Nel pomeriggio di ieri10 settembre 2025, in occasione della Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, si è tenuto presso il Parco Maggiore La Rosa di Barcellona Pozzo di Gotto l’incontro dal titolo “Suicidio e Carcere: prevenzione, intervento e reinserimento sociale”, organizzato dall’Osservatorio Violenza e Suicidio (O.V.S.), dal Comune di Barcellona P.G., dal Campus Crescita e dall’Ordine degli Avvocati di Barcellona P.G..
L’evento si è aperto con i saluti del sindaco Pinuccio Calabrò, che ha sottolineato l’importanza di affrontare il tema del disagio psichico e del rischio suicidario all’interno degli istituti penitenziari.
Sono seguiti gli interventi di Sonja Grasso (psicologa, presidente Campus Crescita e O.V.S.), che ha ribadito l’impegno dell’Osservatorio nella sensibilizzazione sociale e nell’attenzione alle azioni all’interno di un contesto rieducativo, all’ascolto empatico e all’operare scientemente degli operatori e dell’ avvocatessa Rosa Nastasi e della Presidente dell’Ordine Avvocati di Barcellona P.G. Mara Correnti, che hanno evidenziato il ruolo del diritto e delle istituzioni forensi nel garantire la tutela dei detenuti.
La discussione è stata moderata da Valentina Sabino, responsabile area psicologica O.V.S. Distretto Sicilia Milazzo, con il supporto metodologico della dott.ssa Ilaria Chirico (pedagogista O.V.S.), che ha introdotto la tavola rotonda.
Relazioni
La tavola rotonda ha visto la partecipazione di autorevoli relatori:
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Giuseppe Verzera, Procuratore Capo di Barcellona P.G., ha illustrato i profili giuridici e penali legati al fenomeno, soffermandosi sulle criticità del sistema penitenziario e valorizzando anche le virtù di un sistema che mira alla rieducazione e reintegrazione del reo nella società.
- Nunziante Rosania, ex direttore dell’OPG “Vittorio Madia” che ha analizzato lucidamente il dramma del suicidio anche dal punto di vista della storia individuale di ciascuna persona e trasporlo a livello sociale e sistemico, contestualizzando il tutto in cardine agli argomenti trattati.
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Dott.ssa Taiani Romina, direttrice della Casa Circondariale di Barcellona P.G., ha raccontato le difficoltà quotidiane della gestione penitenziaria, sottolineando i percorsi di prevenzione messi in atto negli istituti. Nel suo intervento la direttrice ha posto l’attenzione su come la struttura in cui risiede la Casa Circondariale di Barcellona, per la sua storia, sia un luogo privilegiato, pieno di giardini e luoghi in cui è possibile dedicarsi a momenti ricreativi, in cui vengono sventati tantissimi episodi di suicidio, ribadendo poi che le responsabilità relative alle vite dei detenuti pesano su tutta la società, ribadendo che tutta la società dovrebbe farsi carico di questi drammi, pur consapevoli del fatto che lì dove le agenzie educative falliscono (famiglie, scuole, chiesa, ecc.), gli operatori non possono sempre intervenire in maniera totale quando i soggetti sono cresciuti e hanno già commesso dei reati.
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Ass. Roberto Molino, rappresentante dei servizi sociali comunali, ha illustrato le misure di sostegno per il reinserimento sociale dei detenuti al termine della pena.
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Dott. Filippo Santoro, responsabile del Piano di Zona del Distretto Socio-Sanitario 27, ha parlato delle sinergie tra sanità, servizi sociali e giustizia per prevenire l’isolamento dei detenuti fragili.
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Don Josef Ellul, sacerdote e custode della Vita: Speranza oltre il buio, ha portato una testimonianza spirituale, ricordando come il recupero della persona passi anche da un percorso umano e di fede.
Conclusione e dibattito
La parte finale dell’incontro è stata dedicata al dibattito con il pubblico, durante il quale sono emerse proposte concrete per migliorare le condizioni di vita in carcere: potenziamento delle figure psicologiche e pedagogiche, maggiore collaborazione tra istituzioni, formazione specifica del personale penitenziario e sostegno ai detenuti nel percorso di reinserimento.
L’evento si è concluso con l’impegno congiunto degli enti promotori a proseguire il lavoro di sensibilizzazione e a trasformare le riflessioni emerse in azioni concrete di prevenzione e supporto.
La conclusione e l’appello degli addetti ai lavori alla comunità
L’incontro ha offerto l’opportunità di riaffermare la mission della nostra associazione e di approfondire la comprensione delle complesse dinamiche che caratterizzano il rischio suicidario nel contesto contemporaneo.
La mission si articola su tre pilastri fondamentali:
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Osservazione e Monitoraggio: questo lavoro di ricerca non è fine a sé stesso, ma diventa strumento concreto per orientare interventi mirati e politiche di prevenzione efficaci.
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Sensibilizzazione e Formazione: la lotta contro il suicidio passa necessariamente attraverso la rottura del silenzio e del tabù che ancora oggi circondano questa realtà.
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Supporto e Accompagnamento: offrire sostegno concreto a chi vive situazioni di disagio e alle famiglie colpite rappresenta il cuore pulsante della nostra azione. Attraverso servizi di ascolto, supporto psicologico e percorsi di accompagnamento, l’Osservatorio si pone come punto di riferimento per chi cerca aiuto.
Il convegno ha evidenziato quanto sia cruciale promuovere un dialogo aperto e consapevole sulle tematiche legate al rischio suicidario. Troppo spesso questi argomenti vengono relegati ai margini del discorso pubblico, alimentando stigma e incomprensione. Il suicidio non è mai il risultato di una singola causa, ma emerge dall’interazione complessa di fattori biologici, psicologici, sociali ed economici. Durante i lavori è emerso chiaramente come isolamento sociale, crisi economiche, violenza domestica, disturbi mentali e traumi rappresentino fattori di rischio interconnessi che richiedono approcci multidisciplinari e integrati.
Il convegno ha sottolineato l’importanza di costruire reti collaborative tra istituzioni, servizi sanitari, scuole, associazioni e comunità locali. Solo attraverso un approccio sistemico è possibile creare quella rete di protezione e sostegno che può fare la differenza nella vita delle persone in difficoltà. È importante astenersi da ogni forma di giudizio, non etichettare come “disfunzionali” le persone o i nuclei familiari che nel loro percorso di vita compiono scelte divergenti da quella che è considerata normalità.
Durante l’incontro è stato riaffermato che la prevenzione del suicidio non può essere delegata esclusivamente ai professionisti della salute mentale, ma richiede l’impegno di tutta la comunità. Ogni cittadino può diventare una “sentinella” capace di riconoscere i segnali di disagio e orientare verso l’aiuto appropriato.
L’Osservatorio Violenza e Suicidio continuerà il suo lavoro con rinnovata determinazione, consapevole che ogni vita salvata rappresenta non solo un successo individuale, ma un arricchimento per l’intera collettività. La strada è ancora lunga, ma il convegno ha dimostrato che quando si uniscono competenze, passione e impegno civile, è possibile costruire una società più attenta, più inclusiva e più capace di prendersi cura dei suoi membri più fragili.
La vita è preziosa e insieme possiamo proteggerla.




























