Fiducia, amore, educazione

- Attualità, Salute e Benessere

Ispirato dalle note di Where is my mind (del celebre gruppo statunitense Pixies) adattato per pianoforte dal compositore e pianista Maxence Cyrin

“ Dov’è la mia mente?
…Con i piedi per aria
E la testa per terra
Prova questo trucco e ruotala
La tua testa collasserà
Ma non c’è niente dentro
E ti domanderai
Dov’è la mia mente?..”

Questa è la domanda che ci poniamo al giorno d’oggi tutti noi adulti immersi nella vita da problemi e faccende quotidiane.

Se già non riusciamo noi a rispondere agli stimoli e alla frenesia della quotidianità, come possono farlo i nostri bambini?

Oggi gran parte dei bambini sentono che la fiducia che avevano riposto nell’adulto è venuta a mancare quindi vanno alla ricerca di qualcosa che gli può dare le risposte che cercano senza nessun controllo.

L’educazione non è una mera azione dell’esterno o un immediato impulso di forze intrinseche, ma è invece quell’attività che promuove l’autonomo operare del bambino che si educa per ragionamenti ed esperienza propria. Per far ciò deve però essere posto in condizioni favorevoli esteriori e deve ricevere dall’educatore la verità che egli non può conoscere da sé stesso.

Il primo educatore nella vita del bambino è il genitore, che non deve essere perfetto, deve anzi, commettere sbagli ed essere, come lo definiva Donald Winnicott, “sufficientemente buono”, con ansie e preoccupazioni, stanchezza e sensi di colpa ma spontaneo, autentico ed in grado di trasmettere sicurezza, fiducia e amore.

Fiducia e amore spesso però vengono sommersi da tutt’altre cose ed a risentirne sono proprio i bambini, che, come spesso mi piace ricordare, saranno gli adulti di domani.

Contesti sociali e interpersonali delle società occidentali vengono attraversati da molteplici elementi di criticità. Alcune di queste condizioni si riferiscono a tendenze da tempo avviate quali l’individualismo che permea la società contemporanea e la crisi dei riferimenti normativi e valoriali. Altri aspetti critici rappresentano invece elementi specifici ed emergenti che si sono venuti ad affermare nei contesti di sviluppo e di crescita delle nuove generazioni.  La presenza di ferme regole educative, le chiare distinzioni di ruolo e la formalità dei rapporti tra figli e genitori hanno lasciato il posto a una meno chiara suddivisione dei ruoli familiari, fino a giungere a un appiattimento dei rapporti gerarchici, mettendo in pericolo, in certi casi, le funzioni proprie dell’adulto di educare e proteggere le giovani generazioni (Fruggeri et all 2013).

Quando, per esempio, i genitori sono dati a una vita oziosa, molle, disordinata, o sono fra loro in discordia, o almeno non si pregiano e non si rispettano come dovrebbero e nell’educare non hanno mire conformi e conforme volontà, come potrà il bambino rispettare, obbedire, chi lo regola, e assecondare impulsi incerti e contrari?

In ogni ambiente, e chi in generale si occupa di minori, vede, giornalmente, quanto i fanciulli siano inclini all’imitazione. Certamente il bambino conosce la sua innata dipendenza dai genitori ed è per questo che è importante non perdere la loro fiducia, non abbandonarli a loro stessi ed essere presenti. Essere d’esempio per loro è fondamentale proprio perché l’esempio è la forma che si impronta nei bambini a loro insaputa.  

Lavorando con la famiglia si può osservare con chiarezza come molto spesso le forme di disagio familiare manifestate siano facilmente riconducibili non tanto a patologie individuali riscontrabili nel nucleo, bensì a difficoltà relazionali discendenti dalla fatica o incapacità di gestire dei cambiamenti e di fronteggiare gli avvenimenti portatori di crisi e destrutturazione che segnano il ciclo di vita delle famiglie (Mazzoleni, 2012).

Nell’educazione dei bambini e nell’instaurazione della fiducia è necessario saper bilanciare gli aspetti affettivi e normativi che consentono di interiorizzare il senso di ciò che è bene e ciò che è male e di far esperienza del limite (Scabini, 1995).
I bambini devono avere stima, rispetto e benevolenza verso gli educatori e per arrivare a ciò è importante che l’educatore non mostri di volere esercitare un dominio, quindi gli avvertimenti o i rimproveri devono essere sempre usati con discrezione e far capire al bambino che in qualsiasi situazione non verranno mai abbandonati. E’ importante fargli capire che in ogni caso ci sarà sempre qualcuno che crede in loro.

“Questo è il nostro dovere nei confronti del bambino: gettare un raggio di luce e proseguire il nostro cammino.” Maria Montessori.