Barcellona Pozzo di Gotto: le due processioni delle “varette” del Venerdì Santo

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Si svolgerà il 29 marzo la doppia processione delle “varette” del Venerdì Santo, che per le sue peculiarità è stata iscritta nel Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia (approvazione del 20 ottobre 2008; Gazzetta Ufficiale della Sicilia del 9 maggio 2014, pp. 38-44). I modi di formazione della città (due nuclei originariamente separati dal torrente Longano) hanno fatto sì che a Barcellona Pozzo di Gotto, caso unico, si sviluppassero due processioni con ben ventisei “varette”, costituite da sculture ispirate a opere d’arte rinascimentali, manieriste e barocche.

La processione è stata sospesa durante l’epidemia di Coronavirus nel 2020 e 2021, mentre nel passato risulta una sospensione nel 1854 (con sicurezza quella di Pozzo di Gotto, con un margine di incertezza per la barcellonese), a causa dell’epidemia di colera. La processione di Pozzo di Gotto era stata sospesa, ancor prima, tra il 1783 e il 1800 circa, a causa dei terremoti che danneggiarono il Duomo di Santa Maria Assunta.

Le varette della processione di Pozzo di Gotto

1-DSCF3086-768x1024 Barcellona Pozzo di Gotto: le due processioni delle “varette” del Venerdì Santo

La processione di Pozzo di Gotto, risalente al 1621, seppur in forma ridottissima rispetto all’attuale, forse con il solo Ecce Homo, si forma nella via Risorgimento, di fronte la chiesa di Gesù e Maria, dove sono custodite le varette dell’Ecce Homo e dell’Urna col Cristo morto e  prosegue fino al Duomo di Santa Maria Assunta, disponendosi in due file nelle strade che circondano il Duomo. Da qui si  snoda lungo la via Garibaldi, raccogliendo durante il percorso altre due “varette” custodite nella chiesa delle Anime del Purgatorio. Le origini di questa manifestazione hanno chiari riferimenti alla tradizione spagnola; addobbate con fiori e luci, spesso solo con candele, hanno mantenuto nel tempo le caratteristiche iniziali.

I gruppi statuari sfilano secondo questo ordine: Ultima cena (rifatta nel 1863 da Carmelo Vanni; il Cristo è stato rifatto nel Novecento), Cristo nell’orto (1864, opera di Carmelo Vanni), Cristo alla colonna (restaurato nel 1864 da Carmelo Vanni), Ecce Homo (1621; rifatto nella seconda metà dell’Ottocento), Cristo porta la croce (1864), Incontro con le pie donne (1950), Cristo caduto sotto la croce (1900, autore Giuseppe Fiorello; l’opera fu premiata a Roma nel 1911 e poi acquistata per la processione), Cristo spogliato dalle vesti (1970 circa), Crocefisso (XVII secolo; sostituito nel 1865 con l’opera di Giuseppe Rossitto), Pietà (1921), I simboli della Passione (1981), Urna col Cristo morto (XVII secolo; rifatta nel 1895), Addolorata (1658 circa; sostituita nel 1875 con un’opera di Michele Gangeri). L’Urna col Cristo morto è accompagnata dai “Giudei”, in realtà soldati romani caratterizzati da un elmo sormontato da penne di pavone, che sin dal periodo paleocristiano era il simbolo della consacrazione della Chiesa, e le cui carni erano ritenute incorruttibili e pertanto simbolo della Resurrezione. Un simbolismo ormai dimenticato ma ben chiaro a chi per primo li fece realizzare. La processione si  conclude con il baldacchino e il sacerdote recante la reliquia della Croce, e la Banda musicale.

Le varette della processione di Barcellona

La processione di Barcellona si forma presso la  chiesa di San Giovanni dove si radunano anche le “varette” provenienti da altre chiese e magazzini. L’origine di questa seconda processione, che presenta caratteri di maggiore sfarzo rispetto all’altra, con addobbi floreali più ricchi, risale probabilmente alla metà del Settecento (con il Crocefisso e l’Addolorata, del 1754), cioè quando la chiesa di San Giovanni fu ingrandita acquisendo l’assetto architettonico attuale, ma si è consolidata nel 1871, tanto che alcuni studiosi ritengono che questa sia la vera data di origine.

I gruppi scultorei si muovono in quest’ordine: Ultima cena (Ottocento; rifacimenti di Matteo Trovato, scultore barcellonese vissuto dal 1870 al 1949), Cristo nell’orto degli ulivi (Ottocento, Matteo Trovato; restaurata da Giuseppe Emma nel 1976), Cristo alla colonna (Ottocento; rifatta da Matteo Trovato), Ecce Homo (Ottocento; rifatta da Matteo Trovato nel 1921), Cristo porta la croce (Ottocento; rifatta da Matteo Trovato nel 1911), Caduta di Cristo (Ottocento; Cristo è stato rifatto da Matteo Trovato nel 1933; restauro del 1977 di Pietro Indino, scultore di Lecce, 1912-1992), Crocefisso (1754; rifatto nel secondo Ottocento; figure aggiunte nel 1977 dallo scultore Giuseppe Emma), Discesa dalla croce (1948, opera di Pietro Indino di Lecce), Pietà (1948, opera della Ditta Longo), Cristo portato al sepolcro (1948, opera di Pietro Indino; secondo altre fonti opera del leccese Giuseppe Manzo, 1849-1942), Urna col Cristo morto (secondo Ottocento, rifacimento dell’Urna nel 1929 ad opera di Salvatore Crinò, scultore barcellonese, 1895-1972; il Cristo è di Matteo Trovato), Addolorata (1754), ed infine la Banda musicale.

Dal 2017 nella processione manca la “varetta” del Pretorio di Pilato (1980 o 1981, opera dello studio d’arte di Pietro Indino). Durante la ricognizione attuata per tempo nel magazzino dov’era custodita fu trovata rosicchiata dai topi.

Anche a Barcellona l’Urna del Cristo morto è accompagnata dai “Giudei”, senza le penne di pavone ma con un semplice elmo con pennacchio. A conclusione della processione si colloca il baldacchino con il sacerdote recante la reliquia della Croce e la Banda musicale. Dal 2016 viene portata  in processione anche una copia della Sacra Sindone, appartenente alla parrocchia di San Giovanni.

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