Giuseppe Messina“Il prossimo 28 gennaio sarà inaugurata presso il foyer del teatro Mandanici di Barcellona Pozzo di Gotto la mostra di scultura, pittura e grafica per onorare i 50 anni della sua attività di artista. Emozioni in vista di questo importante evento?”Giuseppe Messina:Più che emozioni, direi responsabilità. Come sempre, d’altro canto, quando sono in procinto di preparare qualcosa non soltanto per me, ma anche per il pubblico. La responsabilità deriva dal fatto che devo dare conto a tanta gente: al “Comitato d’Onore” che si è formato a sostegno dell’evento, all’Amministrazione Comunale della mia Barcellona Pozzo di Gotto che per tale evento ha messo a disposizione la struttura più prestigiosa della stessa città, ma anche ai miei concittadini che mi hanno seguito in tutti questi anni ai quali mai mi sognerei di dare una delusione”.Poi, la stessa mostra, si sposterà alla Galleria “Seme D’Arancia” e al Villino Liberty. Le vogliono bene i barcellonesi”.Giuseppe Messina:Ciò nasce dal fatto che si vuole dare la possibilità di visitare la mostra a più persone, e per ricambiare l’affetto che i miei concittadini mi riservano. L’esposizione che, dovrebbe essere visitata anche da chi viene da fuori città, si è pensato di farla continuare in altri prestigiosi locali, dal momento che il regolamento del teatro, non permette la presenza di mostre nei suoi locali quando sono in corso gli spettacoli”.
“Guardandosi indietro qual è il resoconto di questi 50 anni di attività in termini di risultati? Per lei, per il territorio e le città a cui ha dato il suo contributo?”Giuseppe Messina:DidoneSeme d’Arancio“La sua arte spazia. Non solo scultura, ma anche letteratura, teatro, scrittura. Poliedrico è dire poco. Quale di queste attività le ha regalato più soddisfazioni?”Giuseppe Messina: “Ogni momento è una tappa. Una tappa, non una sosta: io ho sempre marciato senza guardare la forma d’arte di cui posso servirmi. Devo soltanto scegliere cosa e come, e quindi realizzare. Nessuno mi ha mai costretto a scegliere, ma devo ammettere che c’è stato un periodo in cui la voglia di scrivere mi ha preso talmente che non potevo smettere: sono nati così i tre poemi “Odissea ultimo atto”, “Stirpi di Atlantide” e “La leggenda di Omero”. Non posso dire quale delle arti a cui mi sono dedicato mi abbaia dato più soddisfazione anche perché ho avuto degli alti riconoscimenti in tutti i campi”. “Non sapevamo che avesse frequentato gli ambienti romani e che negli anni ’60 nella città eterna fosse entrato nella prestigiosa scuola di teatro di Salvatore Solida. Cosa le ha insegnato quell’esperienza?”Salvatore Solida, a quel tempo, era un giovane di pochi anni più di me. Non potrei dire esattamente come l’avevo conosciuto e dove (forse alla “Casa della Cultura” di via Arenula che io frequentavo assiduamente) però ricordo benissimo in quale luogo teneva le sue lezioni: in uno scantinato di via Cavour dove, nel mese di giugno del 1967, vi erano i funghi dell’umidità e noi si stava con il cappotto addosso, precisamente quando preparavamo “Alibi per il tetrarca” un lavoro di Bruno Gagli (cugino dell’altro Bruno, il pittore) andato poi in scena al ridotto del teatro “Eliseo”. Se devo dire cosa mi ha insegnato non ho dubbi: mi ha insegnato a fare i primi passi verso l’umiltà, senza la quale non si può conoscere se stessi. Poi ci siamo persi di vista per ritrovarci, non molto tempo fa, grazie a Facebook”.“Poi un amore antico per la mitologia e i classici, Platone, Socrate e Omero, ai quali ha dedicato delle drammaturgie messe in scena in diversi contesti, anche scolastici. Perché ancora è utile l’approccio ai maestri del pensiero? Perché dovremmo continuare a leggerli?”Giuseppe Messina: “I classici, posso dire, senza timore di essere smentito, sono ciò che hanno permesso a grandi poeti, letterati ed artisti di ispirarsi ed aprire nuove strade. Omero è, senza dubbio, il padre di Publio Virgilio Marone, di Dante Alighieri e di tanti altri ed è solo leggendo Omero che si può entrare nella cultura universale, non soltanto occidentale. Per quanto riguarda Socrate, pur non avendo lasciato niente di scritto, egli, grazie al suo allievo prediletto Platone, ci ha fatto conoscere la grande corruzione della democrazia ateniese, una corruzione che oggi chiamiamo mafia ed è a questi fatti che io mi sono ispirato per scrivere “Nel segno di Socrate”, un’opera che segna una delle mie tappe culturali contro il fenomeno mafioso, messa in scena più volte nelle scuole”.
“Il tema della mafia la tocca particolarmente. Nell’ultimo lavoro cinematografico “Un estremo atto di giustizia”, di cui ha curato la regia e interpretato il ruolo del coprotagonista, affronta la realtà dura che caratterizza il nostro essere siciliani, e ormai non solo siciliani. Il cancro della mafia è, secondo lei, debellabile?”Giuseppe Messina “Il tema della mafia non può non toccarmi: si tratta di un tema scabroso che spesso molti intellettuali sfiorano, ma non sono capaci, forse per paura, d’incalzare le istituzioni e spingerli ad affrontare seriamente il grave problema. Diceva il giudice Falcone che “come tutti i fenomeni umani anche la mafia può avere fine” però non finirà fino a quando non ci sarà la volontà dei poteri costituzionali di tagliare tutti i vasi comunicanti che fanno circolare la finanza occulta. La mafia è un grande rastrello che accumula averi e fin quando non è ostacolato e distrutto noi possiamo solo assistere da spettatori schifati, ma impotenti”.“Oggi molti giovani sono costretti ad andare via da questi luoghi, definiti da loro stessi “inospitali”. Eppure lei, attraverso la sua arte, parla di orgoglio di essere siciliani, di arte come funzione catartica e utile al cambiamento. Cosa manca allora a questi giovani che vanno via? Non credo il senso della bellezza”.Giuseppe Messina: “Ma quali giovani sono costretti ad andare via? Non certo i figli dei politicanti che escono da università particolari, non certo quelli che raccolgono il testimone dei loro potenti genitori! Gli altri, quelli che c’interessano vanno via. La maggior parte dei giovani, tenuti spesso nella bambagia, non hanno la capacità di accendere una vera rivoluzione culturale, perciò non riescono a fare vedere i denti ed incutere paura al potere. Dovrebbero riempire le piazze, senza farsi strumentalizzare, come è successo dal ’68 in avanti, e chiedere con forza ciò che gli tocca per diritto costituzionale e non per diritto di casta. Questo è il vero orgoglio a cui appellarsi per fare paura ai dominatori e costringerli a lasciare il campo. Purtroppo la maggior parte di questi giovani hanno un serio handicap dovuto al fatto che sono stati assenti dalla vera vita socio-culturale e non hanno ancora scoperto quale bellezza, quale forza si cela dentro ciascuno di loro”.:”Sono molti i riconoscimenti che ha ricevuto nei suoi 50 anni di attività. Quale quello che ricorda con più orgoglio?”Giuseppe Messina“Come ho avuto modo di rispondere alcuni anni fa a Massafra di Taranto ad una intervistatrice di una emittente, mi pare rai tre Puglia, io non ci tengo alle onorificenze, però queste mi fanno capire che qualcosa di buono avrò pure fatto, qualcosa che non ha soddisfatto soltanto me, ma è stata considerata anche interessante da altri”.
Il 28 Gennaio Barcellona festeggia i 50 anni di attività del Maestro Giuseppe Messina. L'intervista
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