La Guardia di Finanza ha eseguito un decreto di sequestro nei confronti di tre compendi aziendali riconducibili ad altrettante società operanti nel settore dell’edilizia e della gestione dei rifiuti, oltre a disponibilità finanziarie ritenute profitto del reato contestato di traffico illecito organizzato di rifiuti. Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Messina su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
L’operazione è stata avviata nella mattinata di oggi dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina. Le indagini sono state condotte dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Messina e coordinate dalla DDA, attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, attività di videosorveglianza e servizi di osservazione, controllo e pedinamento.
Gli accertamenti avrebbero fatto emergere, secondo l’ipotesi investigativa, una sistematica attività di sversamento di rifiuti in otto siti non autorizzati situati nella zona tirrenica della provincia di Messina. In alcuni casi, secondo quanto riferito dalla Guardia di Finanza, i terreni sarebbero appartenuti a imprenditori terzi che avrebbero acconsentito agli sversamenti.
23 soggetti gravemente indiziati
Sono 23 i soggetti gravemente indiziati, a vario titolo e in concorso tra loro, del reato previsto dall’articolo 452-quaterdecies del codice penale, contestato nella provvisoria imputazione formulata dall’Autorità giudiziaria.
La norma riguarda la gestione continuativa e organizzata di un traffico illecito di rifiuti finalizzata al conseguimento di un ingiusto profitto.
Rifiuti edili e materiali da scarifica
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le società riconducibili agli indagati disponevano delle autorizzazioni necessarie per il trattamento e lo smaltimento di rifiuti derivanti dalla demolizione di manufatti edilizi e dalla scarifica delle pavimentazioni stradali.
Le attività effettivamente svolte sarebbero però risultate, sulla base degli accertamenti finora compiuti, non conformi alle norme ambientali relative alla caratterizzazione e al trattamento dei rifiuti speciali.
Il materiale di risulta, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato sversato in aree prive delle necessarie autorizzazioni e, in alcuni casi, commercializzato senza essere sottoposto al previsto processo di trattamento. Gli investigatori contestano inoltre l’utilizzo di attestazioni ritenute false relative al recupero dei rifiuti e alla loro trasformazione in quella che viene definita “materia prima secondaria”.
Oltre 20 mila kg di rifiuti
Le indagini avrebbero inoltre documentato la gestione di oltre 20 mila chilogrammi di rifiuti, con il presunto ricorso a false attestazioni sul trattamento di recupero, alla mancata compilazione del formulario obbligatorio per la gestione dei rifiuti, il cosiddetto FIR, e alla falsificazione dei registri di carico e scarico.
Secondo gli investigatori, tali condotte avrebbero impedito la corretta tracciabilità dei materiali.
Il decreto di sequestro riguarda tre imprese operanti nel Messinese, compresi gli automezzi commerciali e i terreni ritenuti strumentali all’attività contestata.
Sono state inoltre sequestrate disponibilità liquide per un valore complessivo di circa 115 mila euro, ritenuto dagli inquirenti corrispondente al profitto del reato.















