Il 26 luglio il calendario, oltre sant’Anna e san Gioacchino, i genitori della Madonna secondo i Vangeli apocrifi (protovangelo di Giacomo e Vangelo dello pseudo-Matteo), ricorda anche Santa Venera, il cui culto nel barcellonese è molto diffuso, ed è documentato da epoche antiche (XII secolo). A Barcellona viene festeggiata ogni anno nell’unica chiesa a lei dedicata, nel quartiere di Santa Venera del Piano.

Ripercorriamo l’origine del culto nel nostro territorio, avvolto da un grande alone di incertezza, visto che la nascita della Santa è contesa tra Acireale, Barcellona ed altri centri. La leggenda locale sostiene che santa Venera sarebbe nata nella frazione di Gala nel X secolo e martirizzata dai fratelli di religione pagana che non ne avevano condiviso la scelta mistica.
Gli studiosi su santa Venera hanno una duplice posizione: alcuni sostengono trattarsi della continuazione del culto di Santa Paraskevì, diffuso in tutto l’oriente. Paraskevì significa Venerdì, Haghia Paraskevì sta per “sacra preparazione del Venerdì Santo”; per altri invece quello di santa Venera non è altro che la continuazione cristiana del culto pagano della dea Venere-Afrodite. Esistono elementi a sostegno dell’una e dell’altra corrente di pensiero. Per la prima c’è da notare che anche santa Paraskevì si festeggia il 26 luglio, e che il culto fu introdotto nell’Italia meridionale dai monaci greci-basiliani in epoca bizantina, che trasformarono dal greco al latino, in tempi relativamente brevi, il nome da Paraskevì in Venera. Per la seconda, a cui danno credito studiosi come Ambrogio Donini ed Emanuele Ciaceri, esistono resti archeologici che la confermano, come l’esistenza di un antico “Aphrodision” del V secolo a.C., poi trasformato nella Cappella di Santa Venera presso Naxos, senza contare quanto scrivono antichi storici di Castroreale a proposito di un tempio di Venere esistente presso Castroreale, che può chiarire il perchè si è poi sviluppato il culto di santa Venera in questa zona.

Secondo Alfonso Di Nola, studioso napoletano di storia delle religioni, esistono delle commistioni sincretistiche tra antichi temi religiosi e culto cristiano particolarmente presenti in santa Paraskevì, vista in chiave di trascrizione del pianeta Venere. In effetti l’ipotesi della continuazione del culto pagano di Venere-Afrodite è accettata, ma solo per l’ambito siciliano, un po’ da tutti gli studiosi. Elementi comuni nei luoghi di culto sono il pozzo da dove proviene acqua con proprietà curative, la grotta dove la Santa si sarebbe rifugiata e la casa dove sarebbe nata.
Questi elementi li troviamo per esempio a Gerace, in Calabria, dov’è indicata la casa dove sarebbe vissuta per trenta anni, nonché il vicino monastero basiliano di Santa Parasceve; la stessa cosa vicino Reggio Calabria, presso Pavigliana, dove è stata edificata una chiesa nel XII secolo; ad Acireale si trova il complesso termale di Santa Venera al Pozzo, XI-XII secolo, mentre una grotta di Santa Venera esiste a Siracusa. Gli storici siciliani, assieme a tutti gli altri che hanno affrontato la questione, e sono tanti, sono discordi sul luogo di nascita della Santa. Gli stessi Bollandisti, i gesuiti belgi dedicatisi alla pubblicazione degli “Acta Sanctorum“, non si sono mai pronunciati in merito con certezza.


Octavio Gaietano forse fu il primo, assieme al Fazello qualche secolo prima, a dare credito e risalto alla nascita di santa Venera a Gala, raccogliendo nel XVII secolo a Castroreale la leggenda della ragazza di nome Venera nativa del luogo che sarebbe stata uccisa nel secolo X dagli stessi fratelli che volevano darle marito nonostante la sua riluttanza essendosi consacrata a Dio. Rocco Pirri, nella sua Sicilia Sacra, senza prendere posizione sul luogo di nascita, evidenzia come nel diploma di Adelasia del 1105 si citi proprio la “Spelonca di Santa Venera” nelle vicinanze del Monastero di Santa Maria di Gala presso Castroreale. Il diploma del 1105 è il documento più antico che si conosca che parli di questa grotta di Santa Venera, assieme a quello del 1100 che cita una grotta presso Siracusa.
Nella nostra zona esistono vari luoghi di culto dedicati a santa Venera. La chiesa del Monastero basiliano di Gala, secondo quanto riferisce padre Bartolo Cambria (mensile “Il Punto”, gennaio 1980), che ha studiato a fondo la questione, pur essendo dedicata alla Madre di Dio, era affrescata con scene del martirio di santa Venera identiche a quelle di santa Paraskevì. Alcuni dipinti su tela, opera del pittore Cardillo padre, del XVII secolo, raffiguranti scene della vita di santa Venera si trovano pure a Novara di Sicilia.

Vicino Bafia, nella località chiamata Santa Venera del Bosco, in prossimità in un bosco e di una grotta, esisteva il piccolo Monastero Basiliano di Santa Venera de Venellis. La storia del luogo è stata approfondita da Antonino Quattrocchi (Sui sentieri dei Monaci di Vanella, Edizioni Quattrocchi, 2017, pagg. 331-352). Lo studioso, sulla base dei resti rinvenuti, ha provato ad effettuare una ricostruzione grafica, pubblicata nel suo libro. Dalle immagini si evince che il piccolo complesso monastico era costituito da una chiesa a navata unica con abside a E-NE e un unico corpo di fabbrica, con funzione di edificio conventuale, costruito in aderenza al lato destro della chiesa.
Questa chiesa, secondo lo storico Filippo Rossitto (La città di Barcellona Pozzo di Gotto, 1911, pag. 60), sarebbe stata costruita sulla casa dei pastori dove la Santa si era rifugiata, e proprio qui si teneva la festa del 26 luglio. Lo storico Giuseppe Pyrroni Sollyma, a proposito di questo luogo, scrive: “…in essa [chiesa] osservasi tuttora il punto preciso ove la Santa venne sepolta.” (Castroreale ed i suoi monumenti, Messina, 1855, pag. 32).
In seguito la festa, a causa del posto isolato e il progressivo degrado di chiesa e del monastero, fu spostata presso l’attuale grotta di Santa Venera dove sorge il tempio a pianta quadrata, sormontato da un’alta cupola ottagonale su nicchie angolari, secondo un principio costruttivo bizantino che trae origine nell’architettura armena del VII secolo.
All’interno del tempio, proprio all’imboccatura della grotta, si notano tre archi in mattoni la cui struttura fa presupporre che si tratti della parte superstite di una chiesetta bizantina poi trasformata nella forma attuale. Il luogo è stato certamente utilizzato e trasformato nei secoli. Vari cunicoli, oltre il pozzo la cui acqua sarebbe miracolosa, si aprono in questa grotta, ed hanno fatto nascere la leggenda di un collegamento sotterraneo tra questa grotta ed Acireale, usato dalla Santa per sfuggire alla persecuzione e per spiegare pure, forse a livello di inconscio collettivo popolare, il perché del culto ad Acireale.
L’ultimo luogo di culto è la chiesa di Santa Venera del Piano. Scrive padre Carmelo Biondo: “La primitiva chiesa era di stile greco a tre navate e la sua costruzione risaliva ad epoca, che possiamo determinare, tra il sec. XV e XVI. Il terremoto del 1908 la distrusse quasi per intero tanto da richiedere una nuova costruzione.” (Carmelo Biondo, Chiese di Barcellona Pozzo di Gotto, Scuderi, Messina, 1986, pag. 80).
Il Barberini, nella sua storia di Barcellona, riferisce che la chiesa risaliva al secolo XIV o XV, era a due navate e fu ricostruita nel 1927 su progetto dell’ingegnere Fazio (Santi Emanuele Barberini, Barcellona Pozzo di Gotto nella storia e nei monumenti, Tipografia Greco, Barcellona P.G., 1933, pag. 39).
foto di Marcello Crinò














