“Ecco cos’è il Covid… ve lo presento!”: l’amara denuncia di chi ha pianto la morte di un proprio caro

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Renato Munaò, 73 anni, professore messinese in pensione, se n’è andato via in appena 38 giorni, strappato alla vita e all’affetto dei suoi cari dal Covid al e diventando così una delle tante vittime siciliane della seconda ondata della pandemia.

La figlia Grazia Giuffrida, a nome dei familiari, ha voluto raccontare sui social il suo dramma, quello di un uomo che a 73 anni non soffriva di patologie importanti, soprattutto di carattere respiratorio, anzi era non era un fumatore e prima che il Covid lo colpisse appariva in piena salute. “Voglio raccontare la sua storia – chiarisce – per due motivi: in primo luogo per far capire che sbaglia chi sottovaluta le conseguenze del Covid-19, credendo che si tratti di un bluff, creato ad arte per far arricchire le case farmaceutiche e la sanità; in secondo luogo perché è importante che la gente sappia realmente cosa fare davanti ai primi sintomi del possibile contagio. La brutta esperienza che abbiamo vissuto con Renato, che è il mio patrigno, è quella di chi ha rispettato le regole e ha rispettato le indicazioni delle strutture sanitarie senza, però, essere tutelato. Non abbiamo fatto effettuato un tampone presso un centro privato per non correre il rischio di diffondere il contagio, ma ad una settimana della sua morte aspettiamo ancora l’esito del primo tampone eseguito dall’Usca di Messina il 6 novembre”.

La figlia ricorda brevemente alcuni passaggi importanti di questa vicenda, per la quale i parenti chiederanno agli organi componenti di conoscere le eventuali responsabilità di chi ha curato Renato.

“I primi sintomi del virus sono comparsi il 30 ottobre con una leggera febbre, per la quale mio padre ha assunto il paracetamolo. Persistendo la febbre, il 1° novembre abbiamo contattato il medico di base che gli ha prescritto antipiretico e bustine per la tosse. Il giorno dopo, sempre su indicazione dello stesso medico, ha inziato la cura con l’antibiotico ed il 4 novembre è stato attivato il protocollo Covid, con la somministrazione del cortisone. Come detto il 6 novembre l’Usca di Messina ha fatto il tampone, il cui esito non c’è stato ancora comunicato anche dopo la sua morte. Dal 9 novembre, purtroppo, si sono manifestate in Renato difficoltà respiratorie e il medico di base ci ha detto di chiamare il 118. I medici ci hanno consigliato di andare a comprare una bombola di ossigeno ed un saturimetro e di monitore la situazione. Successivamente viene rifatto il tampone rapido che risulta negativo. Tuttavia, la salutazione 84 consiglia il trasporto al pronto soccorso del Papardo ed il tampone molecolare dopo 70 minuti risulta positivo con una riscontrata polmonite interstiziale bilaterale”.

Nonostante l’incoraggiamento dei medici per Renato inizia il calvario vero e proprio prima nel reparto di pneumologia Covid e poi in terapia intensiva, dove purtroppo muore il 6 dicembre scorso.

“La situazione è precipitata in poche settimane – ricorda – generando una paura ed un’ansia che sono cresciute giorno dopo giorno, senza neanche la possibilità da parte dei parenti di potergli stare vicino in momenti così difficili per lui. Il 20 novembre, da quando è stato trasferito in terapia intensiva, potevamo sentirlo solo una volta al giorno, ma le sue condizioni sono peggiorate sempre di più, perché purtroppo questo virus non guarda in faccia nessuno. Le speranze di rivederlo a casa sono svanite sempre di più fino alla telefonata del 6 dicembre con cui ci hanno comunicato l’arresto cardiaco. Renato si è spento in una stanza di ospedale, senza che ci fosse qualcuno che gli volesse bene a stringergli la mano. Non l’abbiamo più visto. Renato, come tutte le persone che muoiono per questo maledetto virus sono strappati, rubati alla vita! Non sapremo mai se le cose potevano andare diversamente, ma Renato resterà sempre nei nostri cuori. Per chi continua a minimizzare e negare gli effetti di questo virus ecco cos’è il Covid, ve lo presento!”.