La riflessione di un barcellonese che torna a casa e nota lo scarso senso civico del suo quartiere Sant’Antonino

- Segnalazioni

Premessa

Non mi fa piacere scrivere qualcosa di negativo sulla città di Barcellona, nella quale non vivo da molto tempo, ma che sento ancora mia. Infatti lo scopo non è di denigrarla, ma è quello di dare sfogo alla mia rabbia nel vederla così deturpata, nella convinzione – sicuramente discutibile – che la denuncia, la presa d’atto collettiva di una situazione, possa rappresentare un contributo affinché si cominci, o si continui, ad intervenire su un problema: a Barcellona c’è gente con un bassissimo senso civico, tra le cui manifestazioni c’è lo sporcare deliberatamente la città, che di per sé non brilla per decoro, almeno così mi sembra di trovarla ogni volta in cui ci ritorno, con immagini che prepotentemente si pongono davanti ai miei occhi.

Il fatto

Durante la mia ultima brevissima visita del fine settimana scorso, ho avuto modo di “ammirare” solo la piazza di Sant’Antonino (tanto per cominciare smetterei di chiamarla “piazzetta” che già mi sembra un termine squalificante e riduttivo). Stavolta ho fatto fatica ad accettare ciò che ho visto: a parte l’ormai annosa questione delle erbacce che hanno fagocitato i marciapiedi delle strade nuove, nel tratto dalla scuola Foscolo al sottopasso della stazione, a parte gli atti vandalici visibili nella parte posteriore dello storico convento, con la porta di una pertinenza sfondata, a parte la sporcizia generale, ciò che mi è sembrato un vero e proprio oltraggio è stata la vista di un mucchio di sacchi, alcuni aperti che lasciavano intravedere il contenuto, dei vestiti usati, consunti dalle intemperie, chissà da quanto tempo abbandonati là, in bella vista nella piazza, addossati ad un muro del Convento di Sant’Antonio di Padova. Penso che non si possa tacere, mi chiedo come dei cittadini possano essere ostaggio di anti-cittadini che ritengono di gettare la loro immondizia dove credono, avanzi della loro esistenza in una pubblica piazza. Altre volte ho visto mini discariche in giro per la città, che spero non ci siano più; in estate l’associazione di volontariato Casa di Francesco chiese pubblicamente aiuto per ciò che veniva scaricato nei pressi della struttura, tra abiti non utilizzabili, spazzatura e perfino gattini, trovati morti. Tutto ciò non può essere un consuetudine.

È solo una piccola montagna di indumenti usati… ma non è normale, non è stata gettata in un angolo recondito, sul letto di un torrente o nascosta dentro un terreno incolto circondato da rovi (già i rovi…). Credo che il fatto richieda una riflessione, forse un’azione educativa o un’opera di sensibilizzazione.

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