Castroreale e la storia del Santissimo Crocifisso: “U Signuri Longu”

- Cultura, Attualità

A rettifica e approfondimento di un articolo comparso sul nostro giornale a ridosso della festa in onore del “Signuri Longu”, antica tradizione religiosa castrense. Si pubblica la storia dettagliata e obiettiva, fornita da storici, appassionati e amministratori di Castroreale che ringraziamo per l’attenzione. Come sempre, l’intento di 24live.it è quello di fare informazione nel modo più oggettivo e corretto possibile. Vi auguriamo buona lettura.

La processione

La processione del Cristo lungo, viene istituita nel XVI sec.; la città era già al massimo del suo splendore e della sua importanza. Castroreale vede nell’arco di due secoli dal XIV al XVI il sorgere di ben 36 chiese molte delle quali intitolate alla Vergine, nel XV secolo viene edificata la chiesa di S. Agata, luogo in cui viene custodito il SS. Crocifisso.

A questa Chiesa era legata una confraternita (che cessò di esistere alla fine dell’800)   appunto di Sant’Agata ed è ad essa che si deve l’istituzione della processione del Cristo lungo. Fu questa confraternita a commissionare nel 1507 la Vara all’artigiano messinese Antonino Radese o Ravesi autore della Vara di Messina.

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La Vara

Il Radese deve probabilmente essere venuto a Castroreale per conoscere la città e soprattutto le strade e realizzare la Vara con le stesse caratteristiche di quella messinese anche se a differenza di quella di Messina non è trascinata dalle corde bensì portata a spalle.

Essa è costituita da un pesante fercolo, sul quale viene inalberato, messo a piombo e fissato con due perni d’acciaio un palo sfaccettato e dipinto di nero, alla cui sommità è posta la croce con l’immagine in cartapesta a grandezza naturale del Crocifisso.  Il trasporto che  viene fatto a spalle per vie che presentano notevoli pendenze è basato su un attento gioco di equilibrio grazie all’aiuto di lunghe pertiche che terminanti ad uncino, quindi legno e ferro, vengono agganciati sotto grossi chiodi imbiancati e posti ad intervalli regolari nelle facce anteriore e posteriore del legno della croce che una volta sollevato a spalle supera in altezza tutti gli edifici della città; ad eccezione del Duomo unica chiesa in cui si può inalberare e la torre del SS Salvatore.

La storia

Una prima testimonianza dell’esistenza della processione nel XVI sec. ci è data dalla bella statua di Sant’Agata nell’omonima chiesa, scolpita da Giovanni Angelo Montorsoli nel 1554 nella predella si trovano cinque bassorilievi in due di essi sono scolpite delle figure incappucciate cioè i confrati che guardano un palo alto alla cui sommità si trova non un crocefisso ma un piccolo quadro raffigurante il Salvator mundi. Probabilmente il Montorsoli non aveva capito bene la processione.

 Il documento più antico e certo è costituito da una supplica rivolta all’Arciprete Marcello Impallomeni nel 1646, per rivendicare, in vista dell’imminente processione “del SS. Legno della Croce” il diritto di precedenza della stessa Confraternita nella processione del venerdì santo e il posto da sempre occupato nel Duomo.

Altre testimonianze certe ci vengono dai libri di esito e di introito della chiesa di Sant’Agata nei quali sono descritte le spese effettuate per il SS. Legno e gli altri suppellettili utili alla Vara.

Il  legno è stato più volte sostituito, quello attuale del 2011, è in cipresso, proviene dal cimitero di Castroreale, ed ha richiesto, oltre al periodo della stagionatura, un accurato e sinergico lavoro di fabbri, falegnami e gente comune, per essere rinforzato e reso adatto allo scopo.

Anche la Croce ha subito rifacimenti nel corso dei secoli così come  le forcine anch’esse sostituite durante gli anni.

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La tradizione

La tradizione voleva  che la vara fosse  sostenuta da contadini e le forcine da falegnami, che si tramandavano questo compito di generazione in generazione, oggi questa distinzione non esiste più..

Molti  portatori della vara provenivano da contrade che oggi non fanno più parte del nostro territorio, Gala, Croce-Maloto, Intrizzato, Praga Migliardo e Ficarella che dal 1815 fanno parte del Comune di Barcellona P.G.,  ma continuano a portare la vara perché il legame religioso e tradizionale e sempre stato forte e si è succeduto di generazione in generazione. Anche questo dato dimostra l’esistenza della processione anteriore al secolo XX. 

Le processioni  erano due il mercoledì legata all’esposizione delle sacre quarantore nel Duomo  e quella del venerdì santo che veniva curata dalla chiesa madre, vi partecipavano tutte le confraternite  tutto il clero, le tre parrocchie coadiutrici del duomo con le loro preziose croci astili e numerose vare. Su quella del Cristo lungo sedevano due bambini della comunità che raffiguravano Maria Addolorata e S. Giovanni che tiene un calice , al quale sono collegati due lunghi nastri, uno rosso e uno bianco che scendono dal costato di Cristo e simboleggiano il sangue e l’acqua da esso  sgorgati. A volte anche un bambino che raffigurava un angelo. Ultimo nella processione il SS. Sacramento sotto un baldacchino davanti al quale la confraternita di S. Agata che era la più antica.

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L’attualità della tradizione 

Ancora oggi queste processioni si ripetono. I castrensi furono fin dall’inizio legati al crocefisso e a lui la popolazione si è sempre rivolta per necessità proprie o collettive. Molte nel corso dei secoli sono state le processioni straordinarie per svariate necessità soprattutto nel 1600 e 1700 a causa di epidemie, siccità o carestie (sempre libri esito e introito). Il Cristo veniva portato in processione e a volte rimaneva esposto nel Duomo finché la grazia non era concessa.    

Processione straordinaria fu quella del 25 agosto 1854. In quel mese ormai il colera si era diffuso per tutta la penisola partendo da Genova, raggiungendo purtroppo Messina che per precauzione aveva sospeso i festeggiamenti dell’Assunta, ma già sin dal 10 di quel mese si ebbero i primi contagiati. Due giovani sposi originari di Castroreale che si trovavano a Messina decisero velocemente il rientro portando però in incubazione il morbo. La notizia che la  signora Giuseppina Vadalà fosse stata contagiata e in  coma si sparse e i castrensi decisero di portare in processione il Crocefisso a cui da secoli si rivolgevano e come racconta il Casalaina nel suo libro al passaggio della Sacra immagine la donna chiamò il marito Orazio Nicosia dimostrando la sua guarigione. Quindi si gridò al miracolo e da quel momento la festa principale istituita da Pio IX,  fu  ed è quella che si svolge dal 23 al 25 di agosto.

Che Castroreale sia  rimasto immune dal contagio è attestato da lettere e dal libro dei morti conservato  nell’ufficio dello stato civile del comune in cui non si rilevano morti per contagio ma addirittura in quell’anno le morti furono inferiori agli altri anni. Il Crocefisso rimase esposto nel Duomo fino il 17 dicembre 1854 e poi dopo il ringraziamento insieme con il simulacro dell’Assunta fu riportato nella propria chiesa.

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