La lettura al tempo della peste

- Attualità, Discorsi sulla soglia

Uno dei pochissimi effetti positivi della pandemia è stato l’aumento della vendita dei libri.

Tuttavia a Barcellona Pozzo di Gotto i dati statistici degli ultimi anni ci dicono che sono pochi i nostri concittadini che leggono almeno un libro al mese. L’abitudine alla lettura come mezzo di elevazione spirituale è molto bassa

Nella attuale società digitale, in cui sulla parola prevalgono le foto, il libro viene sostituito dalle immagini. Queste ci sembrano vere, ma in realtà spesso esibiscono qualcosa di costruito o nascondono la verità. Anche la estrema semplificazione dei messaggi è un’arma a doppio taglio; riduce i fatti a poche parole e si presta alla invenzione di bufale: sui social imperversano le mezze verità e le menzogne, insieme alle arti della persuasione, con cui si inganna la gente comune. 

Ciò non significa che si possa fare a meno dello smartphone, del selfie, o dell’utile uso della comunicazione digitale, che anzi durante la pandemia ci aiuta a mantenere i rapporti, mentre si è costretti al distanziamento fisico.  Ma la migliore terapia in particolare al tempo della peste è affidarsi alle parole dei libri, che ci aiutano a meditare e agire in conformità alle regole della democrazia.

Quando ad Atene scoppiò la peste Socrate, costretto a restare in casa per colpa della pandemia, soleva leggere o rileggere i testi a lui più cari. Era così disciplinato nel suo stile di vita che fu tra i pochi ateniesi che scamparono al contagio.

Oggi ci si rifugia nella lettura per ripararsi dalla solitudine, dallo spaesamento del vivere in una dimensione vuota di valori, in cui prevale la cultura del suprematismo, che (con lo slogan gridato “prima noi”) mira a ottenere il consenso, non solo in politica. Per fermare questa deriva populista, basata sull’apparenza, sul narcisismo, sul mettersi in vetrina, sarebbe opportuno adoperarsi per diffondere la cultura dell’equilibrio e della misura attraverso l’abitudine a leggere romanzi, a provare il piacere della parola scritta, che è insieme messaggio, suono, ritmo. I genitori e gli insegnanti dovrebbero assumersi il compito di far capire ai giovani che alla vita serve la letteratura, insieme all’arte e alla scienza.

La scrittura e la lettura sono un atto civile, sociale; il racconto chiama alla partecipazione. Grazie ai romanzi si rivelano le intimità, i pudori, gli abissi, l’invisibile. Si legge non solo per distrarsi nel tempo libero; la lettura acuisce lo spirito critico e aiuta a essere liberi e aperti verso gli altri.

Leggere libri è una condizione indispensabile per una vera rivoluzione culturale.

Comparando noi stessi con i personaggi del libro che stiamo leggendo, possiamo sentire dentro di noi un’emozione coinvolgente, un moto ribelledi indignazione, in antidoto alla catastrofe e alla disgregazione sociale, a cui puntano i negazionisti della pandemia, gli estremisti e i trampisti arrabbiati e violenti.

Gli intellettuali – come facevano Leonardo Sciascia o Umberto Eco (del quale di recente è stato pubblicato il volumetto “Perché i libri allungano la nostra vita”) – dovrebbero esercitare un ruolo di rilievo nella società liquida. La loro funzione creativa potrebbe aiutare a ricostruire una convivenza serena in un ambiente sostenibile, in cui la gente comune capisca che dobbiamo imparare a ragionare sui tempi lunghi, a riconoscere l’importanza della meritocrazia e riscoprire il valore del rispetto reciproco anche nel linguaggio, prestando più attenzione a come parliamo o scriviamo e isolando chi getta fango nella comunicazione.

Nei nostri tempi di incertezza (o di ottusità) indispensabili sono i testi dei classici (a partire da quelli dell’antica Grecia), le poesie o i romanzi antistorici di scrittrici e scrittori anche siciliani, i quali ci forniscono nuove mappe mentali, adatte ad illuminarci nella prossima epoca che potrà risultare tenebrosa, se il governo Draghi di unità nazionale non avrà gli auspicati esiti positivi. Per le persone non più giovani potrebbe essere una buona abitudine nelle ore libere da impegni leggere ogni giorno un canto della Divina Commedia, nel corso di quest’anno in cui ricorre il settecentesimo anniversario della morte di Dante, fustigatore della società del suo tempo e padre della lingua italiana …

 

 

 

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