Un esposto alle Procure della Repubblica di Messina e di Barcellona Pozzo di Gotto e al Tribunale per i minorenni di Messina accende i riflettori sulla gestione e sull’affidamento di alcuni minori ospitati in una comunità alloggio del Messinese gestita da religiose.
A presentarlo sono gli avvocati Francesco Miraglia e Carmen Pino, che denunciano “una serie di presunte anomalie emerse, secondo la loro ricostruzione, nell’ambito di tre differenti procedimenti. Al centro della vicenda ci sarebbe il progressivo trasferimento dei minori ospitati nella struttura e il conseguente blocco dell’invio di nuovi ragazzi, senza che, sostengono i legali, siano stati adottati provvedimenti formali di revoca dell’autorizzazione della comunità o contestate specifiche irregolarità attraverso ispezioni”.
Secondo quanto riportato nell’esposto, “nei tre procedimenti analizzati si sarebbe ripetuto uno schema analogo. Tra gli elementi segnalati viene indicata anche la presenza della stessa figura professionale, un’avvocata che avrebbe ricoperto il ruolo di curatrice e tutrice per tre dei minori coinvolti nei procedimenti”.
La ricostruzione dei legali riguarda inoltre una serie di affidamenti che, in alcuni casi, “non avrebbero avuto esito positivo, determinando ulteriori spostamenti dei minori da una collocazione all’altra”. Una situazione che, secondo l’esposto, “rischierebbe di sottoporre ragazzi già fragili a nuovi cambiamenti e alla necessità di ricostruire ogni volta relazioni e punti di riferimento”.
Tra gli aspetti contestati “c’è anche la gestione del rapporto tra la comunità e l’autorità giudiziaria. Le religiose, secondo quanto riferito nell’esposto, non si sarebbero opposte ai provvedimenti disposti dal Tribunale, ma avrebbero chiesto maggiore attenzione alle esigenze dei minori e un ascolto effettivo della loro volontà”.
Una richiesta che, secondo l’avvocata Carmen Pino, sarebbe stata interpretata in maniera negativa.
“Il blocco dell’assegnazione dei minori e l’estromissione della comunità non sono dipesi da provvedimenti formali di revoca dell’autorizzazione o da ispezioni che abbiano rilevato irregolarità, bensì da una costante e informale lesione della reputazione della struttura, ottenuta tramite la distorsione selettiva delle informazioni trasmesse al tribunale per i minorenni”.
Le testimonianze dei minori
Nell’esposto vengono richiamate anche le dichiarazioni e le reazioni dei minori coinvolti nei trasferimenti.
Tra gli episodi citati dai legali c’è quello di un bambino che, già dopo precedenti esperienze di affidamento, avrebbe manifestato in lacrime la propria contrarietà a un nuovo trasferimento presso una famiglia che aveva incontrato soltanto sporadicamente.
In un altro caso, un minore avrebbe cercato di riallacciare i rapporti con il padre biologico. Secondo i legali, tale comportamento sarebbe stato interpretato come un elemento negativo nei confronti della comunità, alla quale sarebbe stata contestata una vigilanza non adeguata.
Viene inoltre riportato il caso di due sorelle che avrebbero manifestato ansia e preoccupazione per il trasferimento, anche per le conseguenze sulla loro vita quotidiana: l’abbandono della comunità nella quale vivevano da anni, il cambio di scuola e la separazione dagli insegnanti e dai compagni con i quali avevano costruito relazioni significative.
Secondo quanto sostenuto nell’esposto, “i minori avrebbero quindi perso una situazione di relativa stabilità senza essere necessariamente destinati a un contesto familiare, ma in alcuni casi trasferiti in altre strutture”.
Ma chi ascolta i bambini?
È proprio sul tema dell’ascolto dei minori che si concentra l’intervento dell’avvocato Francesco Miraglia, impegnato da tantissimi anni in vicende che hanno al centro l’interesse di quest’ultimi.
“Ma chi ascolta i bambini? Si agisce per il loro bene, ma il loro bene effettivamente qual è se si passa sistematicamente sopra i loro diritti e i loro sentimenti e si ostacola e osteggia con ostracismo e ghettizzazione chi, come queste suore, cerca di mediare e cercare una strada che tenga conto anche degli interessi dei minori?”.
I legali chiedono dunque che nelle decisioni relative agli affidamenti venga valutato con particolare attenzione anche il punto di vista dei bambini e dei ragazzi coinvolti, soprattutto quando esistono legami affettivi e relazionali consolidati all’interno delle comunità che li ospitano.
L’accusa di un “sistema”
L’esposto solleva infine una questione più ampia, che secondo Miraglia andrebbe oltre i singoli casi esaminati a Messina.
“Non è un caso, non è una coincidenza: è un sistema. Da anni sostengo che vi sia un metodo ben collaudato e a quanto pare esteso nell’intero Paese, dove gli allontanamenti dei bambini dai nuclei familiari per affidarli ad altre famiglie rappresentano in realtà delle adozioni mascherate. Assistenti sociali, tutori e giudici sono sempre gli stessi, i loro nomi si rincorrono nei procedimenti, i giudici decidono in base alla loro discrezionalità e a farne le spese sono bambini e ragazzi, i veri soggetti che questo sistema dovrebbe invece tutelare”.
Si tratta, dunque, di contestazioni contenute in un esposto e affidate alle valutazioni delle autorità competenti. La vicenda pone al centro il delicato equilibrio tra le decisioni dell’autorità giudiziaria, la tutela dei minori e il diritto dei ragazzi a essere ascoltati nelle scelte che incidono profondamente sulla loro vita.














