Suicidio in carcere a Barcellona, padre Insana: “Il problema è il sistema, non la carenza di personale”

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Il suicidio del ventenne detenuto palermitano nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto ha riacceso i riflettori su un dramma che purtroppo si ripete troppo spesso. Padre Pippo Insana, da sempre in prima linea su questo problema, esprime la sua chiara posizione: “Non funziona il sistema a supporto dei detenuti con patologie d’igiene mentale. Non è un problema di carenza di personale, ma di organizzazione delle giornate, per chi come il ragazzo palermitano, tossicodipendente in carcere per rapina, avrebbe bisogno di un’assistenza diversa, non solo di un’osservazione sterile. Serve dare stimoli, superare la noia e favorire la socializzazione ed il reinserimento perchè troppo spesso la convivenza nello stesso reparto non fa che esasperare le singole patologie, con le conseguenze a cui assistiamo troppo spesso, aggressioni al personale ed episodi di autolesionismo, che portano anche al suicidio. Se non si cambia sistema e non si riempiono le giornate dei detenuti con problemi di salute mentale questa catena non si potrà spezzare”.

Sull’impiccamento nella cella del Reparto  8^ di Barcellona è intervenuto anche il segretario  generale nazionale del Co.S.P. Mastrulli: “Il reparto per detenuti con tali patologie andrebbe soppresso, smantellato definitivamente e i reclusi trasferiti presso le REMS se soggetti ex OPG del territorio, all’incirca 80 uomini, soggetti delicatamente e mentalmente a rischio psichiatria. Una vita umana che si consuma e che si spezza come un fragile filo di cotone, dietro le sbarre, è una sconfitta sociale, culturale e politica dello Stato. Il discorso di Sua Santità papa Francesco in Piazza a Roma di alcuni giorni fa, alla presenza di centinaia di Operatori dell’Amministrazione e delle Autorità della stessa, sembra caduto nel vuoto. Come FS-COSP lo abbiamo più volte denunciato che Barcellona deve cambiare passo. A nulla sono serviti gli appelli rivolti all’Amministrazione penitenziaria e al Ministero. In più occasioni il Co.S.P. ha denunciato la situazione di grave sovraffollamento carcerario a fronte di un organico sempre più ridotto. Costringere  i poliziotti penitenziari a carichi di lavoro massacranti non consente di garantire la sicurezza all’interno dei penitenziari italiani. I suicidi si affiancano ad altre criticità, evasioni, aggressioni ad agenti. Purtroppo – conclude Mastrulli – abbiamo superato ogni limite, nelle carceri accade di tutto e nessuno ci ascolta”.