Il Tribunale di Barcellona P.G. ha assolto con formula piena un 19enne originario di Milazzo dall’accusa di maltrattamenti in famiglia e violazione di domicilio con violenza sulle cose e alla persona, asseritamente commessi in danno della nonna 82enne, motivo per cui la procura ha contestato pure l’aggravante d’aver profittato dallo stato d’incapacità della vittima.
Le ipotesi di reato contestate al giovane erano intese come commesse in concorso, con la propria madre (e figlia dell’anziana), che ha invece patteggiato la pena di anni 2 e mesi 4 di reclusione.
I fatti risalgono al novembre 2023 e si sarebbero protratti sino all’1 febbraio 2024, quando i Carabinieri della Stazione di Milazzo, su denuncia dell’anziana vittima, hanno attivato il “codice rosso” procedendo all’arresto dei due. Nello specifico la procura di Barcellona PG contestava a mamma e figlio di essersi forzatamente introdotti nell’abitazione dell’anziana parente, cardiopatica e affetta da parziale cecità, occupandone la camera da letto, costringendola per mesi a dormire sul divano, pulire l’abitazione in loro vece, tollerare la frequente consumazione di sostanze stupefacenti e l’organizzazione di feste con musica ad alto volume in ore notturne impedendole di riposare, insultandola, umiliandola e minacciandola di morte per il caso in cui avesse chiesto l’intervento delle forze dell’ordine, così da porre l’82 enne in uno stato di sofferenza morale e psichica tale da renderle la vita impossibile.
Durante il processo, l’Avv. Fabio Marchetta, difensore del giovane milazzese, è riuscito a dimostrare ben altra realtà. Secondo la ricostruzione della difesa, per tutto il periodo in contestazione, il proprio assistito era allettato in posizione di decubito supino obbligatorio a causa d’un grave incidente stradale per il quale aveva riportato plurime fratture al bacino ed alla colonna vertebrale.
Tale condizione fisica del giovane, come anche accertato dalle dichiarazioni del dirigente del reparto di ortopedia dell’ospedale Fogliani di Milazzo e sentito in qualità di testimone della difesa, era assolutamente incompatibile con la realizzazione delle condotte violente ascritte all’imputato.
L’acquisizione in giudizio di alcuni filmati postati sui social dai compagni del giovane che si recavano quotidianamente a fargli visita, unitamente alla loro testimonianza e a quella di alcuni vicini di casa dell’anziana signora, hanno poi consentito di appurare come tutte quelle condotte violente e vessatorie atte ad instaurare un clima di sofferenza e terrore, erano state poste in essere unicamente dalla madre, che peraltro al tempo si trovava in misura alternativa alla detenzione, motivo per cui è stata subito ricondotta in istituto ove sconterà il cumulo di pene concorrenti.














