“Sulla Musica”: sentire e intendere la musica secondo il Maestro Giuseppe Costa

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Pianista, didatta e compositore milazzese, Giuseppe Costa si racconta in un caldo e afoso sabato di luglio. Il suo è un percorso variegato tra musica di repertorio, improvvisazione, didattica, composizione e il suo libro “Sulla Musica”.

Durante il tuo percorso musicale, ti sei cimentato nella composizione di brani tra cui “Curioso” per la casa editrice SGB di Messina e  “Tre brani per pianoforte solo”.  La tua scrittura particolare per il ritmo e per la scelta dei registri, caratterizzata anche da silenzi e molto evocativa. Qual è il messaggio che vuoi veicolare?

Comporre è una capacità complessa e consiste nel cercare e trovare relazioni tra i materiali sonori. Il miglior risultato che un compositore si può augurare è sapere che l’ascolto della composizione ha modificato qualcosa nell’ascoltatore. Non sempre questo accade e bisognerebbe anche trovarsi in condizioni di ascolto favorevoli ad un’apertura alla novità e al cambiamento. Nella mia produzione, sia di musica scritta con metodi tradizionali (Curioso), sia con metodi sperimentali (Tre brani per pianoforte solo), sia con metodi della musica totalmente improvvisata penso sempre che va posto un interrogativo per promuovere una sensazione nell’appetito sonoro della persona. Gli appetiti nascono sempre da una necessità o da un bisogno di cui si è più o meno coscienti e allora, credo che la musica dovrebbe coinvolgere la persona soddisfacendo questi appetiti, anche se non si è pienamente consapevoli. La musica è un piacere. Questo piacere deriva dai sensi che sono eccitati e permettono di far vivere le emozioni del nostro spirito. La musica colta invece, attivando l’immaginazione, riesce a fare in modo che possano essere evocate le proprie sensazioni e le proprie emozioni. Per cui, direi che il messaggio che voglio veicolare è quello dell’alternativa per promuovere un altro rapporto con il mondo sonoro, diverso da quello che si ritrova quotidianamente alla radio, per riscoprire un’esperienza intima e che permetta di immergersi nella musica ad occhi chiusi, aperti al nuovo e al proprio piacere. Gli spazi, i silenzi e la forma musicale scandiscono un’esperienza da fare con l’orecchio della mente e dell’animo. Curioso e Tre brani per pianoforte solo sono brani scritti nel 2007, appartengono al mio esordio e sintetizzano due mie esperienze compositive quella di mettere insieme – comporre – nella prima e quella di cercare tra i suoni – improvvisare – nella seconda.                              

Leggo dal tuo curriculum che sei un’artista riconosciuto sullo streaming on demand di Spotify. La tua musica è presente nelle playlist, seguite da migliaia di utenti, tra Regno Unito, Australia, Giappone e Germania. Comporre nell’era dei social: quali sono i vantaggi e gli svantaggi?

Sì, la mia musica è stata scelta degli editori di Spotify. E’ inserita nelle loro celebri playlist accanto a nomi importanti della musica come Bach, Debussy, Schubert ecc. È senza dubbio una grande opportunità e un privilegio per me, non solo per la gratificazione ma anche perché la propria musica può trovare spazio ovunque. Credo che il mondo discografico sia in piena crisi e la musica in streaming sia una risposta positiva, senza svantaggi per ciò che concerne la diffusione e la distribuzione del materiale. E ancora una strada in cui mi sto sperimentando in cui credo molto, spero che mi possa portare sempre più stimoli e occasioni per confrontarmi a crescere. Nella mia produzione sono presenti diversi stili e mi fa piacere che spesso vengano scelte le mie soluzioni più ardite.

Un altro progetto dedicato al pianoforte è “Musica Determinata” in cui parli di un approccio naturale, diretto, puro, mirato all’ascolto di una musica creata sul momento, ispirata, non scritta. Quasi un dialogo intimo tra te e il pubblico.

“Musica Determinata”è un progetto sulla composizione istantanea. L’improvvisazione è stata sempre presente nella prassi musicale ed era praticata dai grandi compositori. Questa modalità, è sopravvissuta nel 900, in un certo senso con il jazz, ma l’improvvisazione è stata ripresa anche nell’ambito della musica colta come musica non scritta, o con particolari metodi. Per me è un’alternativa importante perché offre un particolare contatto con lo strumento e il pubblico, per cui senza filtri e senza finzione esprimo le mie emozioni, le mie sensazioni e i miei pensieri musicali percependo un’energia con il pubblico, una concentrazione che è un rituale fantastico, unico nel suo appetito per la freschezza delle sensazioni che, nel caso della composizione istantanea, non sono ripetibili. Il mio concerto più importante è il Messina Concert, mentre il mio progetto discografico più ambizioso è Recital con 5 improvvisazioni da 50 minuti in 5 giorni consecutivi.

Nel 2018, dopo tante ricerche e letture fatte durante i tuoi anni di studio hai scritto” Sulla Musica”- Intellegibile: un nuovo modo di sentire la musica, intendendola. Il testo è rivolto agli addetti ai lavori e non, con la finalità che la musica possa essere fruibile a tutti e che possa generare sentimenti,sensazioni,capacità di predisposizione all’ascolto.

Quando ho scritto questo libro pensavo a quanto la musica sia diffusa. Ognuno esprime la propria sensazione, il proprio giudizio, però credo che questo non abbia una espressione veramente libera e allora ho pensato di porre una riflessione collettiva e di rendere tutti partecipi della mia teoria intelligibile. Far riflettere sulle capacità di ascolto e sullo sviluppo dei processi di pensiero rende consapevoli della realtà e permette di fare scelte non automatiche. Il libro è diviso in tre parti che non sono indipendenti, hanno una loro funzione e dopo una lettura generale andrebbero letti in parallelo, per poter mettere in relazione tutti i concetti. Nel libro ho presentato la teoria, adesso è in fase di pubblicazione un’applicazione della teoria come analisi della performance formulata a partite da categorie intelligibili. Questa analisi sarà pubblicata come atti di un convegno internazionale sull’analisi della performance tenutosi presso il conservatorio di Messina. Spero che il libro possa suscitare presto attenzione e curiosità.

Il libro è diviso in tre parti : Intellegibile, Esperienza e Studi. Un’analisi che pende in considerazione elementi di acustica, psicologia, estetica, ritmo, il tempo e lo spazio. Qual è stato il percorso?

In realtà non c’è stato un vero e proprio percorso, sono i miei interessi e le mie curiosità che con la sfrenata passione della musica mi hanno permesso di buttarmi in questa sfida ambiziosa. Il libro è la mia esperienza, sintetizzata nell’affermazione innovativa che le facoltà musicali sono legate a processi non direttamente connessi al pensiero razionale. È un concetto difficile da affermare e da comunicare proprio per la vastità del campo di espressione e per la natura imperscrutabile della musica per cui si può analizzare un processo ma descriverla in modo puntuale non è possibile.

Le citazioni e i riferimenti a Berio,Jarret, Sandor, Sacks fino ad arrivare a Italo Calvino. Un lavoro a mio avviso che sottolinea l’universalità della Musica. A questo punto ti chiedo: Cos’è la musica?

Assolutamente! Prima ho definito la musica un piacere, Xenakis ha affermato che è il modo di superare se stessi, mi piace molto questa definizione.

Il mondo della Musica è in continua evoluzione e stare nel vortice è sempre più difficile. Il rapporto con il pubblico è cambiato, forse perchè più esigente, perchè l’offerta è aumentata o semplicemente perchè si può scegliere. Qual è il consiglio che ti sentiresti di dare a chi vorrebbe fare il musicista, o comunque intraprendere un percorso di studi e poi professionale?

Di non pensare che la musica sia un fenomeno isolato, di approfondire anche con altre discipline. In quelle musicali l’aspetto mentale, lo studio della composizione è  fondamentale, ma soprattutto è importante comprendere che aldilà delle dita, ciò che ti permette di fare musica sono le tue orecchie, ovvero la tua capacità di comprendere la natura e il rapporto tra i suoni, che è altro dal sapere semplicemente riconoscere “a orecchio” la musica.

Concludo quest’ intervista, ringraziando il Maestro Giuseppe Costa, consigliando la lettura del testo a chiunque sia curioso di approfondire il suo punto di vista, con l’augurio di trovare nelle sue ricerche lo stimolo giusto per creare.

 

 

 

 

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