Casa della fanciulla di Barcellona: depositata dai legali un’istanza urgente contro il trasferimento di due minori

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I legali della “Casa della Fanciulla” di Barcellona Pozzo di Gotto, Francesco Miraglia e Carmen Pino, hanno depositato un’istanza urgente chiedendo una nuova udienza, la sospensione, la revoca o la modifica del provvedimento e un nuovo ascolto delle minori per scongiurarne il trasferimento. Parallelamente, hanno chiesto alla magistratura inquirente di approfondire i fatti già segnalati.

Nei giorni scorsi una delle due minori ospitate presso la struttura è dovuta ricorrere alle cure del pronto soccorso dopo aver appreso del possibile trasferimento. Le due sorelle hanno manifestato la volontà di restare nella comunità, dove hanno costruito nel tempo i propri riferimenti educativi, scolastici e affettivi. Parallelamente, chiedono alla magistratura inquirente di approfondire i fatti già segnalati.
Nei giorni precedenti al decreto, i Carabinieri avevano effettuato accessi presso la struttura nell’ambito delle attività connesse ai provvedimenti giudiziari. Secondo quanto riferito dai legali, “la loro presenza sarebbe stata percepita dalle ragazze come il segnale di un imminente allontanamento, accrescendo paura e insicurezza”.
“Il 14 settembre una delle minori – raccontano i legali – è stata accompagnata al pronto soccorso. La documentazione sanitaria riferisce uno stato d’ansia reattiva, due episodi di vomito, lipotimia e rigidità degli arti. Il giorno successivo, 15 settembre, il Tribunale per i minorenni di Messina ha disposto il trasferimento delle sorelle presso un’altra struttura, prevedendo anche il possibile intervento della forza pubblica in caso di mancata collaborazione”.
Nell’istanza urgente, i difensori si oppongono all’allontanamento e chiedono di essere convocati in udienza affinché la situazione venga nuovamente esaminata e le ragazze possano essere ascoltate. Secondo quanto riportato, “alla precedente udienza di pochi giorni fa non sarebbero stati convocati l’ente gestore della “Casa della Fanciulla”, la coordinatrice, la psicologa e gli operatori che seguono quotidianamente le minori, ossia gli operatori ai quali viene richiesto di rendersi partecipe diligente per l’esecuzione del provvedimento. Presenti, al contrario, gli operatori della nuova struttura ricevente che non conoscono le minori”.
Miraglia contesta inoltre l’attribuzione alle religiose di presunti “ostacoli” che avrebbero arrecato ulteriore pregiudizio alle ragazze. Secondo il legale, “dal verbale richiamato nell’istanza non emergerebbero specifiche condotte materiali di rifiuto da parte dell’ente gestore, mentre sarebbe chiaramente riportata l’opposizione delle minori al trasferimento.
«Il giudice deve essere terzo e imparziale – afferma Miraglia –. Se la comunità ha commesso errori, devono essere indicati, dimostrati e accertati nel contraddittorio. La preoccupazione di chi vive quotidianamente accanto a queste ragazze non può essere trasformata automaticamente in ostruzionismo. Prima di chiederci chi si oppone, dobbiamo capire perché due ragazze non vogliano essere trasferite e perché una di loro sia arrivata al pronto soccorso».
Dagli atti prodotti emergerebbe “che le sorelle desiderano rimanere presso la “Casa della Fanciulla” e temono un nuovo cambiamento di ambiente, scuola e riferimenti affettivi. I legali contestano che la disponibilità a conoscere un’altra struttura possa essere interpretata come consenso al trasferimento definitivo”.
«Stanno chiedendo che la loro voce abbia un peso reale nelle decisioni che riguardano la loro vita – prosegue Miraglia –. Non sono oggetti di un procedimento e non si possono trattare le loro richieste come capricci».
La posizione dei difensori è quindi netta: nelle condizioni attuali non dovrebbe essere eseguito alcun trasferimento, spontaneo o coattivo. Parallelamente, chiedono alla Procura competente di verificare le circostanze già denunciate e di accertare eventuali condotte o responsabilità nella gestione della vicenda, senza conclusioni precostituite.
La vicenda era già stata oggetto di esposti alle Procure della Repubblica di Messina e Barcellona Pozzo di Gotto. Nei documenti, i legali avevano segnalato quelle che ritengono “anomalie nella procedura” e contestato, tra gli altri aspetti, “la corrispondenza tra la volontà espressa dalle ragazze e quanto successivamente riportato negli atti”.
«Quando sono coinvolti minori, la terzietà del giudice e il contraddittorio devono essere garantiti con particolare chiarezza – conclude Miraglia –. Nessuno può essere indicato preventivamente come responsabile del problema e nessuna ricostruzione può diventare verità senza una verifica rigorosa. La società civile ha il diritto di chiedere trasparenza e che la voce delle minori venga realmente ascoltata».