Il comitato in difesa del lungomare di Barcellona ha inviato una lettera aperta al sindaco delle città del Longano, mettendo in evidenza le criticità riscontrante da Cantoni a Cicerata, che vanno oltre al problema dell’erosione della costa. Si fa riferimento alla presenza di cani randagi, di buche per le strade, dell’incuria nella cura del verde, dei pericoli per i bambini che frequentano le aree giochi ed in generale della mancanza di manutenzione dell’interno litorale. A rendere meno gradevole l’aspetto delle frazioni del lungomare c’è anche il problema dell’abbondono dei rifiuti che purtroppo accomuna gran parte dei quartieri della città. Ecco il testo integrale della lettera:
Mi permetta di iniziare con una citazione illustre, di un illustre concittadino che ne I colori del sud immortala i luoghi che inconsapevoli forse attraversiamo ogni giorno e nel contempo ne descrive le caratteristiche ambientali, minerali, asciutte, essenziali, salienti usando un canone estetico comune a tutti coloro i quali hanno la possibilità di fermarsi, osservare, apprezzare, ammirare, farsi penetrare dalle suggestioni poetiche di un paesaggio aspro e nello stesso tempo fecondo col semplice sguardo. Noi abitanti del lungomare viviamo quotidianamente il quadro cattafiano e ogni giorno osserviamo
| “L’osso l’avorio il gesso calceviva e latte di calce carbonato di piombo camelia giglio magnolia gelsomino sabbia polvere e sale […] “ |
E ammiriamo le Eolie.
Mi permetta un’ultima citazione che ci fornirà il completamento del quadro di questo lembo di terra compreso tra il promontorio del Tindari e di Capo Milazzo. In Eolie, il poeta così descrive l’arcipelago:
| “Le Eolie le azzurre parole sono sorte nell’acqua nel mattino di gioia come vergini calme con un faro bianco sul cuore una linda nuvola sopra” |
Il nostro comitato abita questi luoghi e quotidianamente li sentiamo violentati, dimenticati, bistrattati.
A contrasto di queste splendide immagini desidero raccontarle la nostra narrazione dissonante rispetto al quadro estetico fornitoci da Cattafi e che incorniciano i medesi luoghi in un quadro dall’estetica dubbia i cui canoni narrativi sono legati al cumulo dei rifiuti che si ammonticchiano nelle strade del nostro quartiere, nei giochi dei bimbi abbandonati e non manutenuti, a recinzioni provvisorie che nella loro provvisorietà diventano testimoni di incuria simboleggiata dai numerosi pali in ferro affioranti denudati del nastro che inizialmente doveva perimetrare l’area soggetta a interdizione per questioni di sicurezza pubblica all’indomani della mareggiata del Dicembre 2019. Siepi e palme abbandonate a se stesse in una lotta alla mera sopravvivenza rendendone disarmonico l’aspetto che noi cittadini barcellonesi regaliamo ai nostri figli.
I cani in libertà che lottano per la propria sopravvivenza, scorrazzando per le vie del lungomare, intimoriscono i tanti concittadini che popolano il lungomare per passeggiare e fare sport a cielo aperto.
Questi luoghi sono molto frequentati sin dalle prime ore dell’alba e molti lamentano dell’impossibilità di fruire di questo lembo di terra in piena sicurezza. Il fetore della spazzatura straripante, l’esuberanza delle erbacce che infestano i pochi marciapiedi, le tante buche che rendono l’asfalto delle strade minaccioso per tanti ciclisti che attraversano il lungomare in direzione Tindari o Milazzo.
L’acqua piovana stagnante nelle pozzanghere in strada non viene salutata come evento favorevole per l’irrigazione dei tanti giardini che circondano le nostre case, regalandoci ortaggi e agrumi simboli di una potenziale florida agricoltura.
Noi abitanti viviamo con ansia le precipitazioni abbondanti che spesso si abbattono in questi luoghi ricchi di un passato glorioso, storicamente glorioso. Le strade diventano enormi pozzanghere di acqua stagnante. Acqua ferma a causa dell’ostruzione dei tombini di scolo. Acqua che fuoriesce dalle tubazioni delle saie tumultuosamente al punto di rompere porzioni di strade in zona Cantoni.
Non parliamo poi dello sversamento a mare di alcuni liquami non meglio identificati spesso denunciati dagli abitanti dall’odore acre e dal colore torbido che infliggono allo specchio blu del mare ferite che non trovano ancora rimedio.
Il mare, si dice, che restituisca ciò che l’uomo gli conferisce. E le nostre spiagge sono tristi testimonianze del poco rispetto che abbiamo del nostro ambiente.
Ecco vivibilità e questione ambientale: binomio che in questi luoghi diventa chiasmo quasi a voler esprime una profonda contraddizione che ad escludendum permetta di vivere questi luoghi a patto che non si tuteli l’ambiente. Mi viene in mente un altro illustre concittadino Emilio Isgrò che ci onora in estate della sua compagnia e penso che in qualche modo questo luogo ferito, cancellato in parte se potessimo fotografarlo dall’altro assumerebbe la forma di una pagina di storia cancellata qua e là. Frammenti di luoghi, negati; resti di paesaggio offeso, sgrammaticato, inospitale.
Il comitato del lungomare con forza chiede all’amministrazione di ristabilire la vivibilità del quartiere: ci aspettiamo che gli spazzamenti, la raccolta rifiuti, la manutenzione delle strade, la lotta al randagismo, la vigilanza sulle acque reflue, la sistemazione delle saie, la protezione del lungomare diventino sistematiche e routinarie attività restituendoci quell’estetica cattafiana materica e concreta a tutela del paesaggio e della salubrità dei luoghi. E insieme dia a tanti bimbi che di questi spazi sono forse i primi e più importanti fruitori l’altrettanto materica e concreta opportunità di vivere il bello senza pericoli, senza fratture visive, senza sciatteria, senza possibilità di inciampare a causa delle tante buche o di bagnarsi in un mare torbido.














