Una serie di incontri intensi e ricchi di riflessioni quella che si è svolta presso l’Istituto Comprensivo “Foscolo” nella mattinata del 10 marzo 2026, quando tutti gli alunni delle classi terze della scuola secondaria “Foscolo” e “Portosalvo” hanno avuto la possibilità, per gruppi, di ascoltare le parole della presidente dell’associazione Antiracket “Liberi Tutti” di Barcellona Pozzo di Gotto, Sofia Capizzi, da anni impegnata nella prevenzione del fenomeno del racket e nel sostegno alle vittime grazie ad un’organizzazione che aiuta i cittadini ad accedere ai benefici previsti dalla legge 44/99, istituita dallo Stato per sostenere chi denuncia estorsioni e intimidazioni.
Durante i vari momenti di confronto – programmati nell’ambito del Progetto Legalità coordinato dalla prof.ssa Michaela Munafò – la dottoressa Capizzi ha in particolare ogni volta introdotto l’argomento raccontando ai ragazzi presenti la nascita dell’associazione e il lavoro svolto quotidianamente per supportare chi subisce minacce da parte della mafia o altri gruppi criminali. Il tema principale affrontato è stato quindi proprio il problema del racket, delle sue conseguenze nella vita di tutti i giorni per ogni cittadino e per la comunità sana. E per rendere il concetto più comprensibile agli studenti, la coraggiosa presidente ha utilizzato un esempio semplice e vicino al mondo dei ragazzi: il gioco del nascondino. In questo paragone, chi riesce a “liberare tutti” rappresenta l’associazione che aiuta le vittime, mentre chi cerca di “prendere gli altri” rappresenta la mafia. Quest’ultima spesso chiede il pizzo, cioè una somma di denaro in cambio di una falsa protezione, sostituendosi allo Stato in un territorio per controllarlo. E’ stato spiegato anche che il racket si basa su minacce e intimidazioni, che possono portare al ricatto e alla costrizione. La paura e il timore spingono spesso le persone ad accettare queste richieste, ma il messaggio principale dell’incontro è stato chiaro: non bisogna sottostare ai ricatti, ma avere il coraggio di denunciare.
Per aiutare gli studenti a comprendere meglio la situazione, sono stati inoltre presentati anche esempi concreti dei segnali tipici delle intimidazioni mafiose, come vetrine rotte, serrature riempite di colla o la presenza di proiettili davanti alle saracinesche dei negozi. E importantissima è stata la testimonianza personale, quando la dott.ssa Capizzi ha raccontato ai ragazzi la sua esperienza diretta allorché il negozio che dirige è stato mira del racket mafioso. Nonostante la paura lei ha però scelto di non cedere alle minacce e di denunciare. E, grazie alla denuncia e alla condivisione del problema con altre persone, ha ricevuto il sostegno di molte associazioni e cittadini. Tra questi anche diverse realtà del territorio, come l’Oratorio “Figlie di Maria Ausiliatrice” e l’Oratorio Salesiano di Barcellona Pozzo di Gotto, che hanno partecipato con lei alle udienze per dimostrare solidarietà con gesti che possono sembrare piccoli ma sono molto importanti, perché dimostrano che la comunità può unirsi contro la mafia. Ognuno può provare paura, ma è fondamentale affrontarla scegliendo sempre il comportamento giusto.
Al termine dell’incontro si è aperto un dibattito con gli studenti, durante il quale molti di loro hanno espresso riflessioni e posto domande alla relatrice. Il confronto ha sicuramente rappresentato un momento di crescita e di consapevolezza per tutti i partecipanti, poiché la dottoressa ha risposto in modo esaustivo, cercando di chiarire i punti salienti e incoraggiando ognuno a riflettere sulle proprie scelte, attraverso anche il proprio vissuto personale. La decisione della Dirigente prof.ssa Felicia Maria Oliveri di frazionare l’incontro con la presidente Sofia Capizzi in più momenti successivi, per favorire un confronto diretto con gruppi più ristretti di alunni, è stata inoltre sicuramente proficua e ha fatto sì che ognuno di essi sia stato un momento di crescita civile per tutti i ragazzi, che hanno potuto comprendere meglio l’importanza del coraggio, del sostegno reciproco e della solidarietà. Un’iniziativa di legalità, perciò, positiva e utile per gettare dei semi all’interno di un tessuto sociale, quello siciliano e barcellonese in particolare, ancora in parte corrotto e a volte ostile alla collaborazione, alla condivisione ed ai valori di cittadinanza attiva.
La criminalità cerca spesso le persone più deboli ma insieme, con il coraggio di denunciare e il sostegno della comunità, è possibile combatterla. Questo il messaggio forte e chiaro da non dimenticare.
























