Dal 13 novembre, la quarta edizione di Scenanuda a Barcellona.

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“Ogni oratorioha bisogno di un teatro. Alle attività che quotidianamente vengono svolte all’interno del nostro eravamo interessati ad aggiungere un messaggio. Questa casa non appartiene alle FMA, ma appartiene all’IPAB e tutti noi sappiamo qual è la vicenda complessa che lo ha riguardato: è stato sotto la lente di ingrandimento da parte degli inquirenti. A noi interessa aprire le porte alla città per dare un messaggio di coerenza, di giustizia e di bellezza. Accogliere Scenanuda è quindi un messaggio-atto di qualità. Il teatro può aiutarci in tal senso, per riappropriarci della nostra bellezza come fosse un’urgenza umanitaria unitamente alle altre urgenze. Non è una sfumatura, la coerenza deve essere un valore nel nostro contesto sociale e cittadino”La rassegna in tre anni è stata giudicata molto bene da alcuni critici. Abbiamo deciso di spostarci a Barcellona intanto perché non vi erano più le condizioni di “pace” con l’Amministrazione Comunale; poi perché non avevamo più molto da dare a Patti, avendo dato tutto. La nostra idea di teatro è quella di metterci costantemente alla prova. Non è solo intrattenimento. Venire qui a Barcellona, che circa quattro anni fa ha avuto un lancio culturale e artistico non indifferente, non credevo fosse possibile. Quindi siamo felicissimi di stare qui. La cosa bella del teatro è che esso si può fare in qualsiasi postoCi sono persone nuoveperò il vecchio staff è stato davvero fondamentale. Ricordo ad esempio Chiara Pollicita, direttrice artistica della sezione musica e Franco Zanghì che ha curato la parte tecnica . Sarà, invece, curata da Nino Zuccaro) quest’anno la parte tecnica”13 novembre11 dicembre15 gennaio22 gennaio19 febbraio12 marzo9 aprileVinafausa non è una storia da raccontare, ma piuttosto un insieme di indizi che, messi insieme, indagano su chi siamo stati, chi siamo e chi vorremmo essere. La vicenda di Attilio Manca, giovane urologo del messinese, morto nel 2004 in circostanze ancora poco chiare, è uno dei tanti piccoli – grandi casi di cronaca che s’intrecciano con gli ultimi vent’anni della nostra Storia. Attilio, brillante medico trentaquattrenne è stato trovato senza vita nel suo appartamento, a Viterbo, dove lavorava presso l’ospedale Belcolle, con due buchi nel braccio sinistro. Overdose si è detto. Suicidio, subito dopo. Ma nonostante la (presunta) verità che è stata accertata nel corso delle indagini e del processo, affiorano fantasmi dalla coscienza che fanno rumore e che ci chiedono altre domande, altre verità. Troppe le cose che non tornano, troppi i sospetti, troppe le coincidenze; troppo sangue per essere un suicidio. Forse, la morte di Attilio, allora, non è solo uno dei tanti casi, ma un tassello di qualcosa di più grande che ha fatto dell’Italia ciò che è oggi, della Storia un mistero, degli italiani di prima dei complici, degli italiani di oggi dei dimentichi. Ma tutto sta in una scelta: bene o male. Non è così netta, non può esserlo, ma può essere una consapevolezza, prima di tutto, prima dell’attesa, prima del non sapere. Sulla sua morte un’ombra nera, nerissima: Bernardo Provenzano.