Nuovi sviluppi sul caso degli affidi dei minori e della comunità gestita dalle religiose nel Messinese. A seguito degli esposti già inoltrati alle Procure della Repubblica di Messina e di Barcellona Pozzo di Gotto e al Tribunale per i Minorenni di Messina per far luce su un presunto meccanismo volto a delegittimare la struttura d’accoglienza, i legali Francesco Miraglia e Carmen Pino rilanciano l’allarme, evidenziando ulteriori anomalie legate all’ascolto dei ragazzi e alla condotta delle procedure.
Nei giorni scorsi si è tenuta un’udienza relativa alla situazione delle due sorelle, che nella comunità avevano trovato stabilità e che avevano già espresso forte ansia per un imminente trasferimento, preoccupate di dover abbandonare l’ambiente in cui vivono da anni, la scuola, i docenti e i compagni di classe. Secondo quanto riferito dalle stesse minori, a loro parere, “la verbalizzazione a margine dell’audizione presenterebbe una ricostruzione del tutto difforme dalla realtà dei fatti e da quanto affermato direttamente dalle giovanissime”, tanto che le stesse hanno sentito la necessità di affidare i loro pensieri a due lettere scritte di loro pugno. Secondo le minori “sarebbe stato verbalizzato che le due ragazze avessero acconsentito al cambio di struttura quando al contrario, le sorelle hanno espresso soltanto la volontà di effettuare una visita conoscitiva. Per facilitare il passaggio alla nuova comunità, inoltre, sarebbero stati coinvolti due amici precedentemente trasferiti dalla medesima struttura per far leva sulle ragazzine e condizionare la loro decisione”.
“Alla luce di tali discrepanze – dichiara l’avvocato Carmen Pino – abbiamo formalmente richiesto alle procure di Messina e Barcellona Pozzo di Gotto l’audizione diretta delle due sorelle, affinché possano riferire personalmente e con esattezza lo svolgimento degli eventi, ad integrazione dell’esposto che abbiamo già presentato”.
La richiesta si inserisce nel solco della comunicazione formale che gli avvocati Francesco Miraglia e Carmen Pino hanno già indirizzato, lo scorso 4 settembre, al Presidente del Tribunale per i Minorenni di Messina, chiedendo di verificare quanto effettivamente accaduto durante l’audizione, attraverso il confronto tra le dichiarazioni scritte delle minori, il verbale dell’udienza e l’eventuale registrazione audiovisiva dell’ascolto, al fine di accertare se la loro volontà sia stata realmente ascoltata, correttamente compresa e fedelmente rappresentata.
“Qui non siamo più davanti a semplici perplessità – afferma l’avvocato Francesco Miraglia –. Quando due ragazze scrivono di proprio pugno di voler rimanere nella comunità nella quale vivono e riferiscono che la disponibilità a conoscere un’altra struttura sarebbe stata trasformata nel consenso al trasferimento, abbiamo il dovere di pretendere risposte. L’ascolto del minore non può diventare un passaggio formale né, peggio ancora, uno strumento per legittimare decisioni già assunte. Se quanto riferito dalle ragazze troverà riscontro, saremmo davanti a fatti di estrema gravità. Per questo abbiamo scritto direttamente al Presidente del Tribunale per i Minorenni di Messina e chiediamo che vengano acquisiti e verificati il verbale, l’eventuale registrazione dell’audizione e ogni elemento utile a ricostruire esattamente quanto accaduto. Non chiediamo corsie preferenziali e non formuliamo accuse preventive: chiediamo trasparenza e verità. E su questo non siamo disponibili ad arretrare di un millimetro”.
La vicenda continuerebbe intanto a registrare nuove testimonianze che confermerebbero la dimensione sistemica del fenomeno. «Siamo stati contattati da una famiglia di Palermo – aggiunge l’avvocato Francesco Miraglia – protagonista di una vicenda analoga, elemento che avvalora la nostra tesi dell’esistenza di un modus operandi consolidato, indirizzato a estromettere determinate realtà comunitarie per favorirne altre o per celare adozioni sotto la forma di affidamenti familiari. Di fronte a questo quadro, rivolgiamo un appello formale alle istituzioni e alle forze politiche, senza distinzione di schieramento, affinché vengano intrapresi passi concreti per fare piena chiarezza su una gestione delle procedure di allontanamento che appare sempre più controversa».














