COVID-19: il virus che si nutre di ignoranza

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Sono passati tre mesi da quando le autorità sanitarie cinesi, il 31 dicembre 2019, hanno dato un nome a questo virus del quale ormai tutta la terra è ostaggio: COVID-19.

Quante cose sono cambiate da allora? Tantissime! Nel nostro modo di vivere, di relazionarci agli altri, fino al modo di lavorare, per chi aveva la fortuna di avere un lavoro e per chi ha la grandissima fortuna di continuare ad averne uno nonostante la crisi.

Ricordate cosa avevamo scritto tempo fa? “stiamo calmi, ma non troppo!” Ed era vero, il virus continua ad essere per caratteristiche generali lo stesso di sempre, non è cambiato, non sono cambiate le sue modalità di trasmissione, ma noi? Noi siamo cambiati?

Si, lo siamo! E non solo nelle nostre abitudini, ma anche nel nostro modo di pensare! Stiamo capendo, a nostre spese, che l’ignoranza va combattuta, in ogni settore, a prescindere che si tratti di giurisprudenza o medicina; l’ignoranza è uno scudo a volte per fare la bella vita, per fregarsene di tutto e di tutti, ma poi ad un certo punto arriva il virus, il covid19, e ti fa capire che se fai l’ignorante stavolta muori, e la paura di perdere la propria vita o quella dei tuoi cari ti fa passare la voglia di farlo, almeno per un po’.

Vi chiederete cosa c’entri l’ignoranza con un virus, si potrebbe già rispondere che cultura e ignoranza c’entrano sempre, ma sarebbe troppo facile rispondere così.

A quanti atti di pura ignoranza abbiamo assistito in queste settimane? Badate bene, ignoranza amministrativa, ignoranza sanitaria, ignoranza civica etc.

Quanti di questi atti ci hanno fatto perdere vite, libertà, tempo?

Immagino i lettori di questo articolo annuire con la testa mentre leggono, perché stanno già pensando alle migliaia di persone che hanno affollato i supermercati quando non era necessario, che uscivano dieci volte al giorno per portare a spasso il cane, che piuttosto che stare a casa hanno preferito andare a sciare per poi tornare contagiati e contagiare, che non hanno denunciato la loro provenienza da zone che erano altamente infette, che hanno fatto feste  e festicciole e mi fermo, perché la lista sarebbe ancora molto lunga.

I cosiddetti comportamenti irresponsabili, ignoranti, sono alla base della diffusione del virus tra la popolazione; i sanitari possono fare anche i miracoli, ma non sarà mai abbastanza se non supportati da un’operazione culturale su tutta la società, operazione che purtroppo a volte deve assumere dei tratti coercitivi per essere rispettata. Ricordate quando la mamma ci diceva: “se non fai i compiti, non esci”? Adesso è uguale, alcune fasce della popolazione solo con questi metodi hanno capito che bisogna restare in casa e applicare delle buone prassi sanitarie, sono servite le minacce istituzionali, la paura di essere additati come untori per metabolizzare le regole, la cultura!

Tante persone si sono organizzate come hanno potuto, con gli strumenti a costo zero dei quali potevano usufruire, mi viene in mente a titolo esemplificativo il caso di qualche giovane nella nostra città che ha tenuto compagnia e dato sorriso e informazione a tanti coetanei organizzando delle simpatiche dirette facebook che hanno ottenuto il doppio risultato di tenere a casa la popolazione e al contempo alleggerire queste pesanti giornate di clausura. Non è necessario essere dei primari di Pneumologia o i presidenti di un Ordine professionale per dare l’esempio, basta avere la cultura del rispetto delle regole, anche quando queste impongono sacrificio e ovviamente essere simpatici e talentuosi. A questi giovani va il nostro plauso, e mi riprometto di fare un articolo dedicato proprio a questo argomento.

Se è vero che ormai le uova si sono rotte, perché il contagio è pandemico, evitiamo di ammazzare la gallina per rimanere vivi. Ma come? Domanda difficile che come spesso accade ha una risposta semplicissima: rispettando le regole! Usando il cervello adesso che abbiamo scoperto di averne uno! Con la cultura di base che ci siamo fatti in questi giorni col sacrificio di migliaia di morti.

Su questo aspetto, desidero dare alcune semplici risposte a frequenti dubbi che tutti noi abbiamo nella nostra quotidianità.

Cerchiamo di approfondire un pò gli aspetti sanitari di questo virus con delle indicazioni specifiche, il discorso si allunga un pò, ma tanto siete in quarantena e avete tanto tempo per leggere.

Questo virus, si trasmette per via aerea, ma questo non significa che si trova nell’aria che respiriamo, serve la saliva infetta perché il virus si trasmetta ed è questo il motivo per cui bisogna stare a distanza gli uni dagli altri, a debita distanza, c’è chi dice basti un metro, chi sostiene un metro e mezzo, ma siccome penso che nessuno esca con la “rullina” da casa, penso sia sufficiente stare a distanza, se sono due metri non ci fa niente, e la stessa questione vale per l’attività fisica e le passeggiate. Qui appunto la furbizia di qualcuno ha fatto enormi danni, perché l’attività fisica all’aperto o una passeggiata non avrebbero causato alcun contagio se fatti rispettando le regole, ovvero mantenendo le benedette distanze tra gli individui, ma siccome con questa scusa la gente aveva pensato bene di affollare i luoghi dedicati allo sport all’aperto, e allora si è chiusa anche questa possibilità, volete fare sport? A casa! In balcone o in terrazzo se volete farlo all’aperto.

Un altro argomento dibattuto è la resistenza del virus sulle superfici. Vi ricordate la storia dell’asfalto? A noi italiani piace, soprattutto quando non abbiamo niente da fare, trasformarci in tecnici, qualunque sia l’argomento, dallo sport alla virologia, immaginando le teorie più strane. La questione superfici è semplice: il virus ha una sua resistenza che varia in base a tantissimi fattori, dall’esposizione alla luce solare alla quantità stessa di virus presente, dunque a meno che non vi piaccia leccare i corrimano delle scale o apparecchiarvi la tavola sulla strada anche qui sono sufficienti le norme di base che prevedono la disinfezione delle mani approfondita e frequente, specialmente quando si tratta di superfici di uso comune come le tastiere dei pc, le maniglie delle porte, i tasti di ascensori e distributori etc.

Un altro pensiero frequentissimo che tutti noi facciamo è proprio quello di essere contagiati, e vorremmo saperlo, saremmo disposti a pagare qualunque cifra per autodiagnosticarci la presenza o assenza del virus dal nostro corpo; anche su questo argomento su internet se ne leggono di ogni tipo, dalla tabella dei sintomi che differiscono dall’influenza stagionale alle regole da attuare ogni mattina appena svegli per capire se sei contagiato o meno. Cominciamo col dire che se ti contagi e sviluppi una forma grave di infezione te ne accorgi da solo e quel punto non ti importerà di autodiagnosticarti un bel niente, ma il nocciolo della questione non sta in questo. La cosa più importante è che se avete febbre e tosse secca dovete contattare il medico ma soprattutto se avete un minimo dubbio dovete immediatamente, se già non lo avete fatto, stare lontano dagli altri, isolarvi! Questo virus è disgraziato anche perché spessissimo è asintomatico, ovvero sei infetto e non hai nessun sintomo particolarmente grave o addirittura niente di niente, però sei pericoloso per gli altri perché li potresti infettare, proprio per questa ragione si devono limitare i contatti umani ancor più tra chi sta (o crede di stare) bene. Se vi siete beccati il virus in modo asintomatico sarete guariti in una decina di giorni e non sarete più pericolosi per gli altri, ma siccome non sono ancora del tutto chiarite le modalità con le quali il nostro corpo si immunizza e non si ammala nuovamente sarebbe il caso di aspettare notizie certe su questo aspetto dall’istituto superiore di sanità. Una cosa è certa, che se da un mese siete in casa senza incontrare nessuno, o non avete il virus o lo avete già smaltito, ma siccome un mese non è ancora passato per nessuno è inutile fare questi ragionamenti.

Occhio a tutti gli avvertimenti su integratori, tipo vitamina C, e sull’uso di farmaci. Non cadete nel tranello di pensare che vi sparate due multicentrum al giorno e siete diventati come superman, piuttosto invece mantenete uno stile alimentare corretto e smettetela di ingozzarvi di arancini fatti in casa e focaccia come ho fatto io in questi giorni. Per quanto riguarda invece i farmaci, rivolgetevi sempre e comunque al vostro medico di base, specialmente in questo periodo, anche per assumere una benagol, i medici di base servono soprattutto a questo, non abbiate paura di disturbarli con le vostre domande apparentemente stupide.

Mentre siamo a casa in questi giorni ovviamente siamo diventati anche degli esperti farmacologi e stiamo aspettando l’imminente arrivo del vaccino che ci salverà tutti, così come del farmaco miracoloso. Stiamo calmi! Esistono patologie che ci portiamo dietro da decenni senza vaccino e che abbiamo quasi debellato solo con la prevenzione. Ricordate l’AIDS? Non esiste nessun vaccino per l’HIV, eppure sono passati 37 anni da quando è stato scoperto, ed attualmente viene ancora considerata una pandemia in atto. I farmaci invece possono dare molte speranze, ma è necessario molto tempo perché possano essere utilizzati sulla popolazione, specialmente in un paese burocraticamente complicato come il nostro. I farmaci attualmente al centro delle cronache, ovvero il tocilizumab e l’avigan, stanno dando risultati incoraggianti, ma è giusto ricordare che i farmaci si assumono quando si è contagiati e non prima, e che i farmaci hanno sempre degli effetti collaterali con cui bisogna fare i conti.

Veniamo alle mascherine, e chiariamo che anche se su questo se ne dicono di ogni tipo, è verissimo che le mascherine sono molto più utili per chi ha il virus, perché non contagi chi è sano, ma è anche vero che se chi è sano la indossa ha meno probabilità di contagiarsi perché seppure non ha la mascherina fpp3 o il casco da saldatore professionista ha comunque un qualcosa che in minima parte lo protegge. Quindi indossiamo tutti le mascherine, se le troviamo, oppure costruiamole a casa pensando ad usarle solo quando servono. Sui guanti invece bisogna dire che è verissimo che rappresentano una sicura barriera per le mani contro gli agenti infettanti ma occhio all’effetto “mani pulite”, perché il nostro cervello registra il fatto che le mani sono protette e ci fa inevitabilmente abbassare la guardia, facendoci toccare qualunque cosa pensando che tanto le nostre mani sono protette. Ma cosa succede se i guanti che stiamo usando si sono infettati e con i guanti tocchiamo le superfici, o peggio ci tocchiamo il naso, la bocca gli occhi? Un disastro! Quindi se non siete abituati ad usare i guanti per lavoro e dunque conoscete la prassi per il corretto utilizzo di questo dispositivo, state molto attenti oppure non usateli e lavatevi semplicemente spesso le mani.

L’ultima precisazione di oggi desidero farla su un altro grande tema di discussione di questi giorni: il fatto che l’aumento delle temperature ucciderà il virus! Non diciamo baggianate! Alla base di questa ennesima fake news c’è una verità come spesso accade, l’aumento delle temperature e il miglioramento del clima, farà in modo che le persone stiano distanti le une dalle altre e che frequentino sempre meno luoghi chiusi evitando assembramenti, solo ed unicamente per questa ragione l’arrivo del caldo potrà aiutare a sconfiggere la pandemia perché sappiatelo, il Covid-19 vive bene con la nostra temperatura corporea di 37 gradi dunque non vedo perché durante l’estate, ovvero quando le temperature esterne sono simili a quelle del corpo umano, dovrebbe morire. È sicuramente vero che il virus vive meglio nei luoghi leggermente più freddi, ad esempio il nostro naso quando si raffredda un po’, dunque si a un bel tè caldo, ma senza pensare che basti questo a far fuori il disgraziato.

Lo dicono tutti, da giorni, da mesi forse, l’unica grande medicina per combattere questa pandemia è rimanere a casa. I danni economici verranno dopo aver salvato la pelle nostra e dei nostri cari, oggi è questa l’unica cosa importante, la scala delle priorità si è modificata drasticamente e dobbiamo prenderne atto, aiutando chi è in difficoltà, rimanendo a distanza fisica gli uni dagli altri ma vicini col cuore.

A mio nonno la prima guerra mondiale tolse un braccio, perché l’Italia chiamò, e lui rispose andando al fronte a prendersi una granata mangiando bucce di patate al freddo in trincea, a noi oggi viene chiesto di guardare più tv, di vedere i nostri amici su watsapp, di leggere libri, di preparare manicaretti in casa.

Vi sembra una richiesta difficile?