“La semplice storia d mio padre” di Gaetano Falcone

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La semplice storia di mio padre è un breve pamphlet scritto da Gaetano Falcone (LithosEdizioni 2003). Lo scritto narra la storia del padre Bruno, che come tanti emigranti lascia la propria terra in cerca di fortuna.

Bruno Falcone, a 11 anni, viene affidato dai genitori ad un amico di famiglia che partendo da Tramonti (SA), definita la repubblica dei pizzaioli migranti, si era affermato. Anche Bruno Falcone realizza il suo sogno e, infatti dopo anni di duro lavoro diviene titolare della pizzeria Maxima Padova.

Spesso i figli manifestano quella che il grande Konrad-Lorenz definì l’ubbidienza ritardata, ma che nel rispetto dei genitori e della tradizione, garantisce il fondamentale equilibrio del vivere. Non è un testo celebrativo, ma una storia vera perchè il racconto del figlio non nasconde i limiti e i difetti di un padre per il resto tanto amato e venerato.

Persino i suoi vizi che non vengono annullati in una catartica abreazione, sono mostrati mentre accompagnano la sua fortuna professionale(dalla postfazione di Raffaele Manduca). Nel Veneto divenuto dagli anni ‘70 terra di immigrazione, Bruno Falcone si inserisce, lotta e si afferma portandosi dentro tuttavia la Costiera Amalfitana ricca di colori e piante mediterranee, i muretti a secco a difesa delle frane, un modo di sentirsi sospesi per sempre in bilico sull’emozione di sinfonie e richiami che ti entrano dentro… (dalla prefazione di Enzo Basso).

In questa avventura la moglie Raffaella è stata il porto sicuro, la pietra angolare. Mia madre, scrive l’autore ha governato la biga alla quale era attaccato mio padre, ma questi da purosangue spesso ha mal sopportato le briglie. Divenuto paron, Bruno deve affrontare la crisi finanziaria del 2008 nata in America in seguito ai mutui subprime che investe tutto il mondo. In seguito a ciò la ristorazione è duramente colpita ele banche non brillano per generosità. Ma il carattere indomito, l’ottimismo e la professionalità permettono di superare il momento di difficoltà.

Quando tutto sembra rasserenarsi, Bruno Falcone muore per ischemia miocardica acuta. Aveva 56 anni. Per la famiglia Falcone è un duro colpo: al dolore per la perdita del caro congiunto si associa il disagio per la gestione dell’attività lavorativa. Fu in quel momento che Maria mia sorella, scrive Gaetano Falcone, dimostra il suo carattere di leonessa: è presente in questa giovane madre un carattere indomito, un attaccamento viscerale alla famiglia e alle tradizioni alle quali è stata educata fortissimi. Come nella saga dei Florio, in questa famiglia, ci sono donne eccezionali che sacrificano tutto per la stabilità come Raffaella o per continuare una tradizione lavorativa come Maria. Nell’arte ereditata, si perpetua la memoria del padre: una memoria fatta del palpitante, ma immateriale affetto dei figli e della sposa. Questa storia, che il figlio narra è anche un riuscito esempio di integrazione dichi ha inciso positivamente nel territorio del suo nuovo insediamento. Un lascito, quello di Bruno Falcone, che la seconda generazione dovrà trasmettere a sua volta in futuro.

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