Il gioco d’azzardo patologico, comunemente definito ludopatia, ha negli ultimi anni assunto dimensioni sociali enormi. Nel 2014 è stato classificato nel DSM-V nell’area delle dipendenze (New Addictions) per le similarità con quelle da alcol e altre sostanze d’abuso.
Situazione sociale
Gratta e vinci, bingo, slot machines, casinò e scommesse on line sono solo alcune delle tentazioni che carpiscono molte persone facendole diventare vittime del gioco, portando intere famiglie allo sfacelo.
Se la legge da un lato ha cercato di contrastare il mercato illegale delle scommesse, dall’altro lato ha reso legale quello che un tempo non lo era, con la legge n.266/2005 infatti, previa autorizzazione, sono state aperte sale slot e centri scommesse, luoghi riconoscibili dai colori accesi delle vetrine che invogliano ad entrare e che offrono vari servizi. Si possono seguire le partite di calcio, per chi non ha la pay tv a casa, e scommettere anche live sulle stesse, nel frattempo in altri schermi compaiono corse virtuali, è possibile prendere un caffè, il clima è ideale, vi sono delle salette in cui si trovano le slot machine, le finestre sono oscurate per cui non è possibile vedere se fuori è giorno o notte, le luci soffuse permettono di puntare l’attenzione sulle diverse slot.
Si sono diffuse anche le sale Bingo, in cui è possibile trascorrere del tempo comodamente seduti e con servizio al tavolo in un ambiente accogliente e comodo con la possibilità di vincere del denaro.
Chi di noi non ha comprato un gratta e vinci? ve ne sono di diversi tipi, più costa, più è grande e più alta è la vincita promessa. Il compratore o il giocatore non deve fare nient’altro che tentare la fortuna.
Oggi, in Italia, il gioco con vincita in denaro è la terza impresa del paese.
Chi è il giocatore patologico?
La causa della dipendenza da gioco è multifattoriale, la storia del soggetto e i suoi tratti di carattere hanno un’influenza importante, in genere sono soggetti con un’oralità primaria difettuale e tendenti alla dipendenza relazionale.
Il primo elemento delle dipendenze da gioco è il “piacere” che il soggetto prova nell’attivazione psico-corporea riguardo al pensiero della potenziale vincita, il gioco attiva un “rinforzo alternato” in cui a varie sconfitte segue una vincita che riaccende la voglia di giocare.
Il pensiero della vincita o di un recupero della somma di denaro persa, diventa dominante, pervasivo e si attiva quello che viene definito “Craving” cioè una spinta, una tensione che porta compulsivamente a cercare l’oggetto del piacere sempre a dosi crescenti (tolleranza o assuefazione), altro aspetto è “l’illusione del controllo” e la “distorsione cognitiva” per cui all’oggetto inanimato vengono date caratteristiche umane.
Il soggetto in questa fase perde la capacità critica e di giudizio, cerca di riparare con menzogne a se stesso e in famiglia, spesso ricorre a svariati modi di trovare denaro (vendere gioielli, prestiti) con lo scopo di recuperare quanto perso. La sofferenza è altissima, non soltanto per il giocatore, dilaniato dal senso di colpa e dalla rabbia e da continue alterazioni dell’umore, ma anche per la famiglia che vive nella continua sfiducia e preoccupazione per il proprio caro.
È un vero e proprio tunnel dal quale è difficile uscirne ma non impossibile.
Si può sconfiggere la ludopatia?
La legge italiana negli ultimi anni ha cercato di contrastare la ludopatia con vari decreti e leggi volti alla prevenzione, cura e riabilitazione (Legge Balduzzi n.159/2012).
La consapevolezza di avere un problema è il primo passo per poter sconfiggere la dipendenza da gioco, segue la richiesta di aiuto. Affidarsi ad un SERT (servizio per le dipendenze patologiche) o ad uno psicologo-psicoterapeuta è di fondamentale importanza per comprendere le cause individuali della dipendenza da gioco per poter trovare una soluzione, spesso è necessario anche l’ausilio di farmaci che agiscono sulla regolazione degli impulsi e sul calo dell’umore per cui viene richiesto anche il consulto di uno psichiatra.
E’ necessaria la collaborazione della famiglia e un supporto psicologico per la stessa.
Aprire gli occhi sulla realtà è sempre il primo passo verso la guarigione del sé.
Eleonora Abbate Psicologa














