Era stato sciolto lo scorso 6 agosto con decreto del presidente della Repubblica il Consiglio comunale di Mazzarrà Sant’Andrea con l’affidamento della gestione dell’ente a una commissione straordinaria per diciotto mesi. Tramite una relazione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sono note oggi le motivazioni che hanno portato all’adozione del provvedimento.
Lo scioglimento per condizionamenti mafiosi
Il provvedimento era stato adottato su proposta del ministro dell’Interno, in applicazione dell’articolo 143 del Testo unico degli enti locali, la norma che disciplina lo scioglimento degli enti locali nei casi di presunta infiltrazione o condizionamento della criminalità organizzata.
Dalla relazione del ministro Piantedosi emerge un quadro ben definito: non solo anomalie amministrative o irregolarità negli appalti e negli affidamenti diretti, ma anche una presenza capillare della criminalità organizzata nelle istituzioni locali. Un condizionamento profondo che avrebbe coinvolto direttamente la politica, la macchina burocratica e l’assegnazione dei servizi pubblici strategici.
“Elementi concreti e univoci”: i rapporti tra politica e criminalità
Il documento del Viminale cita “concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi“.
Dall’accesso ispettivo disposto dalla Prefettura è emerso come l’uso della cosa pubblica sia stato piegato, nel tempo, a beneficio di soggetti e aziende contigui agli ambienti malavitosi.
Al centro della ricostruzione figurano i rapporti attribuiti al primo cittadino, Carmelo Pietrafitta, con Carmelo Bisognano, indicato dagli inquirenti come elemento di vertice del locale sodalizio mafioso dei “mazzarroti”. La relazione sottolinea un’“intricata rete di rapporti parentali e di frequentazioni” che avrebbe condizionato l’attività dell’ente locale. Tra i beneficiari di pubblici affidamenti figurano anche imprese riconducibili a soggetti già gravati da interdittiva antimafia.
Il ruolo del Consiglio comunale e dell’area tecnica
Il quadro tracciato nell’atto del ministro Piantedosi coinvolge anche il Consiglio comunale e la Giunta: la relazione evidenzia frequentazioni di alcuni consiglieri con ambienti e soggetti riconducibili al contesto criminale.
Inoltre, l’organo consiliare sarebbe stato caratterizzato secondo gli ispettori da un mancato confronto pubblico su vicende fondamentali per la comunità, come il ritorno a Mazzarrà Sant’Andrea nel 2023 dell’esponente apicale della cosca, Carmelo Bisognano, e la notifica dell’informazione di garanzia al sindaco nell’agosto 2025 per reati con l’aggravante mafiosa (art. 416-bis.1 c.p.).
Con delibere d’iniziativa quasi esclusiva del sindaco, l’assenza di dibattito viene definita come sintomatica di un assoggettamento.
Parallelamente, l’inchiesta ha messo in luce la posizione di due dipendenti dell’area tecnica, legati da vincoli familiari o affettivi al vertice del clan. In questo settore, sarebbero stati individuati “elementi indicativi del condizionamento esercitato dal locale sodalizio mafioso”, in particolare nel settore degli appalti pubblici.
Appalti e affidamenti diretti: 288 procedure sotto lente
Sul fronte economico e gestionale, i numeri evidenziano un ricorso sistematico alla trattativa diretta:
- 288 procedure di affidamento avviate dal 2019 per oltre 16 milioni di euro.
- 209 aggiudicazioni per un valore di circa 8 milioni di euro.
- 190 affidamenti diretti, caratterizzati da ricorrenti carenze di motivazione e violazioni della tracciabilità finanziaria.
Tra i casi citati figura la manutenzione della pubblica illuminazione, affidata reiteratamente alla stessa ditta (in violazione del principio di rotazione), il cui titolare è legato da vincoli di parentela a un soggetto controindicato e a un consigliere comunale. Il sindaco aveva inoltre mantenuto per sé la delega ai Lavori Pubblici, intervenendo direttamente nell’individuazione delle ditte.
Il rogo della discarica e l’affidamento della bonifica dell’impianto
Nella relazione, inoltre, si fa riferimento in particolare all’episodio relativo all’incendio della discarica di Mazzarrà nel giugno 2024. Per le operazioni di spegnimento furono scritte determine urgenti a favore di un’impresa priva dei requisiti antimafia, poi raggiunta da interdittiva.
Sullo sfondo resta l’appalto per la messa in sicurezza e bonifica dell’impianto di smaltimento. Un’operazione finita nelle intercettazioni dell’inchiesta “Stessa Maniera”, che evidenziano l’interesse del vertice del sodalizio mafioso a mettere mano sui lavori attraverso l’utilizzo di società con prestanome.
La relazione ministeriale dipinge un quadro di disordine e mancato controllo anche sulla gestione del territorio. Una serie di anomalie che quindi, secondo quanto esposto da Piantedosi, hanno reso necessario l’intervento statale a tutela della collettività.














