27 marzo, Giornata Mondiale del Teatro: l’invito di Pollicina #recitiamoshakespeare

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Oggi è la Giornata Mondiale del Teatro e per l’Italia, secondo il ministro Franceschini, sarebbe dovuta essere anche la giornata della riapertura dei teatri

Purtroppo, come spesso è accaduto nell’ultimo anno, le parole non coincidono con i fatti ed è la seconda giornata dedicata al Teatro che, vede, però quei luoghi chiusi e vuoti.

Ormai non è più un segreto: la categoria dei lavoratori e lavoratrici dello spettacolo dal vivo è fra quelle che più di tutte ha subito questa pandemia. Oggi è la Giornata della Resistenza del Teatro, la ‘festa’ di chi, nonostante tutto, continua a sognare.

La Giornata Mondiale del Teatro è stata ideata a Vienna nel 1961 durante il IX Congresso mondiale dell’Istituto Internazionale del Teatro su proposta di Arvi Kivimaa a nome del Centro Finlandese. Dal 27 marzo 1962, la Giornata Mondiale del Teatro è celebrata dai Centri Nazionali dell’I.T.I. che esistono in un centinaio di paesi del mondo.

L’Istituto Internazionale del Teatro (I.T.I.) è stato creato nel 1948, per iniziativa dell’U.N.E.S.C.O. e di personalità famose nel campo del teatro, ed è la più importante organizzazione internazionale non governativa nel campo delle arti della scena.

Il ruolo dell’I.T.I.

L’I.T.I. incoraggia gli scambi internazionali nel campo della conoscenza e della pratica delle Arti della Scena, stimola la creazione ed allarga la cooperazione tra le persone di teatro, sensibilizza l’opinione pubblica alla presa in considerazione della creazione artistica nel campo dello sviluppo, approfondisce la comprensione reciproca per partecipare al rafforzamento della pace e dell’amicizia tra i popoli, si associa alla difesa degli ideali e degli scopi definiti dall’U.N.E.S.C.O..

Ogni anno, una personalità del mondo del teatro, o un’altra figura conosciuta per le sue qualità di cuore e di spirito, è invitata a condividere le proprie riflessioni sul tema del Teatro e della Pace tra i popoli. Questo messaggio internazionale è tradotto in diverse lingue ed è, poi, letto davanti a decine di migliaia di spettatori prima della rappresentazione della sera nei teatri nel mondo intero, stampato nelle centinaia di quotidiani e diffuso da radio e televisione sui cinque continenti.

Jean Cocteau fu l’autore del primo messaggio internazionale

Il teatro riunisce e la Giornata Mondiale del Teatro è la celebrazione di questa volontà, è un’opportunità per gli artisti della scena di condividere, con il pubblico, una certa visione della loro arte e il modo con cui quest’arte può contribuire alla comprensione e alla pace tra i popoli.

L’appello di Giuseppe Pollicina

Tutti in città e anche oltre le “mura” barcellonesi conoscono bene Giuseppe Pollicina e la sua dedizione nei confronti del Teatro. Lui è stato il protagonista di un appello lanciato tramite il suo profilo facebook ieri, affinchè oggi tutti gli operatori del teatro si unissero attraverso l’iniziativa #recitiamoshakespeareinsieme.

#recitiamoshakespeareinsieme

L’appello prevede la recita di un testo di William Shakespeare con l’intento di riempire tutte le bacheche di facebook, di Instagram o di ogni altro social affine all’artista che parteciperà per vivere insieme la Giornata Mondiale del Teatro, diffonderla e sentirsi parte – ancora una volta – di quel mondo a cui è stata negata l’esistenza.

Il testo da recitare

“Mi raccomando, recitate le battute come l’ho dette io, ben scandite e agili sulla lingua. Ditele, non declamatele in tono così alto; perché se vi sgolate come fanno molti dei nostri attori, tanto valeva dare i versi al banditore della città. E non trinciate l’aria con la mano, così, ma in tutto serbate sempre la misura; perché nel torrente, nella tempesta, e direi nell’uragano stesso della passione, dovete raggiungere e far sentire una moderazione affinché non manchi il garbo e il ritegno. Ah mi disturba fin nel profondo dell’anima sentire un guitto con la parrucca scompigliata che dilania una passione, la riduce in brandelli con urla e gesti disumani, per rintronare la platea. Vero è che, gli spettatori, di regola non apprezzano che mimi insensati e fracasso. Un tipo così lo farei frustare perché vuol esser più Orco d’un Orco, più Erode di Erode.

Vi scongiuro di evitare tutto ciò.

Ma non dovete essere nemmeno troppo controllati, lasciatevi guidare dal vostro stesso giudizio, dal giusto mezzo. Accordate il gesto alla parola, la parola all’azione, con la particolare avvertenza, di non andare mai oltre la moderazione della naturalezza. Perché ogni eccesso in questo è lontano dallo scopo del teatro, il cui fine, agli inizi come ora, è stato sempre ed è di porgere, diciamo, uno specchio alla natura; di mostrare alla virtù il suo volto, al vizio la sua immagine, e all’epoca stessa, alla sostanza del tempo, i loro costumi e caratteri.

Ora se questo si esaspera o s’infiacchisce, farà forse ridere gli incompetenti, ma non può che attristare gli esperti, il cui giudizio deve avere più peso nella vostra considerazione tale da far dimenticare gli applausi della platea più affollata…”Ho visto recitare – e sentito colmare di elogi sperticati per non dire sacrileghi – attori che di cristiano non avevano la parlata né di cristiano i modi: vederli come andavano pavoneggiandosi e muggendo faceva venire in mente che a fabbricar costoro fosse stato un qualche rozzo manovale della natura, e non gli fossero riusciti bene, tanto ignominiosa era la loro imitazione dell’umanità.

E quelli che fan le parti divertenti, badate che non dicano più di quanto è scritto per loro – ce n’è che si mettono a ridere per far ridere qualche pugno di spettatori idioti, e proprio quando si dovrebbe prestare attenzione a qualche punto essenziale del dramma. Il che è da furfanti e mostra una ben pietosa ambizione nello sciocco che lo fa.

Orsù, andate a prepararvi.

Orsù, si dia inizio allo spettacolo.

Orsù, andiamo a incominciare!!!”

(William Shakespeare – Amleto – Atto terzo – Scena seconda)