Nella giornata odierna, i Carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Messina, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), nei confronti di tre soggetti ritenuti gravemente indiziati di trasferimento fraudolento di valori aggravato dal metodo mafioso.
Coinvolto un esponente di spicco del clan mafioso dei “Mazzarroti”
Tra gli arrestati figura un esponente storico della consorteria mafiosa barcellonese, già condannato con sentenza definitiva per reati di mafia e considerato affiliato al cosiddetto “gruppo dei Mazzarroti”, attivo nella zona tirrenica della provincia di Messina.
Due dei soggetti colpiti da misura cautelare sono stati tradotti in carcere, mentre per un terzo è stata disposta la misura degli arresti domiciliari. L’inchiesta, avviata nel 2023 e protrattasi nel 2024, ha consentito di accertare un grave quadro indiziario, che dovrà comunque essere valutato in sede processuale nel rispetto del principio del contraddittorio e della presunzione di innocenza.
Gestione occulta di imprese edili e infiltrazioni negli appalti pubblici
Le indagini, condotte sotto la direzione della DDA di Messina e delegate ai Carabinieri, hanno documentato la persistente operatività dell’ex collaboratore di Giustizia, il quale, insieme a due fratelli incensurati, avrebbe influenzato pesantemente il tessuto economico di Mazzarrà Sant’Andrea, con particolare riferimento al settore del movimento terra e agli appalti pubblici.
Attraverso la fittizia intestazione di un’impresa edile a un prestanome incensurato, i due fratelli – uno dei quali collegato alla criminalità organizzata – avrebbero continuato a controllare di fatto la gestione aziendale:
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impartendo ordini al personale,
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trattando direttamente con fornitori e amministrazioni pubbliche,
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gestendo i mezzi operativi,
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curando le pratiche amministrative e
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spartendosi gli utili, in parte occultati tramite bonifici su conti esteri per eludere le verifiche fiscali e bancarie.
Ruolo determinante dell’ex collaboratore di Giustizia
L’ex collaboratore, forte della sua caratura criminale, avrebbe:
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esercitato pressioni sugli uffici tecnici comunali per accelerare pratiche edilizie;
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negoziato condizioni favorevoli per l’acquisto di mezzi meccanici da altri imprenditori;
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indotto proprietari terrieri a cedere terreni all’impresa;
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concesso l’uso di suoi terreni per il deposito dei mezzi aziendali.
Elusione dell’interdittiva antimafia e tracciamenti europei
È stato accertato anche che una seconda impresa, già destinataria di un’interdittiva antimafia dal 2020, ha continuato a ricevere risorse pubbliche tramite una triangolazione con l’impresa fittiziamente intestata. Le movimentazioni finanziarie sono state ricostruite grazie alla cooperazione giudiziaria internazionale tra Stati membri dell’Unione Europea.
Un altro indagato, 59enne, avrebbe invece esercitato pressioni e minacce per recuperare mezzi meccanici confiscati in passato a una ditta a lui riconducibile, poi ceduti ad altri imprenditori.
Maxi sequestro da oltre mezzo milione di euro
Contestualmente alle misure cautelari personali, è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP su richiesta della DDA, che ha colpito:
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due imprese edili con sede a Mazzarrà Sant’Andrea,
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un impianto di frantumazione di inerti,
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otto mezzi d’opera e
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due terreni agricoli o edificabili,
per un valore complessivo stimato in oltre 500.000 euro.
Destinatari di misura cautelare in carcere sono stati Bisognano Carmelo, difeso dall’avv. Fabio Repici e Antonino Giardina; si trova agli arresti domiciliari Davide Giardina. Difende i fratelli Giardina, l’avv. Pinuccio Calabrò.














