Il Tribunale Amministrativo Regionale di Catania e il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana confermano la legittimità dell’ordinanza di ripristino emessa dal Comune di Castroreale, a seguito di lavori eseguiti senza autorizzazioni urbanistiche in una zona a rischio idrogeologico vincolata dal Piano P.A.I.
Opere abusive in area vincolata: il contenzioso
La vicenda ha origine nella realizzazione non autorizzata di opere di sbancamento e rimodellamento del terreno in contrada Crizzina, nel Comune di Castroreale. Le aree interessate sono classificate come P3 e P4 nel Piano per l’Assetto Idrogeologico (P.A.I.), ossia a pericolosità elevata e molto elevata, e quindi sottoposte a tutela ambientale e paesaggistica.
A seguito della denuncia presentata dal controinteressato, assistito dallo Studio legale Branca, l’Amministrazione comunale ha adottato l’ordinanza n. 1/2024, disponendo il ripristino e la messa in sicurezza dei luoghi, oltre alla presentazione di un progetto autorizzato dagli enti preposti alla tutela dei vincoli.
Il ricorso al TAR e il rigetto dell’istanza
I privati coinvolti hanno impugnato l’ordinanza davanti al TAR Catania, sostenendo che si trattasse di semplici interventi di manutenzione agricola. Tuttavia, il TAR ha respinto l’istanza cautelare, rilevando che i lavori presentavano caratteristiche ben oltre quelle riconducibili all’attività edilizia libera.
Il TAR ha evidenziato che la documentazione fotografica e i rilievi tecnici dimostrano una trasformazione permanente dello stato dei luoghi, anche a danno della stradina comunale e della scarpata laterale, compromettendo la stabilità e la sicurezza del territorio.
Conferma del CGA: nessuna sospensione cautelare
Non soddisfatti della decisione del TAR, i ricorrenti hanno presentato appello al CGA Sicilia, che, in data 14 maggio 2025, ha respinto anche questa richiesta. Il Consiglio di Giustizia Amministrativa ha ribadito che gli interventi realizzati non sono riconducibili alla scerbatura o trinciatura, ma integrano opere edilizie soggette a permesso di costruire.
Secondo il CGA, l’interesse pubblico alla tutela del paesaggio e alla prevenzione del dissesto idrogeologico prevale nettamente sull’interesse privato. È stata confermata la posizione dell’Autorità di Bacino, che ha richiesto la presentazione di un progetto di mitigazione del rischio, ritenendo lo stato dei luoghi potenzialmente pericoloso per l’incolumità pubblica.
Il ruolo dello Studio Legale Branca
Lo Studio Legale Branca ha assistito il controinteressato in tutte le fasi del procedimento. L’avvocato Domenico Branca ha patrocinato il caso davanti al TAR, mentre l’avvocato Francesco Puliafito ha curato la difesa in appello davanti al CGA, ottenendo conferma della legittimità del provvedimento comunale.
“Siamo molto soddisfatti – ha dichiarato l’avv. Domenico Branca –. Il TAR e il CGA hanno applicato un principio fondamentale dell’urbanistica: gli interventi che alterano permanentemente il territorio non possono essere eseguiti senza autorizzazioni. Questa pronuncia è un segnale importante per la tutela del paesaggio e del nostro patrimonio ambientale, in un momento in cui il rispetto delle regole urbanistiche è cruciale per la sicurezza e la sostenibilità del territorio”.
Il caso rappresenta un esempio concreto di corretta applicazione della normativa urbanistica e ambientale, ribadisce l’obbligo di autorizzazione per tutte le opere che incidono sulla morfologia del territorio, soprattutto in aree vincolate e a rischio idrogeologico.
La decisione del TAR e la conferma del CGA rafforzano il principio di legalità nell’uso del suolo, richiamando l’attenzione sulla necessità di controlli efficaci contro gli abusi edilizi, con particolare attenzione alla sicurezza del territorio e alla salvaguardia dell’ambiente.
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