Prosegue in Corte d’Appello il processo sulla presunta organizzazione che avrebbe introdotto droga e telefoni cellulari all’interno del carcere di Barcellona Pozzo di Gotto. La vicenda, emersa da un’inchiesta coordinata dalla Procura di Barcellona diretta da Giuseppe Verzera, riguarda un sistema che, secondo l’accusa, si avvaleva anche della complicità di un infermiere dell’Asp.
Durante la requisitoria, la sostituta procuratrice generale Campagna ha chiesto la conferma integrale delle sette condanne emesse in primo grado nel gennaio 2025 dal gup Ornella Pastore, nell’ambito del rito abbreviato. Secondo la Procura generale, il quadro probatorio raccolto nella prima fase del procedimento sarebbe “solido” e l’impianto accusatorio “sostenuto da riscontri chiari”.
L’inchiesta ha avuto più diramazioni e avrebbe individuato diversi canali di ingresso di sostanze stupefacenti e telefonini destinati – secondo la ricostruzione accusatoria – al “mercato interno” dei detenuti.
Gli imputati della tranche d’Appello
Sette gli imputati per i quali la Procura generale ha richiesto la conferma della condanna:
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Enrico Pagano, infermiere dell’Asp, indicato dagli inquirenti come presunto “corriere” tra l’esterno e il carcere;
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Mihai Ciurar;
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Florin Jianu;
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Francesco Giuseppe Calabrese;
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Nando Russo;
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Sebastiano Russo;
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Salvatore Selvaggio.
Le condanne di primo grado
Nel primo processo, celebrato con rito abbreviato, furono inflitte:
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5 anni, 6 mesi e 20 giorni a Francesco Giuseppe Calabrese;
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4 anni, 5 mesi e 20 giorni a Mihai Ciurar;
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3 anni e 4 mesi a Florin Jianu;
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6 anni e 10.000 euro di multa a Enrico Pagano;
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4 anni, 5 mesi e 10 giorni a Nando Russo;
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5 anni a Sebastiano Russo;
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3 anni e 4 mesi a Salvatore Selvaggio.
Il nuovo capitolo in appello
La Corte d’Appello ha emesso ieri un articolato dispositivo che definisce una delle tranche più rilevanti del procedimento, pronunciando numerose condanne – a seguito della scelta del rito abbreviato – e disponendo confische patrimoniali e misure di sicurezza.
Le condanne: pene fino a 14 anni di reclusione
La Corte d’Appello ha riconosciuto la responsabilità di numerosi imputati per diversi capi d’accusa, in molti casi riuniti sotto il vincolo della continuazione e con riduzioni dovute al rito abbreviato.
Tra le pene più rilevanti:
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Filippo Benenati: condannato a 10 anni e 8 mesi di reclusione.
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Gabriele Cacace: 8 anni di reclusione e 40.000 euro di multa.
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Felice Castellano: condanna a 14 anni.
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Chillemi Provvidenza: 8 anni e 4 mesi.
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Carmine Di Natale: 11 anni e 8 mesi.
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Giuseppe Di Natale: condanna ridotta in virtù del rito abbreviato.
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Nancy Di Santo: 4 anni e 10 mesi, con attenuanti generiche prevalenti.
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Concetta Imbesi: 8 anni e 2 mesi.
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Filippo Iannello: 10 anni e 8 mesi.
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Giuseppe Iannello: 9 anni e 6 mesi.
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Maurizio Iannello: pena complessiva rideterminata applicando anche la continuazione con una precedente sentenza della Corte d’Appello del 2022.
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Salvatore Iannello: 14 anni, 1 mese e 10 giorni.
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Rosi Majorana: 2 anni con sospensione condizionale della pena.
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Daniele Marguccio: 10 anni e 8 mesi.
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Enrico Paratore: 8 anni e 8 mesi.
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Salvatore Paratore: 10 anni e 8 mesi.
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Nando Russo e Sebastiano Russo: entrambi condannati a 8 anni e 8 mesi.
Per tutti gli imputati condannati è stato disposto il pagamento delle spese processuali.
Interdizioni e misure accessorie
La Corte d’Appello ha, inoltre, dichiarato numerosi imputati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici e legalmente interdetti per la durata della pena.
Per altri è stata applicata l’interdizione temporanea per cinque anni.
In otto casi – tra cui Benenati, Castellano, Carmine Di Natale, Filippo Iannello, Maurizio Iannello, Daniele Marguccio e Salvatore Paratore – è stata ordinata anche la libertà vigilata per tre anni al termine della detenzione.
Assoluzioni
Filippo Iannello, assistito dall’avv. Gaetano Pino, è stato assolto dal reato contestato al capo 25 “per non aver commesso il fatto“, ai sensi dell’art. 530 c.p.p.. Si tratta di un’assoluzione parziale e relativa solo allo spaccio all’interno della Casa Circondariale.
Il commento dell’avv. Pino in calce all’articolo
Confische: immobili, veicoli, armi e denaro
Il dispositivo dispone inoltre la confisca dei beni sequestrati nel 2024 e 2025, tra cui:
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un fabbricato sito a Barcellona Pozzo di Gotto;
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la metà di un immobile interrato;
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diversi veicoli e motocicli intestati agli imputati;
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armi e munizioni;
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denaro ritenuto collegato al procedimento.
È stata ordinata anche la distruzione di una banconota falsa e di sostanze da taglio sequestrate nel corso delle indagini.
Restituiti invece a Daniele Marguccio 1.100 euro, non ritenuti oggetto di confisca.
Un procedimento complesso che prosegue negli altri filoni d’indagine
Il dispositivo rappresenta uno dei tasselli principali del vasto procedimento giudiziario sul presunto traffico illecito nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto. Il processo, articolato in più tronconi, ha già visto in passato — come riportato da 24live — condanne e scarcerazioni di figure chiave legate al personale sanitario e ai presunti canali di introduzione dei materiali vietati.
Il fascicolo giudiziario proseguirà ora con le notifiche alle parti e gli ulteriori adempimenti previsti dalla legge.














