Barcellona, istituzioni, scuole ed associazioni insieme per contrastare il disagio giovanile

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Per contrastare il disagio giovanile serve fare rete per supportare le famiglie e per ascoltare gli adolescenti.

E’ questo il messaggio emerso dall’incontro organizzato dall’assessore ai servizi sociali Roberto Molino con le forze dell’ordine, le scuole e le associazioni di volontariato impegnate sul territorio, con l’obiettivo di creare un percorso condiviso a sostegno della crescita degli adolescenti, in un momento difficile del loro percorso di vita.

L’assessore Molino, nel suo intervento introduttivo, ha sottolineato la volontà dell’Amministrazione di coinvolgere le forze dell’ordine, le scuole ed il mondo del volontariato in un percorso che, attraverso un gruppo di lavoro, possa fare rete nel contrasto al disagio giovanile, manifestato dai ragazzi in alcuni recenti fatti di cronaca. “Abbiamo convocato questo incontro – ha sottolineato Molino – senza voler dettare i temi del confronto, ma chiedendo a tutti di collaborare per l’obiettivo comune che è quello di rendere di nuovo i giovani protagonisti del nostro territorio. Per questo abbiamo solo indicato alcuni macro argomenti che vorremmo sviluppare insieme, partendo dall’approccio educativo formativo, che possa coinvolgere anche i ragazzi in una Cittadinanza attiva, per proseguire poi con la necessità di garantire sicurezza contro il bullismo e le dipendenze.

Il sindaco Pinuccio Calabrò, nel ricordare come la realtà giovanile di Barcellona sia cambiata in meglio rispetto a 30 anni fa, quando veniva condizionata dalla forte presenza della criminalità organizzata, ha ribadito il ruolo in prima linea delle scuole e delle associazioni insieme alle forze dell’ordine sul problema del disagio sociale. “Occorre aiutare i ragazzi nel loro percorso di sana crescita, perchè se si arriva a sanzionarli per comportamenti che violano la legge, emerge un problema educativo di base, di cui siamo tutti responsabili”.

Nel corso del dibattito sono interventi diversi esponenti del mondo dell’associazionismo, delle scuole ed anche della realtà parrocchiali e cattoliche, che toccano più con mano le difficoltà dei giovani barcellonesi. Da tutti, in modo diverso, è arrivato l’appello a provare a parlare il linguaggio dei ragazzi, come ha detto padre Josef, delegato dalla Pastorale giovanile vicariale di Barcellona: “Servono educatori che parlino il loro linguaggio e che vadano incontro ai giovani, avvicinandoli nel loro ambiente, senza aspettare che siano loro a farlo”. La referente osservatorio dispersione scolastica, Costantino, ha ribadito la necessità di creare una sinergia per concretizzare le azioni per i giovani, perchè adesso non ci sono luoghi puliti in cui incontrarsi se non le piazze della città, soprattutto in periferia. La dirigente Cettina Ginebri dell’IIS Ferrari ha ribadito l’impegno della scuola sul problema del disagio sociale, ma ha sottolineato la difficoltà di poter monitorare i ragazzi all’esterno della scuola, molto spesso senza l’aiuto dei genitori. Stefania Giunta, referente sociale del Club Radio Cb, ha riferito delle problematiche che nascono nei rapporti con gli adolescenti e ha ribadito la necessità di stare con loro per ascoltare il loro disagio. Vittorio Marconi dell’associazione La Fenice ha manifestato la rabbia nel vedere tanti ragazzi che scelgono di andare via dalla città perchè qui non vedono un futuro. “Occorre lavorare insieme per conoscere i disagi dei ragazzi ed ascoltare le loro esigenze, così da far capire che c’è un’altra via per risolvere i problemi, creando le condizioni per rimanere in questa terra”.

Suor Marilena Mercurio della Figlie di Maria Ausiliatrice ha chiesto che l’azione condivisa da tutte le associazioni prosegua nel tempo in un percorso comune, che questa volta non si deve interrompere e che deve superare anche le differenze tra i diversi attori che la vorranno attuare. “La crisi dei nostri ragazzi è figlia della crisi degli adulti e della società, che devono fare la loro parte per sostenerli nel loro percorso di formazione”. Padre Timothy dell’oratorio salesiano ha invece segnalato il mancato senso di appartenenza dei ragazzi al loro territorio ed alla realtà che li circonda.
La neuropsichiatra infantile Anna Maria Randazzo ha parlato delle tante criticità dei ragazzi, che oltre al senso di appartenenza hanno perso, complice la pandemia, anche la gioia del confronto con i coetanei. “Cosa stanno facendo gli adulti per fare uscire i nostri ragazzi dall’isolamento in cui si sono trovati in questi anni? A Barcellona sono tanti i casi di hikikomori, cioè di adolescenti e giovani che decidono di isolarsi dalla vita sociale per lunghi periodi di tempo. Occorre mettere a fuoco i problemi e definire insieme una strategia per affrontarli”

Per le forze dell’ordine sono intervenuti il capitano della Guardia di Finanza Francesco Binda, che ha confermato la disponibilità al confronto con i giovani attraverso le scuole, e il vice questore Antonio Rugolo del Commissariato di Polizia, che ha voluto precisare come i giovani in città vivano in maniera sana la loro età. “I fenomeni di bullismo, di consumo di droga e di devianze ci sono e li contrastiamo quando ci vengono segnalati, ma serve seguire tutti insieme i ragazzi, senza creare troppo allarmismo, ma senza neanche abbassare la guardia”.

L’incontro si è concluso con la decisione di costituire un gruppo di lavoro, che rappresenti le diverse componenti al fine di portare avanti un progetto che possa garantire il supporto ai giovani ed alle loro famiglie, così da superare il disagio sociale, ma anche economico, in cui spesso si trovano per guardare con maggiore entusiasmo al loro futuro.