagione contengono più nutrienti e meno residui chimici.
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Preferire prodotti a Km 0: ridurre il tempo di trasporto significa meno conservanti e alimenti più freschi e nutrienti.


4. Bere abbastanza acqua
L’idratazione è fondamentale per la salute cellulare e per contrastare l’acidosi tissutale:
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L’acqua è un macronutriente essenziale: tutte le reazioni nel corpo avvengono in ambiente acquoso, quindi non bisogna trascurarla.
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Quanto bere? Circa 25-40 ml per kg di peso corporeo al giorno.
– Scegliere l’acqua giusta: in caso di fibromialgia o infiammazione, meglio optare per acque alcaline ricche di minerali come magnesio e potassio
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5. Stabilizzare la glicemia
Troppi sbalzi glicemici durante la giornata aumentano l’infiammazione e favoriscono l’accumulo di grasso:
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Evitare zuccheri e farine raffinate: sono i principali responsabili dei picchi glicemici.
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Abbinare bene i nutrienti: un buon equilibrio tra carboidrati e proteine aiuta a mantenere stabile la glicemia.
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Fare movimento: l’attività fisica regolare aiuta i muscoli a smaltire gli zuccheri in eccesso, riducendo il rischio di insulino-resistenza e infiammazione.


6. Ridurre stress e frenesia
Lo stress cronico è uno dei principali fattori che alimentano l’infiammazione:
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Il cortisolo è un ormone infiammatorio: se rimane alto troppo a lungo, può causare problemi metabolici e immunitari.
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Praticare tecniche di rilassamento: meditazione, respirazione diaframmatica e mindfulness aiutano a ridurre l’infiammazione grazie all’attivazione del nervo vago.
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Evitare di assorbire troppa negatività: imparare a “lasciare andare” è un’abilità importante per il benessere emotivo e fisico.