Confestetica, l’associazione maggiormente rappresentativa delle estetiste, cita per danni lo Stato Italiano, per l’inspiegabile disparità di trattamento tra la categoria “barbieri e parrucchieri” e “centri estetici” negli ultimi DPCM, i quali consentono in “zona rossa” l’apertura dei primi e la chiusura dei secondi.
Il Presidente del T.A.R. del Lazio, il 2 gennaio 2020 ha già fissato l’udienza cautelare che si discuterà il 27 gennaio 2020, nella quale l’avvocatura dello Stato dovrà spiegare perché in tali DPCM siano presenti palesi discriminazioni incostituzionali tra parrucchieri ed estetiste.
“Questi DPCM – si legge nella nota – creano discrimine non solo tra imprese, ma anche tra lavoratori che erogano servizi estetici identici, creando per di più uno sviamento della clientela dell’estetista a favore di parrucchieri, farmacie, portali di prenotazioni online di servizi a domicilio. Questa discriminazione è inaccettabile oltre che illegittima e per questo Confestetica chiede giustizia in tutte le sedi, cominciando proprio dal T.A.R.”
“La nostra non è una guerra di categorie – afferma Piero Laudani, Delegato Regionale Sicilia Confestetica –, anche se lo Stato ci sta provando secondo il principio di “Dividi et Impera” ma perde il suo tempo, perché noi nutriamo rispetto e continuiamo a coltivarlo per chiunque, ma lo Stato stesso non ha portato rispetto per la nostra categoria”.
Il 27 gennaio, l’Avvocatura dello Stato dovrà presentasi in tribunale dove si celebrerà l’udienza davanti alla Magistratura – Collegio Giudicante (Camera di Consiglio) per decidere sull’istanza di sospensione dei DPCM impugnati proposta da Confestetica.














