«Una bella notizia per Cannistrà e per San Paolo, certamente. Ma proprio perché si tratta di un’opera importante per la comunità, credo sia doveroso che anche la sua storia venga raccontata attraverso i fatti e i documenti».
A parlare è Giuseppe Benvegna – nel corso degli anni supportato dall’ex e attuale consigliere Cesare Molino –, che interviene in merito all’inaugurazione del pozzo “Nino Milone” nella frazione di Cannistrà per ricostruire la storia dei pozzi cittadini, attraverso gli atti amministrativi.
«Leggo che il pozzo sarebbe stato “acquisito da un privato a seguito di interlocuzioni con l’Amministrazione” e che la famiglia Milone lo avrebbe “ceduto”. È una ricostruzione che, alla luce degli atti amministrativi che ho messo a disposizione, merita almeno una precisazione».
La documentazione comunale racconta infatti un percorso preciso.
Con la deliberazione di Giunta comunale n. 199 del 10 ottobre 2025 veniva approvato il progetto definitivo relativo al ripristino funzionale del pozzo di Cannistrà e veniva dichiarata la pubblica utilità dell’opera, con contestuale apposizione del vincolo preordinato all’esproprio sulla porzione di terreno necessaria alla realizzazione dell’intervento.
La successiva Determinazione sindacale n. 32 del 16 dicembre 2025 è ancora più chiara: il pozzo, ubicato in via Strettoia Limina, risultava di proprietà del sig. Milone Giuseppe e l’Amministrazione riteneva necessaria l’acquisizione al patrimonio comunale per garantire la piena funzionalità e la gestione pubblica dell’opera.
Non si trattava, dunque, semplicemente di prendere atto di una spontanea cessione.
L’atto amministrativo disponeva l’avvio del procedimento espropriativo, prevedeva per il proprietario un termine per presentare osservazioni e stabiliva che si procedesse alla determinazione dell’indennità, oltre al tentativo di raggiungere un accordo bonario.
«Questo – sottolinea Benvegna – non significa voler togliere merito a nessuno. Significa semplicemente distinguere ciò che è accaduto sul piano politico e amministrativo da una narrazione che rischia di semplificare troppo una vicenda documentata».
Anche la dimensione dell’intervento è indicata negli atti: la particella interessata aveva una superficie complessiva di 1.455 metri quadrati, mentre per la realizzazione dell’opera era necessaria l’acquisizione di circa 50 metri quadrati, pari al 3,44% della superficie.
E soprattutto, il pozzo di Cannistrà non nasce come intervento isolato: è inserito nel più ampio intervento di ripristino degli impianti dell’acquedotto comunale finanziato nell’ambito dell’OCDPC 976, per un importo complessivo indicato negli atti in 671 mila euro, all’interno del quale il progetto di Cannistrà costituisce uno degli interventi programmati. Si tratta quindi dello stesso iter seguito per il pozzo Praga di Maloto e che si ripeterà per il rifacimento del pozzo dei Due Mulini.
«Sono contento – continua l’ex assessore Benvegna – che finalmente Cannistrà abbia il proprio pozzo funzionante. L’acqua è un bene primario e ogni opera che contribuisce a risolvere una difficoltà della nostra comunità va salutata positivamente. Ma proprio per questo dobbiamo avere rispetto della verità amministrativa».
Il punto, dunque, non è contestare l’utilità dell’opera né l’importanza dell’inaugurazione.
«Il punto è un altro: quando si racconta una vicenda pubblica, gli atti devono venire prima delle interpretazioni. E gli atti, in questo caso, sono facilmente consultabili».
Benvegna conclude con un auspicio:
«Non servono polemiche, né tantomeno contrapposizioni personali. Serve semplicemente chiarezza. Se un’opera pubblica nasce da un procedimento amministrativo che comprende progettazione, dichiarazione di pubblica utilità, vincolo preordinato all’esproprio e successiva acquisizione, è giusto raccontarlo. Anche perché dietro ogni provvedimento ci sono responsabilità, risorse pubbliche e scelte che appartengono alla comunità».














